No Tav. Cronache da una valle incazzata

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di a cura di Jacopo Giliberto ed Eugenio Giudice, edizione Neos Edizioni

Pagine: 160 | Costo ?: 10.00

Considerando l’incalzare delle manifestazioni di piazza e il sollevamento di intere comunità, bisogna concludere che è da tempo che questo non avveniva e segna amaramente la sconfitta o l’inesistenza della politica.
E considerando quanto si è fatto nel tempo per far parlare la mediazione al posto delle prove di forza non è un risultato di cui andare fieri e danneggia tutti.
Le ormai periodiche proteste per i rifiuti in Campania, il caso di Scanzano ed ora la Valle di Susa. Di questo fenomeno se ne occupa un instant book a cura di Jacopo Giliberto ed Eugenio Giudice (Neos Edizioni).
I due giornalisti con linguaggio diretto e accattivante fotografano istante dopo istante gli stati d’animo della gente, il senso quasi antropologico della protesta ed anche la logica moderna e affaristica che sovrasta questa comunità.
«A Susa ? si legge nel testo ? è scattato un meccanismo sociale diverso (più profondo, più sentito): la ricostituzione di quell’antica società di valle capace di formare in modo spontaneo un corpo unico contro l’invasore che sale dalla pianura. Questa struttura sociale antica sembrava essersi presentata l’ultima volta fra il ’43 e il ’45, quando i montanari imbracciarono il moschetto e, insieme con quelli scappati dalla pianura, formarono le bande partigiane. Dopo allora, ultimo brandello dell’Italia rurale, la società antica sembrava essere stata dissolta dalla facilità di movimento e di comunicazione (con i loro fenomeni: la tv, l’urbanizzazione, i telefonini, l’immigrazione dal Mezzogiorno e poi dai Paesi poveri, la rete web). Questo sentimento si veste sì di risposte razionali, ma sembra alloggiare nella sede delle emozioni viscerali, la pancia».

È un libro che si legge tutto d’un fiato, ricco di riferimenti di cronaca precisi, raffronti con il lato francese e sui diversi comportamenti dei due governi. Fa riflettere senza dubbio ed è amara la constatazione che i comportamenti italiani, invariati nel tempo indipendentemente dai governi, danno fiato ad un rapporto stato?cittadini in cui i cittadini si sentono in realtà più sudditi. Da qui il montare della protesta e il loro moltiplicarsi di casi non può che preoccupare.