Pellicce di cane e gatto: le tappe di una legge di civiltà

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Nel dicembre del 2001, grazie alle analisi del DNA commissionate dalla Lav all’Infs (Istituto Nazionale Fauna Selvatica), l’Associazione animalista «smaschera» la vendita di giacconi con il cappuccio bordato di pelliccia di cane, in vendita presso i grandi magazzini Upim e Oviesse.
La Lav chiede l’intervento dei ministri della Salute e delle Attività produttive: a gennaio del 2002 il ministro Sirchia firma un’Ordinanza che vieta l’importazione e il commercio di pelli e pellicce di cani e gatti.
L’Italia è il primo paese europeo a vietare (dopo gli Stati Uniti) lo squallido commercio di pellicce «domestiche».

Nonostante ciò, l’insufficiente ed ingannevole sistema di etichettatura di pelli e pellicce, nonché la carenza di controlli, rendono facile «aggirare» l’ordinanza di divieto e così la Lav nel 2002 prosegue i controlli su oggetti e capi di abbigliamento sospetti in vendita in Italia, con conseguenti esposti al Nas dei Carabinieri. E su due giacconi acquistati il 7 dicembre 2002 dalla Lav presso La Rinascente e Carrefour, le analisi del Dna eseguite dal Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino rivelano la presenza di pellicce di «cane domestico».

Grazie alle rinnovate pressioni della Lav, supportate dai risultati delle analisi, il 20 gennaio 2003, viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 15 la nuova Ordinanza con la quale il ministro della Salute Sirchia rinnova per un altro anno il divieto di importazione, commercializzazione e detenzione di pellicce di cane e gatto nel nostro Paese, imponendo ai trasgressori, come nella precedente ordinanza, le sanzioni previste dall’articolo 650 del Codice penale, consistenti nell’arresto fino a tre mesi o nel pagamento di un’ammenda. Inoltre l’Ordinanza prevede il sequestro del materiale rinvenuto, il suo immagazzinamento e la sua distruzione con spese ad esclusivo carico del soggetto incriminato.

Ma è con la Legge 189/04 (redatta dalla Lav e sostenuta da oltre 600.000 firme), in vigore dal 1° agosto 2004, che tale divieto diviene definitivo. La Legge 189 «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate», che riforma positivamente il vecchio articolo 727 del Codice penale, infatti, recita all’Art. 2. (Divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce):
1. È vietato utilizzare cani (Canis familiaris) e gatti (Felis catus) per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare o introdurre le stesse nel territorio nazionale.
2. La violazione delle disposizioni di cui al comma 1 è punita con l’arresto da tre mesi ad un anno o con l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro.
3. Alla condanna consegue in ogni caso la confisca e la distruzione del materiale di cui al comma 1.

In Europa, intanto, tra il 2004 e il 2006 anche altri Stati membri quali la Danimarca, la Grecia, la Francia e il Belgio adottano leggi come quella italiana, di fatto aprendo la strada all’esigenza di armonizzare la normativa tra tutti


gli Stati Membri, con un Regolamento Europeo.

Il 28 novembre 2006 la Commissione Europea presenta una proposta con la quale si intende vietare l’importazione e il commercio di pelli di cane e gatto in tutti i Paesi UE, commercio vietato fino a quel momento in cinque dei 25 Paesi che compongono l’Unione. Con tale proposta, frutto anche di anni di solleciti ed azioni da parte delle associazioni animaliste, con la Lav in prima fila in Italia, il Commissario europeo per i consumatori, Markos Kyprianou, intende organizzare un rigido sistema di controlli con l’intento di bloccare non solo quei prodotti in cui l’uso di pellicce di cane o gatto possa essere più evidente, come gli inserti nei capi di abbigliamento, ma anche quegli oggetti nei quali tale uso potrebbe non essere palese, come peluche, giocattoli, ma anche cappelli e pantofole, che non hanno un’etichetta o che, pur avendola, riportano genericamente «pelliccia sintetica» o di altri animali. In quell’occasione la Lav invita il Governo italiano, ed in particolare il Sottosegretario alla Salute Gianpaolo Patta e il ministro per il Commercio con l’Estero, on. Emma Bonino, a sostenere questa proposta in sede europea, per mettere fine ad un commercio che ogni anno uccide circa due milioni di cani e gatti in Cina, Thailandia, Filippine e Corea (stime Hsus).

E il 19 giugno 2007 il Parlamento Europeo approva, in prima lettura, il divieto all’importazione e al commercio di pelli di cani e gatti nei Paesi UE, affiancando così l’Unione Europea a Usa, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera, che avevano già bandito il commercio di tali pelli, utilizzate come inserti nei prodotti di abbigliamento e di alcuni giocattoli: un primo importantissimo caso in cui la legislazione comunitaria ha superato i vincoli imposti dalle regole dettate dal mercato internazionale, facendo scelte etiche nei confronti degli animali, e arrivando a bandire un intero commercio.

Arriviamo così all’approvazione odierna del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea.

(Fonte Lav)