Dimostrato il rapporto fra ozono stratosferico e clima

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Gli sforzi internazionali per proteggere lo strato di ozono, lo scudo che protegge la vita sulla Terra da livelli nocivi dei raggi ultravioletti, hanno avuto effetto: non si registrano ulteriori perdite di ozono ed hanno contribuito a mitigare l’effetto serra

Il rapporto, pubblicato dalla World Meteorological Organization (Wmo) e dall’United Nations Environment Programme (Unep), è stato scritto e rivisto da circa 300 scienziati e lanciato in occasione della Giornata internazionale delle Nazioni Unite per la preservazione dello strato di ozono, il 16 settembre, data della firma, nel 1987, del Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono. Si tratta del primo aggiornamento completo della situazione da quattro anni.

La relazione ribadisce che il protocollo di Montreal sta producendo effetti positivi: «ha protetto lo strato di ozono stratosferico da livelli molto più alti di esaurimento, eliminando gradualmente la produzione e il consumo di sostanze lesive dell’ozono».

Dato che molte sostanze che danneggiano lo strato di ozono sono anche potenti gas ad effetto serra, il rapporto dice che il protocollo di Montreal ha «fornito sostanziali co-benefici, riducendo i cambiamenti climatici».

I principali risultati che il rapporto segnala in merito agli effetti dell’attuazione del protocollo di Montreal sullo strato di ozono sono:

  • negli ultimi dieci anni, l’ozono a livello mondiale e l’ozono nella regioni artiche ed antartiche non è più diminuito, ma non è ancora in aumento.

  • come conseguenza della progressiva eliminazione delle sostanze che riducono l’ozono a seguito dell’adozione del Protocollo di Montreal, per lo strato di ozono al di fuori delle regioni polari si prevede di poter recuperare entro la metà di questo secolo la situazione esistente nel 1980.

  • per il buco dell’ozono sopra l’Antartide è prevista una ripresa molto più lenta.

  • l’impatto del buco dell’ozono antartico sul clima sta diventando evidente, portando a importanti cambiamenti nella temperatura superficiale e nei venti.

  • alle medie latitudini, il livello di radiazioni UV è stata circa costante negli ultimi dieci anni.

  • in Antartide si continuano a registrare alti livelli di UV quando il buco dell’ozono ha maggiori dimensioni, in primavera.

Riguardo alle sostanze nocive per lo strato di ozono troposferico e sui loro sostituti si sono rilevati i seguenti risultati:

– le sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono, come i Cfc (clorofluorocarburi), una volta presenti in prodotti quali frigoriferi e bombolette spray, sono state eliminate. La domanda di sostituzione delle sostanze chiamate Hcfc (idroclorofluorocarburi) e Hfc (idrofluorocarburi), è aumentata. Tuttavia va rilevato che alcune di queste sostanze sono gas ad effetto serra.

– si stima che le emissioni totali di Hcfc possano iniziare a diminuire nel prossimo decennio a causa delle misure concordate nell’ambito dell’aggiornamento del protocollo di Montreal nel 2007, ma sono attualmente sempre maggiori di quattro anni fa.

Achim Steiner, Direttore esecutivo dell’Unep ha detto che: «Questo rappresenta un ulteriore potenziale area di azione nel contesto della sfida globale contro il cambiamento climatico. Un gruppo internazionale di lavoro dell’Unep ha recentemente concluso che è improbabile il conseguimento dell’obiettivo di limitare a meno di 2° l’aumento della temperatura globale entro il 2050, alla luce degli impegni attuali e delle ipotesi formulate nel recente accordo di Copenhagen. Il divario tra la realtà scientifica e l’ambizione è pari a circa 4,7 gigatonnellate di CO2 equivalente per anno, che vanno eliminati: una lacuna che deve essere colmata con urgenza nei prossimi dieci anni se si intende rispettare il obiettivo dei 2°C».

Commentando la Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono, ha aggiunto: «la relazione di oggi sottolinea che l’azione per proteggere lo strato di ozono è stata un successo: ha contribuito anche alla lotta al cambiamento climatico ed ha prodotto benefici diretti per la salute umana. Senza il Protocollo di Montreal e la Convenzione di Vienna Convention i livelli di ozono avrebbero potuto essere diminuiti di dieci volte nel 2050, provocando fino ad un massimo di 20 milioni di casi di cancro della pelle e più di 130 milioni di casi di cataratta degli occhi, per non parlare dei danni al sistema immunitario degli uomini, alla fauna selvatica e all’agricoltura».

«Il problema del buco dell’ozono dimostra l’importanza del monitoraggio a lungo termine e della ricerca atmosferica, senza i quali la distruzione di ozono avrebbe continuato senza sosta, producendo gravi danni – ha detto il segretario generale dell’Wmo Michel Jarraud -. Il protocollo di Montreal è uno straordinario esempio di collaborazione tra gli scienziati e decisori politici che ha portato alla riduzione di una grave minaccia ambientale e sociale. Le attività umane continueranno a cambiare la composizione dell’atmosfera, per questo Wmo continuerà a monitorare la situazione, svolgendo attività di valutazione per fornire i dati scientifici necessari al fine di comprendere e, infine, prevedere i cambiamenti ambientali su scala regionale e globale».

(Fonte Arpat)