Le principali minacce

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Il commercio illegale di «carne di foresta», ovvero caccia e pesca a fini commerciali, sono tra le cause più immediate di declino della biodiversità nel Bacino del Congo e minaccia praticamente tutte le specie di mammiferi medio-grandi e di uccelli destinati ai mercati delle città.

Lo sfruttamento insostenibile del legname: le industrie del legno dominano il patrimonio forestale, detenendo l’80% delle foreste del Cameroun, il 50% di quelle del Gabon, quasi il 90% nella Repubblica del Congo e il 15% nella Repubblica Democratica del Congo. Per soddisfare il mercato internazionale del legname, ma anche quelli locali, ancora meno regolamentati, vengono tuttora in gran parte utilizzati metodi insostenibili che comportano la frammentazione delle foreste e grave perdita di biodiversità.

Strade e infrastrutture e dighe: stanno crescendo in maniera esponenziale. La Cina ha progettato di costruire 2.400 km di ferrovie e 30.000 km di strade ed è previsto un collegamento ferroviario dall’Oceano indiano. Le numerose dighe che progettate per rispondere soprattutto alla crescente richiesta di energia, possono comportare l’allagamento di importanti habitat terrestri e acquatici, con importanti ripercussioni anche sulle comunità locali. Strade e infrastrutture sono essenziali per lo sviluppo, ma se non sono pianificate nella maniera adeguata possono frammentare le foreste, favorire l’agricoltura intensiva e facilitare caccia e commercio illegale di carni e legname.

Deforestazione per scopi agricoli e agricoltura intensiva: se la crescita demografica si mantiene su questi ritmi e non cambiano i metodi agricoli, le aree deforestate per scopi agricoli nel bacino del Congo rischiano di raddoppiare entro il 2025, e quadruplicare entro il 2050. Il Governo della Repubblica Democratica del Congo sta inoltre trattando per convertire tre milioni di ettari di foreste in piantagioni di palma da olio.

Attività estrattive: le economie della Guinea Equatoriale, del Gabon e della Repubblica del Congo sono fortemente dipendenti dall’estrazione del petrolio, che comporta minacce ambientali come l’inquinamento o le conseguenze di indagini sismiche. Al contrario dell’industria petrolifera, l’attività estrattiva di oro e diamanti è dominata da artigiani a scala locale, ma queste attività possono comunque danneggiare i fragili ecosistemi dei piccoli corsi d’acqua, aumentare la caccia illegale e comportare problemi di sedimentazione e inquinamento a valle.

Il cambiamento climatico: i modelli correnti di previsione prevedono per il bacino del Congo un aumento delle precipitazioni di un mm al giorno entro il 2050, e un aumento delle temperature medie mensili di 2-4°C. Oggi la trasformazione dell’utilizzo del suolo nel Bacino del Congo comporta dai 20 ai 60 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 ogni anno. Inoltre, la deforestazione nel Bacino del Congo avrebbe conseguenze devastanti sull’agricoltura, le risorse idriche e le attività correlate in molte parti del mondo.

(Fonte Wwf)