Acerra, Villaricca, Giugliano: il triangolo della morte raccontato da «Biutiful cauntri»

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Girato 3 anni fa, il film sorprende per l’estrema attualità del racconto e lascia intendere che, nonostante siano trascorsi degli anni, nonostante i mille proclami dei politici, alla fine il problema dei rifiuti rimane una piaga alla quale in pochi hanno interesse a trovare una cura

Quando si dice morire a causa dell’inquinamento. È una morte innaturale, anomala, specie ai giorni nostri. Eppure ci siamo abituati all’idea. Soprattutto in Campania, dove l’emergenza rifiuti appare come una delle questioni più difficili da dirimere. Oggi più che mai, con le proteste legate al sito di Terzigno, all’emergenza rifiuti che investe Napoli e le zone dell’hinterland partenopeo, Acerra in primis. Non si tratta semplicemente di incapacità a smaltire i rifiuti. Qui ci sono in ballo interessi economici e politici impossibili da non prendere in considerazione.

La criminalità organizzata va a braccetto con l’emergenza rifiuti, la camorra ha abbandonato metodi e interessi del passato e ha deciso di presentarsi in veste imprenditoriale. Peccato che a farne le spese siano sempre i comuni cittadini. Uomini, donne, bambini e anziani: tutti ne fanno le spese.

Oggi che la notizia di una Napoli travolta dai sacchetti di immondizia rimbalza da un tg all’altro, oggi che il dramma dei rifiuti campeggia su tutte le pagine dei giornali nazionali ed internazionali, oggi che persino la Commissione europea è venuta a vedere con i propri occhi lo scempio del territorio campano restandone allibita, ecco che torna in mente uno dei più interessanti docufilm sull’argomento. Parliamo di Biutiful Cauntri (scritto proprio come lo scriverebbe un italiano a digiuno d’inglese), egregio lavoro che porta la firma alla regia di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero. Un film del 2007 eppur di estrema attualità.

Al centro del documentario le voci degli allevatori di bestiame che assistono impotenti al disastro ambientale ed economico, alla morte dei propri animali a causa della diossina. La chiamano ecomafia perché la camorra, oltre ai «soliti» mercati di riferimento (droga, prostituzione, usura, falso), ha scoperto di poter trasformare in fonte di denaro l’immondizia, anche se questo significa avvelenare lentamente ed inesorabilmente la popolazione, grazie anche al tacito placet del sistema politico.

Ecco allora che spuntano come funghi discariche abusive, in cui i rifiuti tossici non vengono smaltiti correttamente; le eco balle intrattabili, i campi costruiti su zone altamente inquinate: la Campania è la regione dell’emergenza rifiuti, un’emergenza che tutti tentano di nascondere come la polvere sotto il tappeto, ma che puntualmente salta fuori. In questa terra devastata dal disastro ambientale molti si sono arresi all’idea di morire avvelenati, ma tantissimi trovano ancora la forza e l’energia per lottare contro questo sfacelo.

Il film aiuta lo spettatore a farsi un’idea sulle cause e l’entità dell’emergenza. Intenso, potente e sconvolgente, il lavoro dei tre registi parte dalle intercettazioni telefoniche tra imprenditori del nord e esponenti delle organizzazione criminali che si accordano per il trasporto e lo scarico dei rifiuti tossici, per arrivare poi alle interviste di chi il dramma lo vive quotidianamente. Sono le voci della gente comune a cui l’inquinamento e le ecomafie sottraggono la salute, rubano la vita.

Un sistema in cui sono coinvolti organizzazioni a stampo mafioso, imprenditori e istituzioni, che fingono di non vedere quello che accade e girano la testa dall’altra parte. Ma tanto poi l’immondizia, esattamente come la polvere nascosta sotto il tappeto, prima o poi salta di nuovo fuori.