Una gestione insostenibile

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Il 90% dei disastri naturali è collegato con l’acqua (alluvioni, inondazioni, frane, ecc.), cioè, in realtà, da eccesso d’acqua, la quale, per la mancanza di adeguata prevenzione e di interventi di salvaguardia, viene trasformata da una risorsa facilmente disponibile, ad una sorgente di calamità e di danni.
Nella parte orientale dell’Africa, per esempio, la disponibilità di acqua pulita è crollata del 90% dal 1960 a causa di una agricoltura insostenibile, da progetti e pratiche irrazionali di irrigazione dei suoli, dalla deforestazione, dall’inquinamento delle falde, e da altri usi insostenibili del territorio. Nelle stesse condizioni di forte rischio di mancanza d’acqua ci sono il Bangladesh, la Cina, l’India, il Pakistan. le Filippine, ma perfino paesi industrializzati come l’Olanda e gli Usa.
L’urbanizzazione non ha fatto altro che peggiorare ancor più le situazioni esistenti, ed aumentare ulteriormente i rischi di mancanza d’acqua. E la mancanza d’acqua, a sua volta, non fa che aumentare anche i rischi di conflitti fra popolazioni per l’accaparramento di acqua pulita.
Insomma il problema dell’acqua non è il problema della mancanza d’acqua, ma di mancanza d’acqua pulita e di uso razionale di questa risorsa che benché scarsa in alcune aree, tuttavia rimane sufficiente sia per le esigenze primarie della popolazione sia per altri scopi.

Il rapporto dell’UNEP ed ulteriori informazioni sono sul sito