Sintesi dell’Annuario Apat

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Ecco l’istantanea scattata dall’Annuario dei dati ambientali nel corso del 2005:

– Aumenta la produzione totale dei rifiuti. Tra il 1997 e il 2003, si è registrata una crescita di quasi il 50% della produzione totale; i rifiuti urbani ed i derivanti da attività produttive e di servizi passano da circa 87,5 milioni di tonnellate del 1997, a poco più di 130 milioni di tonnellate nel 2003. Il tasso medio annuo di crescita si attesta intorno al 7%, e l’ultimo dato disponibile non si discosta dalla media, aggirandosi intorno al 7,2%. Anche i rifiuti urbani, dopo un lieve rallentamento, tornano a crescere (+3,7% rispetto all’anno 2003), raggiungendo una quantità totale di circa 31 milioni di tonnellate e segnando un livello decisamente superiore al tasso medio di incremento del precedente quadriennio 2000-2003 (1,2%). La crescita più elevata si riscontra al Centro + 5,4%, mentre al Nord e al Sud si attesta, rispettivamente, al 3,3% e al 3,1%.
La raccolta differenziata, nel 2004 registra il valore di 7,1 milioni di tonnellate, pari al 22,7% della produzione totale dei rifiuti urbani. Nonostante nel biennio 2003-2004 sia cresciuta con una quota percentuale di 1,6 punti, che in termini assoluti è pari a circa 700mila tonnellate, questo valore è ben lontano dagli obiettivi a suo tempo fissati dal decreto Ronchi (15% entro il 1999, 25% entro il 2001; 35% entro il 2003), oggi sostituiti da quelli previsti dal decreto legislativo 152/2006. Mentre il Nord, con un tasso di raccolta pari al 35,5%, raggiunge, con un solo anno di ritardo, l’obiettivo fissato il 2003, il Centro e il Sud con percentuali pari al 18,3% e all’8,1%, risultano ancora decisamente lontani, non solo da tale traguardo, ma anche da quello relativo al 2001.
Riguardo alla gestione dei rifiuti urbani, quella in discarica si conferma forma di smaltimento più utilizzata.

– In aumento anche i valori relativi alle sorgenti di campo elettromagnetico che segnano, tra il 2004 e il 2005 per gli impianti ad alta frequenza, un aumento della densità di circa il 13 % e di circa il 14% della loro potenza complessiva. Lievissima, invece, la variazione in positivo della lunghezza delle linee elettriche relative agli impianti a bassa frequenza. Inoltre tra il 2002 e il 2005, circa il 13% dei controlli effettuati su impianti RTV ha mostrato un superamento dei limiti di legge, mentre per gli impianti SRB e quelli a bassa frequenza, la percentuale dei controlli, che ha documentato tale superamento, si attesta intorno all’1%.

– Un simile quadro si riscontra anche in relazione all’inquinamento atmosferico, dove Ozono, PM10, NO2, continuano ad essere i principali inquinanti. Dai dati emersi, il 58% delle stazioni di monitoraggio di PM10 e circa il 70 % delle zone in cui è suddiviso il territorio del nostro Paese, supera il valore limite giornaliero. A luglio 2006, l’ozono, nel 40% circa delle stazioni di monitoraggio ha oltrepassato la soglia di 180 μg/m3.ed il 40% delle centraline ha riscontrato, anche per il Biossido di azoto, un superamento


del valore di 40 μg/m3(obiettivo limite al 2010). Nel 2004 risulta imputabile al settore dei trasporti il 54% dell’inquinamento da NOx, il 34% da particolato (PM10) e il 42% da Composti Organici Volatili. Nel periodo compreso tra il 1990 ed il 2004, le emissioni tenderebbero ad aumentare a causa della continua crescita del parco veicolare e delle percorrenze, ma diminuiscono come valore complessivo per il rinnovo del parco stesso, grazie ai continui miglioramenti tecnologici dei veicoli.

– L’inquinamento acustico continua ad essere considerato tra le prime 5 cause ambientali, oggetto di preoccupazione per i cittadini. Dalle analisi effettuate in alcune città italiane è stata stimata una percentuale di popolazione esposta a livelli di rumore superiori ai 65 dB(A) durante il giorno, maggiore del 20%, con punte anche dell’80%. In particolare, il traffico stradale, ferroviario e aereo, registra, con distinzioni relative alle singole sorgenti, un generale incremento dei volumi; i dati relativi al traffico aeroportuale, infatti, mettono in luce, nel 2004, una variazione percentuale di +0,8% rispetto al 2003, mentre quello veicolare sulle autostrade, tra il 1990 e il 2004, ha presentato una variazione positiva di circa il 52%. Aumento contenuto, inoltre, per il trasporto passeggeri nel traffico ferroviario, con una lieve diminuzione per il traffico merci.

– Si è mantenuta pressoché costante, negli ultimi cinque anni, la qualità delle Acque marino costiere, per quanto riguarda le caratteristiche trofiche, responsabili dei ben noti fenomeni delle mucillagini e del bloom algale. Circa il 60% delle acque è stata giudicata di qualità elevata, il 30% buona, il restante 10% fra il mediocre e lo scadente. Le aree più critiche si trovano in corrispondenza delle foci fluviali dell’Alto Adriatico e del Tirreno. L’Emilia Romagna è la regione che presenta condizioni di più elevata trofia mentre la Campania, in corrispondenza della Foce del Sarno, della Foce del Volturno e di Portici, presenta una qualità mediocre, riscontrata anche nel Lazio in corrispondenza di Fiumicino per la provincia di Roma e nei pressi del comune di Minturno in provincia di Latina. Tra ottima e sufficiente, nel 79% dei punti presi in esame, la qualità delle acque interne ed in particolare dei fiumi. Il rimanente 21%, invece, è ben lontano dagli obiettivi di qualità previsti dalla normativa. I dati relativi ai laghi, infine, disegnano un quadro complessivamente discreto, in cui il 70% delle aree si trova in uno stato di qualità ecologica compreso fra sufficiente e elevato.

– In l’Italia, le stime più recenti indicano, nell’ambito dei cambiamenti climatici, un riscaldamento medio di 0,96°C dal 1961 al 2004, e di 1,58°C dal 1981 al 2004, con differenze poco significative tra diverse aree del territorio nazionale, a conferma che le variazioni sono determinate principalmente da fattori climatici a grande scala. Il numero medio di notti tropicali (cioè con temperatura minima maggiore o uguale a 20 °C) in un anno è passato da 24,3 (1961) a 15,8 (1981, punto di inversione) a 36,7 nel 2004. La produzione di energia da fonti rinnovabili, risulta ancora avere un


peso relativo piuttosto limitato (8,4% nel 2004 rispetto al totale dell’offerta interna lorda), anche se il dato è in aumento (+71,2% nel periodo 1991-2004). Negli ultimi anni è stato però particolarmente evidente l’incremento della produzione di elettricità dal vento (da 26 a 406 ktep nel periodo 1997-2003), dai rifiuti (da 144 a 1305 ktep nello stesso periodo) e dalle biomasse (da 2.171 a 3.915 ktep nello stesso periodo, comprendendo legna e assimilati, biocombustibili e biogas).

– Situazione diversa nel campo del dissesto idrogeologico, dove nonostante i recenti eventi calamitosi si segnala, nel complesso, una diminuzione dei danni e delle vittime nell’ultimo ventennio.
Per il periodo 2001 ? 2005, la stima economica del danno dovuto ad eventi alluvionali si aggira su un valore complessivo non inferiore a 4 miliardi di euro. Ad ottobre 2006 i fenomeni franosi censiti attraverso Iffi (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia) sono 460.000, che interessano una superficie complessiva di circa 20.000 km2, pari al 6,5% del territorio nazionale.

– Infine, per ciò che concerne il patrimonio naturale del nostro Paese, i dati emersi mostrano una situazione in cui risulta minacciato oltre il 45% degli animali vertebrati su 1.265 specie presenti sul nostro territorio, il 15% delle piante superiori, il 40% delle piante inferiori ed il 30% dei principali ambienti naturali. L’86% degli habitat più vulnerabili e degradati sono quelli legati agli ambienti umidi (paludosi, costieri, riparali), fondamentali per la diversità biologica (biodiversità), in quanto aree di sosta o svernamento per milioni di uccelli migratori (Wwf, 2005).
Anche la superficie agricola del territorio nazionale, è diminuita di oltre il 12%, dal 1990 al 2000, dando luogo ad effetti positivi (naturalizzazione) e negativi (degrado dei suoli, erosione, desertificazione). Le maggiori minacce sono legate ad attività umane come la diffusione della caccia (nell’83% del territorio si può cacciare) e la concentrazione della pesca. I maggiori impatti ambientali dell’agricoltura derivano dai fertilizzanti (in aumento di oltre il 3%) e dai fitosanitari (in diminuzione del 7,6%).
Ad oggi, il 9,7% del territorio è occupato da aree terrestri protette ed il 30% delle acque costiere da aree marine protette. Oltre l’11% del territorio nazionale è Zps ( Zone di Protezione Speciale) e quasi il 15% da Sic (Siti di Importanza Comunitaria). L’agricoltura biologica, altro intervento in atto, (attualmente 1.100.000 ettari e oltre 56.000 aziende) è cresciuta in Italia a un ritmo notevole, soprattutto al Sud.

(Fonte Apat)