Pinna

350

Il meraviglioso organismo marino, il più grande bivalve, pescato per… souvenir e minacciato anche dalla pesca a strascico

Conosciuta comunemente come nacchera di mare, Pinna nobilis è il più grande mollusco bivalve del Mar Mediterraneo; le valve a forma triangolare possono raggiungere la straordinaria lunghezza di 120 cm. Comunemente vive su fondi sabbiosi ricoperti da praterie a fanerogame marine da pochi metri di profondità fino a 30-40 m, filtrando microrganismi del plancton attraverso le grandi branchie. Il grosso bivalve si ancora al substrato incoerente per mezzo del bisso, ciuffo di lunghi filamenti adesivi di natura proteica. Sin dai tempi della Magna Grecia, la raccolta delle nacchere era pratica usuale per ricavare i filamenti sericei secreti dalla ghiandola del bisso. I fili sebbene spessi meno di un decimo di millimetro, sono particolarmente resistenti ed una volta induriti non si dissolvono né in acqua, né con enzimi, né con solventi organici. Il bisso delicatamente prelevato dalla conchiglia veniva lavato in acqua dolce, asciugato, filato e tessuto per ottenere capi pregiatissimi. L’antica pratica è tuttora in uso in alcuni centri costieri dell’Italia meridionale, della Sicilia e della Sardegna.

La raccolta di P. nobilis veniva effettuata anche per cercare fantomatiche perle nascoste nella cavità del mantello del mollusco. In realtà è davvero possibile trovare all’interno delle valve piccole perle di colore variabile dal rosa al rosso, al verde, al nero ma di nessun valore commerciale. Si formano quando un corpo estraneo penetra all’interno delle valve, inducendo una reazione di difesa del mollusco che consiste nell’avvolgere la particella con diversi strati di carbonato di calcio allo scopo di isolarla.

La grande importanza ecologica di questa specie sta nel fatto che sulle sue grandi valve crescono e si sviluppano numerose specie del benthos sessile tra cui alghe calcaree, spugne, vermi sedentari con i loro tubuli di carbonato di calcio, altri molluschi, briozoi dalle fini concrezioni, piccole ascidie. Il bivalve rappresenta quindi un’isola di substrato duro su fondi molli dove tutti i suddetti organismi sessili non possono svilupparsi. Anche all’interno delle valve, dalla brillantezza cangiante tipica della madreperla, trovano rifugio altri piccoli organismi come il granchio Pinnotheres pisum ed il gamberetto Pontonia pinnophylax. Questi ultimi approfittano della protezione offerta dalla conchiglia e si nutrono dei resti della digestione del bivalve. In caso di minaccia, i piccoli crostacei reagiscono molto velocemente toccando il mantello della nacchera che per riflesso chiude immediatamente le valve.

Le popolazioni naturali di P. nobilis hanno subito negli ultimi anni un forte decremento a causa della raccolta sconsiderata operata da subacquei per collezionismo o semplicemente per portare a galla souvenir. Per le caratteristiche riproduttive della specie, una popolazione decimata si riprende molto difficilmente e può perfino estinguersi. La possibilità di fecondazione che avviene in acqua con l’incontro casuale di gameti emessi dagli esemplari dipende principalmente dalla frequenza di altri individui di P. nobilis presenti nelle vicinanze. Quando i singoli esemplari che rilasciano cellule uovo e spermatozoi sono molto distanti tra loro, l’incontro casuale dei gameti è molto meno probabile. Anche dopo la fecondazione le larve sono facile preda di gasteropodi, polpi e pesci. A peggiorare la situazione è stata la pesca a strascico illegale praticata sotto costa su bassi fondali che ha contribuito significativamente alla riduzione delle popolazioni naturali. La nacchera è minacciata indirettamente anche dalla distruzione del suo habitat naturale: le praterie di Posidonia oceanica, particolarmente sensibili all’inquinamento marino dovuto all’urbanizzazione estrema delle nostre coste. Recenti esperienze di reintroduzione della specie, attualmente ritenuta protetta dalla legge, accendono piccole speranze per ripopolare i fondali e salvare dall’estinzione il più grande bivalve del Mediterraneo.