Sole e bambini «nemici per la pelle»

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Poiché tutti noi incameriamo all’incirca l’80% dell’esposizione al sole entro i ventun’anni,
non stupisce che la campagna «SunSmart» si occupi in particolare di bambini ed adolescenti, questi ultimi quasi fanatici per l’abbronzatura, perché l’associano ad un aspetto più attraente.
L’epidermide dei bambini, più sottile e con meno melanina rispetto a quella degli adulti, è più vulnerabile al sole: eppure, più di un terzo dei genitori ammette che i loro figli si sono scottati e ciò a dispetto dell’ormai diffusa consapevolezza circa i danni provocati da una eccessiva esposizione alle radiazioni ultraviolette.
A maggio, in coda alla «settimana del sole consapevole» (Sun Awareness Week), è stato distribuito in tutto il Regno Unito un poster raffigurante due bimbi in spiaggia, entrambi ustionati e con lo slogan «I bambini ?cuociono? in fretta» (Kids Cook Quick).
Il messaggio è destinato a coloro i quali hanno figli in tenera età, perché, come dichiara Sara Hiom, sembra incredibile come la loro pelle possa scottarsi in soli dieci minuti, il che ovviamente può accadere a dispetto delle migliori intenzioni.
Risulta inoltre che il 41% dei genitori ama vedere i propri figli abbronzati, perché inconsapevolmente associa quest’apparenza con il concetto di «buona salute»; al contrario, le scottature nei bambini possono raddoppiare il rischio di tumori cutanei in età adulta.
A Trieste, dal 22 al 26 giugno scorso, ha avuto luogo il XIII Congresso nazionale dell’Aida (Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali); tra gli altri lavori, si sono anche analizzate le risposte ad un questionario precedentemente sottoposto ad un campione significativo di allievi delle classi quinta elementare e seconda media.
Le domande vertevano sulle problematiche correlate all’esposizione solare e, poiché è emerso che la conoscenza in merito è decisamente lacunosa, anche nel nostro Paese si è deciso di proseguire con l’opera di informazione, con un particolare riguardo agli utenti più giovani.
In America, nella stessa «Sunny» Florida che oggi incoraggia fortemente la prevenzione (è possibile effettuare due visite dermatologiche l’anno, cui si può accedere direttamente, senza la richiesta del medico di base anche nei casi in cui il piano assicurativo prevedesse condizioni diverse), meno di vent’anni fa la tendenza era diametralmente opposta.
Ad esempio, in tutte le scuole primarie campeggiavano cartelli con suggerimenti «salutisti», alcuni dei quali suonerebbero oggi come un attentato alla salute pubblica: in particolare, si incoraggiavano i bimbi ad esporsi abbondantemente al sole per acquistare una salutare tintarella ed incrementare la sintesi di vitamina D.
Su quest’ultimo aspetto non c’è nulla da eccepire, ma, come recita lo slogan coniato dalla Fda «È sufficiente una minima esposizione ai raggi solari per sintetizzare tutta la Vitamina D che ci occorre, certo molto meno di quanto ne serva per abbronzarsi!».