Finanziaria – Quei tagli non aiutano alluvioni e frane

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Nel nostro Paese, geologicamente «giovane» e «instabile», il dissesto idrogeologico può essere contrastato, o meglio contenuto e mitigato, solo attraverso una programmazione a medio e lungo termine degli interventi strutturali e non strutturali e non attraverso i tagli ai fondi

Il risanamento dei conti dello Stato, nell’ambito della riduzione delle spese ministeriali, impone sacrifici e tagli ai fondi per i piani straordinari per la difesa del suolo. È evidente che anche nell’ambito della difesa del suolo le somme devono essere spese in maniera razionale. In un paese come il nostro, geologicamente «giovane» e «instabile», il dissesto idrogeologico può essere contrastato, o meglio contenuto e mitigato, solo attraverso una programmazione a medio e lungo termine degli interventi strutturali e non strutturali e non attraverso i tagli ai fondi.

Le stagioni più preoccupanti per il manifestarsi dei fenomeni di dissesto idrogeologico, siano essi frane, alluvioni o sprofondamenti, sono da sempre quelle della pioggia: da novembre ad aprile si concentra il maggior numero di eventi e di fenomeni catastrofici anche se non mancano esempi di dissesti in altri periodi dell’anno.

Il dissesto idrogeologico, quindi, può essere contrastato solo attraverso interventi strutturali e non strutturali; questi ultimi consistono nelle azioni di pianificazione che partendo da studi di previsione e prevenzione individuano aree potenzialmente instabili o inondabili da non occupare con interventi antropici. Tutti gli interventi necessitano un sistema di monitoraggio sia al fine di verificare se i modelli adottati rispondono alle reali situazioni naturali sia per adeguare gli stessi eseguiti a eventuali nuovi scenari creatisi naturalmente o a seguito di azioni antropiche.

Storicamente, nelle zone morfologicamente accidentate, quali quelle appenniniche, mentre le creste erano utilizzate per realizzare gli insediamenti abitativi, sia per motivi di difesa sia per ragioni igienico-sanitarie, i fondovalle erano destinati allo sviluppo delle principali reti di comunicazione quali strade e ferrovie. Così che spesso i centri abitati sono interessati da movimenti franosi mentre le grandi vie di comunicazione da alluvioni.

Il costo diretto del dissesto idrogeologico in termini economici è legato alla distruzione di opere e attività, alla perdita di valore dei suoli interessati dai dissesti, agli interventi strutturali diretti alla mitigazione del rischio idrogeologico. Un fenomeno franoso se si riesce a mitigare nelle fasi iniziali probabilmente non si svilupperà mai nelle sue fasi parossistiche ma, una volta manifestatesi, richiede ingenti quantità di denaro e lunghi tempi per mitigare gli effetti; lo stesso principio vale per le alluvioni: un’alluvione che distrugge gli argini non solo allaga vaste porzioni di territorio ma annulla ogni difesa rispetto all’evento successivo.

Oltre ai costi diretti per gli interventi di mitigazione e le ricostruzioni ci sono costi sociali indiretti quali le interruzioni dei pubblici servizi con ore sottratte al lavoro per il prolungarsi dei viaggi, o per l’annullamento di attività; con il mancato reddito di conseguenza si genera una mancata tassazione del reddito per milioni di cittadini, che si traduce in una riduzione delle entrate per lo Stato.

Voglio ricordare che nel 2006 si originò un movimento franoso a ridosso della Strada Statale 90 detta «delle Puglie» e la sottostante ferrovia Foggia – Caserta, transito obbligatorio tra Bari e Roma (nella foto accanto, N.d.R.). È quella che si presenterà come una delle più grandi frane d’Europa venuta alle cronache come la «frana di Montaguto» lungo la valle del Fiume Cervaro. Una frana che nel 2010, dopo anni d’inerzia colposa, ha interrotto per mesi le principali vie di comunicazione ferroviaria che collegano, a sud di Pescara, il versante adriatico e quello tirrenico. Sono dovuti intervenire i poteri straordinari della Protezione Civile e l’Esercito italiano per rallentare l’inesorabile movimento verso valle delle masse di detrito e acqua e garantire il ripristino delle comunicazioni.

L’anno prima, nel marzo 2005, fu interrotto per frana un tratto dell’autostrada A16 Napoli – Bari tra Grottaminarda e Candela in agro di Rocchetta Sant’Antonio (Foggia). In quell’occasione il blocco dell’autostrada determinò negative ripercussioni sul traffico diretto a Bari, che fu dirottato sulla SS 90 delle Puglie, la stessa interrotta dalla frana di Montaguto nella primavera del 2006.

Anche le arterie di comunicazione adriatiche, autostrada A14 Bari – Pescara e la ferrovia Foggia – Bologna nell’ultimo decennio sono state più volte interrotte nei pressi della Stazione Ripalta (agro di Lesina), questa volta per esondazione del Fiume Fortore.

Per mitigare il dissesto idrogeologico, lo Stato e le Regioni stanziano periodicamente somme prevalentemente per realizzare interventi di difesa del suolo sia in campo geomorfologico (frane e sprofondamenti) sia idraulico (alluvioni).

La Legge finanziaria 2010 (Legge 191/2009) all’articolo 2 comma, 240 destinava 1.000 milioni di euro ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico. La manovra finanziaria di luglio 2011 (D.L. 6 luglio 2011, n. 98 – Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria) convertita in tempi record dal Parlamento (Legge 15 luglio 2011, n. 111) aveva, nell’ambito della riduzione della spesa dei ministeri, drasticamente ridotto e vincolato la spesa, rinviando per le aree sottosviluppate l’applicazione dal 2013. Con la manovra finanziaria integrativa di agosto la riduzione per tutti è anticipata al 2012; in questa maniera saltano tutti gli interventi programmati e inseriti negli accordi di programma Stato e Regioni e nei Piani d’interventi triennali per la difesa del suolo.

È evidente che anche nell’ambito della difesa del suolo le somme devono essere spese in maniera razionale favorendo interventi di manutenzione delle opere di difesa del suolo già realizzate e gli studi di pianificazione, supportati da periodi di monitoraggio del territorio a medio e lungo termine. Dove è possibile, si dovrebbe cercare di favorire interventi di difesa del suolo utilizzando tecniche d’ingegneria naturalistica, anche al fine di favorire la mano d’opera rispetto agli interventi strutturali.

Ora le esigenze di risanamento dei conti dello Stato chiedono sacrifici e tagli ai fondi per i piani straordinari per la difesa del suolo. Non vorremmo ritrovarci, come spesso è accaduto, a dire: era tutto previsto e prevedibile eppure abbiamo lasciato che accadesse. Per questi motivi le decisioni importanti nell’ambito della difesa del suolo non vanno prese durante le stagioni secche ma durante, o subito dopo quelle della pioggia.