Le carenze del Piano

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Nel piano delle coste in questi giorni in viaggio di certo non troverete di queste valutazioni/considerazioni; nessun botanico è stato ritenuto necessario, nonostante presenze ed esperienze autorevoli nella nostra Regione (Università di Bari, Lecce, gruppi di ricerca sul Gargano). Ancora una volta l’uso di matrici, indici, per valutare anche il sistema spiaggia, che vive e, per capirlo, basta studiare le biocenosi come insegniamo ai nostri liceali. E il Piano delle Coste vuole conoscerle limitandosi a capire se sono cementate o in erosione. Difficile comprendere con quale logica sono state individuate quelle in formazione o addirittura stabili, quando di stabile, le scienze insegnano non vi è niente. Anche la spiaggia è terreno d’ingegneria e urbanistica, quando il sistema, richiede invece un approccio integrato; agronomi, botanici e forestali che nascono, camminano, studiano campagne, piante, terreno, clima, per loro o niente o al massimo ai margini (vedi anche Piano Territoriale Paesistico appena presentato). Certo, le valutazioni di tipo strutturale sono fondamentali, ma non possono però trascurare l’importante ruolo delle fitocenosi.

Sono state considerate, infatti, le qualità biologiche ed ecosistemiche cui fa riferimento la Direttiva Habitat? Che valori hanno assunto nello sviluppo del Piano le biocenosi indicate nella stessa? In una prospettiva nazionale di salvaguardia della biodiversità costiera, la Puglia rappresenta sicuramente una delle regioni che ha ancora gli ambiti più importanti. In Spagna, (finanziamenti Ue), dopo aver studiato secondo logiche biologiche le loro spiagge, sono riusciti a ricostruire chilometri di dune, portandovi sabbia, moltiplicando e impiantando le piante.