Rifiuti: le soluzioni ci sono

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Non sono molte le soluzioni tecniche ma esistono. Una è Thor, un impianto studiato per dieci anni: il progetto iniziò infatti nel dicembre 1997 e terminò la sua fase di ricerca industriale nel 2001. Dieci anni fa si iniziarono a studiare gli effetti della «ultramacinazione» sui rifiuti per ottenere trasformazioni chimiche senza usare energia in forma di calore ma solo meccanica, al fine di limitare proprio le emissioni di polveri e gas (tra questi i gas serra) in atmosfera.
Il problema delle polveri (più o meno sottili) e delle diossine è importante per le emissioni da impianti termici, siano essi motori a combustione interna, caldaie o forni, mentre in questo caso il sistema di trattamento è solo fisico, non ci sono emissioni di alcuna natura in atmosfera, se si esclude il vapore acqueo prodotto nel mulino durante la macinazione e dovuto alla perdita di acqua dei materiali organici.
Circa il bilancio energetico, allo stato attuale, è una delle due o tre tecnologie al mondo che non genera «rifiuti» dai rifiuti, cioè le varie porzioni di materiali che entrano nel bilancio di massa ne escono modificate e valorizzate, ma mai come materiali da dismettere e che utilizza meno energia di quello che può produrre sotto forma di combustibile.

Questo è solo un esempio fra i tanti operativi, all’estero e qualcuno anche in Italia, che fanno la differenza fra territorio e territorio evidenziando, purtroppo, le responsabilità esclusivamente politiche, che usano i cittadini e i loro bisogni, per interessi politici o peggio economici o collusivi con la malavita.
Esempio concreto sono i Piani rifiuti delle varie regioni del Paese, dove, un po’ in tutte, ci sono incongruenze e aspetti che esulano dalle questioni tecniche e che sono legati solo a questioni di assetti politici ed economici, per i quali, ahimè!, l’ultimo dei problemi è tecnico.