L’eredità «in rosso» del nuovo ministro dell’Ambiente

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L’AMBIENTE NELLA LEGGE DI STABILITA’ 2012

Nel disegno di legge sulla Legge di Stabilità 2012 agli interventi in campo ambientale viene destinata la misera cifra di 43,497 milioni di euro (per pagare tutti quelli necessari a difesa del mare, aree protette, Cites (la Convenzione internazionale per le specie in via di estinzione e le attività dell’Ispra, l’Istituto di ricerca del Ministero) equivalente allo 0,7% del totale della manovra nel 2012 (5,653 miliardi di euro), percentuale che sale al 2,1% se si aggiungono, impropriamente, i 75,833 milioni di euro previsti nell’accantonamento, puramente figurativo, per la difesa del suolo.

Mentre si lasciano morire l’ambiente e il territorio e in assenza di una vera politica industriale, il Governo Berlusconi ha continuato però a destinare cifre rilevantissime alle grandi opere. Alle cosiddette infrastrutture strategiche nel ddl sulla Legge di Stabilità 2012 vengono destinati complessivamente 1,543.920 miliardi di euro che equivalgono al 27,3% del valore complessivo della manovra.

Questo nonostante manchino all’appello gli 825 milioni di euro per realizzare il programma di piccole e medie opere, deliberate dal CIPE il 6 novembre 2009 e richiesto a gran voce dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili, “in funzione anticongiunturale” e ignorando lo stesso Centro Studi della Camera dei Deputati che, nel suo VI Rapporto sull’attuazione della Legge Obiettivo (settembre 2011), ha denunciato che dal 2001 sono state completate opere pari ad appena l’1% del valore dell’intero programma (4,4 miliardi di euro, che oggi ammonta a 367 miliardi di ero per 390 opere).

IL «TESORETTO» PER LE GRANDI OPERE GIA’ NELLA MANOVRA ESTIVA

Prima del ddl sulla finanziaria 2012, a sostegno delle grandi imprese e dei grandi studi di progettazione del settore edile è intervenuta anche la manovra estiva (dl 98/2011) che ha istituito un nuovo Fondo delle infrastrutture stradali e ferroviarie, per realizzare per lotti le infrastrutture strategiche, con una dotazione di 930 milioni di euro nel 2012 e di 1 miliardo di euro per ciascuno degli anni dal 2013 al 2016, per un totale di 4,930 miliardi di euro nel periodo considerato. Un segnale significativo delle scelte dissipatorie sulle risorse economico-finanziarie e naturali del Paese.

IL DECLINO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE

La progressiva delegittimazione del ministero dell’Ambiente è resa visibile dalla drastica diminuzione dei fondi ad esso destinati. Nel ddl sulla Legge di Stabilità 2012 il ministero dell’Ambiente ha subito una riduzione di 124,118 milioni di euro nel 2012 (passando dai 545.159.078 previsti dalla Legge di Stabilità 2011 a 421.041.078 euro), di 45,210 milioni di euro nel 2013 (passando dai 538.176.679 euro previsti della Legge di Stabilità 2011 a 492.966.679 euro) e di 58,800 milioni di euro nel 2014, per un taglio complessivo nel triennio 2012 – 2014 di 228,128 milioni di euro.

L’elemento più preoccupante rispetto ai tagli è che la riduzione di 124 milioni di euro previsti per il 2012 andrà ad incidere sui 180 milioni di euro circa destinati ogni anno ad interventi (nelle aree protette marine e terrestri, efficienza e risparmio energetici, attuazione del Protocollo di Kyoto, bonifiche, ecc.) con il risultato che di un ministero dell’Ambiente che sopravvive a sé stesso, avendo a malapena i soldi per pagare il personale, ma che vede praticamente azzerata la sua capacità operativa, smentendo nei fatti la sua vocazione alla tutela dell’ambiente, del territorio e del mare (in attesa di conoscere come verranno spalmati i tagli nella varie voci di bilancio).

Viene confermata, quindi, la tendenza verso la liquidazione del ministero dell’Ambiente, denunciata dal Wwf sin dal 2010. Infatti, vale la pena ricordare che nel 2008 il bilancio di questo dicastero era di 1 miliardo e 649 milioni e nel 2009, primo anno del Governo Berlusconi, era di 1 miliardo e 265 milioni. In quattro anni le risorse destinate dal Governo nazionale a tutela dell’ambiente si sono ridotte a ¼.

IL BLUFF DELLA FINANZIARIA SUI FONDI ANTI-DISSESTO

Come ammesso dallo stesso ex-ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in commissione Ambiente al Senato, e come sottolineato dal Wwf Italia nel documento delle sue «Osservazioni e proposte di emendamento» alla finanziaria 2012, non c’è stata alcuna traccia nel provvedimento dello stanziamento di 800 milioni di euro (500 dei quali proprio per la prevenzione del dissesto idrogeologico) che era stato promesso dall’ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, e dall’ex ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti.

Oltre a procedere all’azzeramento nel Bilancio di previsione 2012 del ministero dell’Ambiente delle «spese per la realizzazione dei Piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico», nel Ddl sulla Legge di Stabilità 2012 si tagliano ben 124 milioni di euro, dei 210 milioni di euro (da 210 a 75,833 milioni di euro) destinati al Ministero dell’ambiente per interventi a favore della difesa del suolo previsti per l’anno 2012 dalla Legge Finanziaria 2011, legge n. 220/2010.

Com’è noto, questi tagli avvengono in una situazione di gravissima emergenza per l’assetto idrogeologico del Paese e quando dovrebbe essere valutazione ormai acquisita che i costi per prevenire le emergenze sono molto più contenuti di quelli che servono a riparare i danni per il tessuto edilizio ed economico del Paese colpito dagli eventi calamitosi, non tenendo conto, ovviamente, dell’incalcolabile perdita di vite umane.

Secondo i dati riportati sul sito dell’Ispra, hanno interessato il nostro Paese negli ultimi 80 anni 5.400 alluvioni e 11.000 frane, con 70.000 persone coinvolte e oltre 15 miliardi di euro di danni, registrati solo negli ultimi 20 anni.

(Fonte Wwf Italia)