Wwf: vietato ignorare, agire subito facendo gioco di squadra fra i governi

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È suonata la sveglia dall’Ipcc: i governi ora devono «alzarsi» e agire, da subito. L’ignoranza su questi temi ormai non è più ammessa. I mutamenti climatici indotti dall’intervento umano sono qui, ora e peggioreranno sempre più.
Secondo il Wwf l’ultimo rapporto presentato oggi dall’Ipcc illustra uno scenario devastante per l’ambiente e l’economia del pianeta se non verranno intraprese azioni urgenti per contrastare i cambiamenti climatici.
Tra gli effetti più devastanti: a rischio 100 milioni di persone che vivono a meno di un metro al disopra del livello del mare, India e Cina che rischiano di non avere più riserve di grano sufficienti per sfamare la loro popolazione. Sempre più scarse le riserve d’acqua per centinaia di milioni di persone ma la sensazione che ha il Wwf è che il Report dell’Ipcc che ovviamente deve mantenersi su un ambito di grande cautela e deve rispettare anche molti condizionamenti di diversi paesi che non desiderano fornire accenti troppo forti sugli scenari, mostri solo la punta dell’iceberg di quello che il pianeta può aspettarsi. L’accelerazione delle modificazioni climatiche produce effetti diretti sulla composizione chimica del pianeta portando all’estinzione di specie e minacciando la base stessa delle economie mondiali e lo sviluppo sociale.
«La cosa incredibile è che possediamo tutti gli strumenti per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, per ridurre le emissioni e cercare di mantenere gli equilibri dinamici del sistema climatico, cercando di evitare i peggiori impatti – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia – nei prossimi dieci anni i governi devono fare un vero e proprio ?gioco di squadra? e condividere tutte le strategie per contrastare la crisi del clima. Si tratta di una priorità sia di carattere economico che etico: difendere le mangrovie non è un capriccio degli ambientalisti: si tratta di ambienti che difendono le coste, costituiscono zone di riproduzione di tante specie marine, oggetto di pesca, e quindi supportano lo sviluppo delle popolazioni che le abitano. Le foreste sono serbatoi di acqua che consentono l’economia di interi paesi. Le nostre società dipendono strettamente dai sistemi naturali, è stato così per secoli. Difenderli vuol dire salvare la base stessa della nostra economia. Dall’Ipcc è suonata la sveglia: occorre alzarsi e agire!».

I delegati hanno litigato sulle singole parole perché pressati dai rispettivi capi di Stato ansiosi di conoscere le conclusioni di questa importante rapporto scientifico. All’urgenza richiamata dai più importati scienziati sul clima deve rispondere una seria e immediata risposta politica dei governi. Non ci sono scuse per non agire: anche se saranno i paesi più poveri a soffrire del ritardo della politica, incapaci di reagire per mancanza di fondi, gli abitanti delle nazioni più ricche non devono continuare ad illudersi, anche loro verranno investiti dal problema. L’inazione non è un’opzione possibile, al contrario, non fare nulla può avere costi inimmaginabili. I paesi industrializzati devono semplicemente accettare le proprie responsabilità e affrontare da subito le soluzioni.

Gli scenari che l’Ipcc prevede per l’Europa meridionale e l’area mediterranea in particolare evidenziano fortissimi impatti negativi sia


nelle disponibilità idriche (e conseguente riduzione del potenziale energetico idroelettrico), sia di riduzione del turismo, riduzione della produttività agricola, incremento degli incendi boschivi e forti incrementi di rischi per la salute a causa soprattutto delle ondate di calore. Il Wwf Italia ha già predisposto un primo documento realizzato dal suo Comitato Scientifico che raccoglie alcuni dei maggiori specialisti su questi problemi per indicare una traccia al piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico che il Governo italiano dovrà approntare quanto prima.
Gli esperti dell’Ipcc concordano sul fatto che alcuni effetti dei mutamenti climatici sono purtroppo inevitabili: ma abbiamo ancora tempo per proteggerci dagli effetti più disastrosi. La risposta immediata è ovviamente il taglio significativo delle emissioni di gas serra insieme ad una strategia di adattamento che in alcuni paesi è già diventata parte integrante della politica.
È importantissimo il fatto che, su proposta del governo britannico, la prossima riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 17 aprile p.v., discuterà di cambiamento climatico come fonte di instabilità politica e di conflitti.
Forse siamo sulla strada giusta per far capire al mondo intero che la vera sicurezza per l’immediato futuro non è quella militare ma quella ambientale.

(Fonte Wwf)