Un trattato economico

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Con questa introduzione sul paesaggio che non è quello degli artisti o degli stessi geografi, «Coltivazione, malattie e commercio degli agrumi» di Del Viscio, diventa già una straordinaria rappresentazione che ci permette di conoscere struttura, forma e dinamiche di questo paesaggio e nello stesso tempo ci fa riconoscere il valore e l’importanza legati alla stessa nozione di paesaggio. Il titolo dell’opera, ben lontano da questa impostazione, è sicuramente riduttivo, ecco qui, forse la «modesta sapienza» del personaggio; ci si aspetterebbe un normale manualetto per addetti in cui si parla di coltivazione d’agrumi. Niente di tutto questo, dall’inizio alla fine. Il tema agrumi è invece affrontato con altissimo rigore scientifico, con una organicità che trova pochi raffronti nel panorama della letteratura agraria dell’epoca in cui Del Viscio diede alla stampe l’opera.
Poco sappiamo quanto sia stata realmente letta e conosciuta questa sua fatica che è scritta per il commerciante, il produttore d’agrumi, il poeta, perché possano visitare gli agrumeti del Gargano e trovare «idee e concetti, nozioni e sentimenti sempre nuovi». Attraverso i suoi agrumeti vuole far conoscere, valorizzare il suo Gargano che distingue e «rende ammirato il paesaggio pittoresco» e che concorreranno a caratterizzare l’Italia, scrive, «coll’invidiabile nome di Giardino d’Europa». A caratterizzare questo Giardino, contribuiranno anche gli agrumi del Gargano: con l’opera di Del Viscio abbiamo così il più importante documento che attesta l’incredibile importanza agronomica, economica e commerciale che la piccola realtà agrumicola del Gargano ha avuto in Italia e nel panorama agrumicolo del Mediterraneo. Per almeno un cinquantennio è stato al terzo posto per la produzione d’agrumi in Italia, al primo posto per le rese unitarie e per i profitti.
L’argomento agrumi del Gargano, è spesso ricorrente in tutta la produzione libraria di Del Viscio; ne parla a proposito di meteorologia, ne parla in un altro straordinario lavoro sul Bosco D’Umbra («Il Bosco d’Umbra-Iacotenente sul Monte Gargano», 1894). Gli agrumi sono la grande risorsa del Gargano e Del Viscio ne è pienamente consapevole: continui i suoi appelli per frenare il disboscamento, per salvare ad ogni costo il Bosco d’Umbra, riserva naturale d’acqua che garantiscono le condizioni idrologiche, fitoclimatiche per la loro affermazione. Il disboscamento secondo Del Viscio era causa del declino della coltura della vite, dell’olio (solo Vico riusciva a produrre secondo i dati del Fraccacreta fino a 30mila some di vino) e se «si continuerà a distruggere i pochi boschi che ne rimangono ? scrive nel suo libro sul Bosco d’Umbra ? la coltivazione degli agrumi diverrà per noi una industria di assai problematico successo». Pertanto è necessario conservare la Selva d’Umbra «giacché la scomparsa della stessa farebbe indubitatamente scomparire le nostre sorgenti, e per conseguenza anche gli alberi d’agrumi».
Quando Del Viscio consegna alle stampe «Coltivazione, malattie e commercio sugli agrumi», la realtа agrumicola di Vico, Rodi ed Ischitella, conosce già da un decennio la sua prima grande crisi: chiusi i mercati americani, mancanza di sbocchi commerciali alternativi a quella storica via del mare (grazie agli agrumi il Gargano settentrionale romperà definitivamente lo


storico isolamento).