È il momento della «pietrificazione»

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teatro spettacolo

Un teatro che sfida la tradizione scenica romana affrontando, con coraggio e indipendenza economica, le difficoltà che un teatro di quartiere può avere in una ricerca d’autore e di una pura e rischiosa sperimentazione

Il 17 ottobre grande inizio stagione per il Teatro Arvalia di Roma con la compagnia Aleph.

Guidato artisticamente da Valentina Marcialis, il teatro propone un palinsesto ricco di anteprime nazionali e riletture sceniche di testi e fatti contemporanei legati a tematiche inerenti la psiche umana nei suoi rapporti con l’altro e la società in cui viviamo e di cui siamo quotidiani testimoni.

Si comincia proprio con Pietre, spettacolo coreografico della compagnia Aleph guidata da Paola Scoppettuolo. Liberamente ispirato all’omonima poesia della straordinaria poetessa americana Sylvia Plath, lo spettacolo è un esplorare il concetto di «pietrificazione» sottolineando narrativamente la condizione di paralisi dell’animo umano.

Il concetto di «pietrificazione» viene approfondito e inteso come vero e proprio stato di natura, condizione di raggelamento e di stasi dell’animo in cui tutte le emozioni, le tensioni, le paure e i limiti stessi dell’uomo vengono contenuti, compressi e sovrapposti. Cinque versatili danzatori alterneranno nella performance momenti di danza ad attimi di teatralità profonda. Tra danza e teatro si percorrerà il gesto umano, si mostrerà attraverso un percorso coreografico l’estrinsecarsi dinamico di quello che spesso i movimenti racchiudono e sopprimono.

Uno inizio di stagione che farà dunque emozionare e riflettere. Un esordio di tutto rispetto grazie anche alla presenza artistica della coreografa Paola Scoppettuolo, direttrice della compagnia di danza e di teatro che da oltre 10 anni porta avanti un lavoro di ricerca sul gesto «danzato» e sul legame strettissimo che intercorre tra danza, poesia e pittura.

Attraverso una programmazione all’insegna dei nuovi linguaggi, drammaturgici, coreografici, scenici e multimediali, l’Arvalia diventa a grande titolo un teatro che sfida la tradizione scenica romana affrontando, con coraggio e indipendenza economica, le difficoltà che un teatro di quartiere può avere in una ricerca d’autore e di una pura e rischiosa sperimentazione.