Tristi primati e inadempienze

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Peschici e Vieste detengono purtroppo a livello regionale, unitamente a Vico del Gargano, un primato non certo positivo in fatto di incendi.
Nel Piano Antincendi della Regione Puglia, approvato nel 1998, si leggono alcuni dati poco edificanti relativi a tali comuni:
nel periodo 1974-1994 vi si sono registrati infatti rispettivamente 472 (Peschici) e 651 (Vieste) incendi, con indici di dolosità del 90,89 e 72,50 per cento.
Le superfici totali percorse (boschi ed altri terreni) per tale periodo furono rispettivamente di 1989 e 5046 ettari.
I dati derivano dalla elaborazione delle schede statistiche di segnalazione di ogni incendio compilate dal Corpo Forestale dello Stato, quindi sono dati ufficiali.
I dati a livello comunale innanzi riportati trovano conferma nel «Piano di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi» redatto dallo scrivente (con la preziosa collaborazione della dott. R. Lovreglio) per conto del Parco Nazionale del Gargano nel 2003.
Uno strumento di indagine di estremo dettaglio, nella quale tra l’altro erano segnati, in apposito capitolo, tutti i punti per una prevenzione incendi in aree turistiche nonché i modi, peraltro molto semplici, per utilizzare le informazioni operative fornite dagli indici di pericolo.
Nel Piano si evidenziava che in termini di numero di incendi e di superficie percorsa, totale e solo boscata, il problema regionale incendi si concentra per circa il 35-40% e, a livello provinciale, per circa il 70% nella zona protetta del Gargano, che costituisce un «hot-spot», per la concentrazione del fenomeno.
Nel periodo 1996-2001, preso in esame dal Piano, i Comuni citati hanno confermato la notevole gravità del fenomeno incendi, come sintetizzato in tabella.

I dati numerici trovavano conferma anche in elaborazioni di altri tipo: la carta della densità, realizzata mediante la tecnica della kernel density, nonché la carta di rischio, entrambe riportate, che contestualizzano la concentrazione del fuoco nelle aree indicate.

Una storia del fenomeno così grave avrebbe dovuto portare alla organizzazione del servizio antincendio adeguata al rischio. Di tutto questo non v’è alcuna traccia.

Partiamo dai dati meteo di martedì 24, giorno per il quale la Protezione Civile aveva diramato l’avviso di temperature torride.
Per quel giorno con 46 °C e vento a 40 nodi, come ricordava il Sindaco, l’indice di pericolo giornalmente consultabile in rete sul sito JRC di Ispra (struttura della UE) e diffuso ai servizi nazionali di Protezione Civile forniva un dato assolutamente allarmante:
per il giorno 25 l’indice sarebbe arrivato a circa 32, previsione che indica fuoco di chioma inarrestabile, con alta possibilità di innesco di focolai secondari (ecco la spiegazione del numero elevato di focolai rilevato), passando da un livello 3 ad un livello 5 di pericolo.