Un sistema instabile

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Le fasce fin qui descritte non hanno nulla di stabile: ognuna arretra, si sposta in avanti, si assottiglia non solo per il variare dei fattori quali vento, mareggiate, ma anche per quello che succede nelle fasce antistanti. Se le dune mobili non sono in condizioni di traslare liberamente avanti e indietro, tra il margine della spiaggia asciutta e la base delle dune consolidate, a causa di ostacoli innaturali interposti, l’intero sistema spiaggia-duna sarà destinato a deteriorarsi inesorabilmente. Le spiagge e le dune necessitano di moto ondoso, di maree e di venti marini non ostacolati artificialmente per essere costruite, modellate e tenute «vive». Senza onde, maree e venti marini, non si possono formare le dune, perché difficilmente la sabbia sarebbe depositata dal mare, né avrebbe il tempo di seccarsi e di essere poi rimossa dal vento, accumulandosi più all’interno.

I troppi condizionali usati erano doverosi, poiché questa descrizione, è riferita a situazioni di sistemi integri, sempre più rari; rimane spesso la sola «spiaggia», e non sempre, visto che il sistema è attaccato da due fronti opposti: dal mare (lidi, ombrelloni) e dall’entroterra (urbanizzazione, le attività agricole); rimanendo la sola spiaggia, il mare può tranquillamente agire, asportando e depositando altrove la sabbia. Sul fronte interno sono da considerare, inoltre, gli inquinamenti biologici (istmi di Lesina e Varano), conseguenti all’introduzione di specie esotiche estremamente dannose, quali Acacia cianophylla, che ha tolto spazio alle specie autoctone, e che oggi non si riesce più a debellare.

Per fortuna non tutto è perduto: a Lesina e Varano (che stiamo studiando da anni) ampi tratti del sistema sono ancora integri; uno in particolare è il tratto all’altezza del camping Viola (Isola Varano), l’aula all’aperto di ripetute nostre visite didattiche con studenti di Ancona, di studio (Gruppo della Vegetazione Società Botanica italiana). Si riconoscono dune embrionali, tratti di dune mobili, e fisse, stagni con tartarughe (Caretta caretta L.) e depressioni popolate dalla magnifica Herianthus ravennae o Cladium mariscus), e nell’entroterra tratti a salicornieti. Altrove per rimanere nel Gargano, nelle numerose cale e calette (almeno fino a Mattinata) la componente biologica è spesso disorganizzata ma sono ancora visibili resti, frammenti di dune e comunità delle loro tipiche piante.

Il degrado, come si vede, del sistema spiaggia non può essere valutato solo sul piano strutturale (erosione, avanzamento, arretramento) ma deve essere considerato soprattutto nella sua parte biologica. Il danno strutturale (erosione), è conseguente alla distruzione o alla banalizzazione della vegetazione. Dalla Torre del Fortore (Lesina) fino a Vieste abbiamo individuato (Biondi, Casavecchia, Biscotti) una nuova comunità (associazione) a base di Euphorbia terracina (poster presentato Congresso SBI, Palermo 2008), indicatrice di ambienti degradati, non necessariamente legati a fatti strutturali (erosione, avanzamento o arretramento della spiaggia), ma ad altri fattori, come insediamenti, abbandono parcelle colturali, aree dismesse.