La verifica instabile del Po a bordo di canoa e bicicletta

295

Dopo 5 giorni di proiezioni volge al termine la tappa genovese di Cinea che quest’anno per la prima volta si estende anche alle province di La Spezia, Imperia e Savona, dove ci sarà l’epilogo il 16 giugno

Si chiude questo sera con «La verifica Instabile» la quarta edizione di Cinea – Il filo di Gaia, rassegna cinematografica dedicata alla sostenibilità e all’educazione ambientale organizzata dall’associazione Centro Culturale Carignano e LabTer Green Point di Genova.

Dopo 5 giorni di proiezioni volge al termine la tappa genovese di Cinea che quest’anno per la prima volta si estende anche alle province di La Spezia, Imperia e Savona, dove ci sarà l’epilogo il 16 giugno. Tra i documentari in programma nell’ultima giornata del capoluogo ligure l’eclettico lavoro di Guido Morandini e Bruno Fruttini «La verifica instabile», viaggio lungo il Po totalmente green. Il regista, infatti, percorre quasi 700 km, partendo da Torino per arrivare a Venezia seguendo il percorso del più grande fiume italiano, a bordo di una bicicletta ed una canoa gonfiabile.

È un’esperienza di pieno contatto con la natura quella vissuta da Morandini che, in questo viaggio, ha incontrato molti insoliti personaggi, come il «Re del Po», un uomo che sta costruendo sulle rive del fiume un parco giochi in legno destinato a tutti i bambini del mondo. Morandini, pur iniziando questo percorso totalmente solo, fa del suo documentario un’opera corale: non c’è solo lui, inusuale esploratore della Pianura Padana. In viaggio con il regista ci sono le acque del Po, la natura circostante, la gente che vive a contatto col fiume seguendone il ritmo, i pescatori, i canoisti, le centrali nucleari dismesse, i capannoni industriali ormai abbandonati, i porti, i piccoli insediamenti umani. Tutto parla del Po e tutto cambia lungo il tragitto: cambia il modo di interagire col paesaggio, cambiano i ritmi, cambia il linguaggio, cambiano i protagonisti dell’opera.

È un viaggio alla scoperta di un territorio “inesplorato”, perché il paesaggio che si sviluppa lungo le rive del fiume è diverso dalla Pianura Padana che conosciamo. Un territorio fatto di gente comune, che vive nel massimo rispetto per l’ambiente, assecondandone i cambiamenti e ritmi.