Case e famiglie

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Un problema spesso sottovalutato è quello delle trasformazioni socio-economiche della società.

Il numero delle famiglie aumenta con un tasso annuo dell’1% e contemporaneamente diminuisce il numero medio dei membri che le compongono, ma aumenta l’esigenza della superficie utile dell’alloggio.

Aumenta anche l’età media della popolazione. Oggi gli ultrasessantacinquenni sono un italiano su cinque e fra trent’anni saranno uno su tre. Le esigenze e la domanda di comfort e sicurezza si diversificano.

Oggi le famiglie italiane sono quasi 21 milioni ed hanno a disposizione circa 28 milioni di abitazioni (anno 2008) di cui circa il 70% sono mono o bifamiliari. Fra queste abitazioni, circa 17 milioni sono state costruite prima della legge 373 del 1976 , prima legge sul risparmio energetico, e quindi sono state progettate senza attenzione ai problemi energetici e con bassa qualità.

In termini primari, cioè con riferimento ai 190 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio), che rappresentano il fabbisogno nazionale, la gestione del civile è responsabile di oltre 70 Mtep. Tale quantità, dalla fine degli anni 1990, registra un trend di aumento per anno del 2%, mentre il totale nazionale registra un tasso dell’1%. È ovvio pensare ad ulteriori aumenti, elettrici e primari, legati alla diffusione dei condizionatori per il raffrescamento estivo.

Il tema del riscaldamento invernale è regolato dalla L. 373/76, dalla successiva L. 10/91 e decreti ad essa collegati, fino al recente DLgs 192/05 e 311/06, ma quello sul condizionamento estivo, l’illuminazione, la ventilazione ed altro non sono ancora disciplinate da apposite leggi.

Il riscaldamento rappresenta il maggiore consumo energetico del Civile (circa il 60% del totale degli usi finali nel residenziale, non quindi in termini primari). Ognuna dei circa 19 milioni di unità abitative dotate di impianto di riscaldamento consuma in media una tonnellata di petrolio all’anno per questa funzione.

Si tratta di una media fra valori molto diversi, in buona misura proporzionali ai Gradi-Giorni delle località. Si è valutato che in cinque anni si consuma, per il solo riscaldamento, una quantità di energia pari a quella necessaria per la costruzione dell’unità abitativa. Gli anni scendono a tre considerando anche gli altri consumi.

Gli sprechi nell’illuminazione, valutabili nel 25% dei consumi relativi, corrispondono ad un risparmio potenziale di 2 Mtep primari. Il condizionamento estivo, sempre più diffuso, e non governato, può da solo mettere in crisi la sostenibilità del settore civile e la capacità della rete nazionale di fornire energia elettrica agli utenti.