Capire e cambiare

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Capire il significato biologico delle nostre aspettative e dei nostri comportamenti ci può aiutare a diventare più sapiens e, anche, più socialis. Perché siamo parte della natura e per quanto facciamo per allontanarci dalla natura, non possiamo vivere senza di essa. Prima ho parlato di qualche folle che si sacrifica per un cane. E ho detto che non ci sono vantaggi per la nostra specie a favorire i rappresentanti di altre specie. Però, a pensarci bene, la nostra specie non può vivere da sola. Siamo parte della natura, ricordate? Noi abbiamo bisogno delle piante, dei produttori primari, e dei decompositori. Abbiamo bisogno di altri animali. Le piante producono l’ossigeno che respiriamo, e consumano l’anidride carbonica che produciamo, gli animali aiutano le piante a rivestire il loro ruolo ambientale (es. gli insetti impollinatori) e poi costituiscono anche cibo per noi. Se non ci fosse il resto della natura, noi non avremmo aria da respirare e cibo da mangiare. Moriremmo in brevissimo tempo.

Conservare la natura potrebbe sembrare qualcosa di altamente solidaristico, ma in effetti si tratta, anche in questo caso, di un comportamento egoistico, nel senso che questa attività ci procura dei vantaggi, e quindi ha uno scopo egoistico.

Potremmo dire che l’egoismo stupido procura vantaggi a breve termine (legna ottenuta abbattendo una foresta) e svantaggi a lungo termine (bassa disponibilità di ossigeno e aumento di anidride carbonica), mentre l’egoismo saggio magari porta a qualche svantaggio a breve termine (meno legna) ma a maggiori vantaggi a lungo termine (tanto ossigeno, meno anidride carbonica).

Il nostro vivere sociale attraverso l’organizzazione dei gruppi e l’invenzione della democrazia elettiva ci sta portando all’egoismo stupido. Si perseguono vantaggi a breve termine, dettati dalle cadenze elettorali (meno tasse) e si causano svantaggi a lungo termine (meno servizi) che dovranno essere risolti dai politici del futuro.

Questo comportamento non paga. Si tratta di vittorie di Pirro. Si vincono battaglie ma si perdono le guerre. La biologia evoluzionistica ci insegna che la selezione naturale, alla lunga, premia i comportamenti che avvantaggiano la trasmissione dei geni alle generazioni future, e punisce i comportamenti che vanno contro questo principio. Questo comportamento ci porterà a magnifiche campagne elettorali e alla vittoria fulgida di elezioni plebiscitarie, ma ci porterà a essere selezionati negativamente dalla selezione naturale. Forse il mondo ormai sta andando veramente molto velocemente, e le generazioni future, quelle che dovranno pagare i nostri conti, siamo noi.

Che senso hanno, allora, le parole egoismo e solidarietà? Possiamo consolarci con il saggio proverbio «mal comune mezzo gaudio»? O dobbiamo passare al «chi vive sperando muore disperato»? Davvero è «meglio un uovo oggi che una gallina domani»? Qualcuno ci ammonisce che «tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino» ma, d’altronde, «chi non risica non rosica».

Forse, se fosse possibile infrangere la legge della priorità, che impedisce di cambiare il nome alle specie, una volta che qualcuno le ha formalmente battezzate, la nostra specie meriterebbe davvero un altro nome: Homo stupidus. La nostra intelligenza sembra non essere sufficiente a salvarci dalla nostra egoistica stupidità. La nostra individualistica ed egoistica ingordigia ci impedisce di solidarizzare con il resto della natura. Ci siamo dimenticati che siamo parte della natura. C’è un modo di dire per definire questi comportamenti: «segare il ramo su cui si siede». È quello che stiamo allegramente facendo.

Dovremmo capire il significato del nostro agire e cambiare di conseguenza i nostri comportamenti, praticando un sanissimo e convenientissimo ossimoro: l’egoismo solidale.