Tagli alla sanità… casta esclusa

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Il palazzo di Montecitorio a Roma

A Montecitorio, a disposizione dei parlamentari ci sono permanentemente circa 30 unità di sanitari che operano 24 ore al giorno per tutto l’anno, con camera di rianimazione dedicata, ambulatori di ogni genere, dai cardiologici ai fisiatrici, sale relax persino munite di cyclette, vogatori e saune. Il tutto per una popolazione di circa mille persone e con una spesa complessiva, pare, di 640mila euro per i senatori e di 1,4 milioni di euro per i deputati

Questa rubrica è dedicata alla salute ed a tutto il mondo che gira attorno ad essa. Poche parole, pensieri al volo, qualche provocazione, insomma «pillole» non sempre convenzionali. L’autore è Carlo Casamassima, medico e gastroenterologo, ecologista nonché collaboratore di «Villaggio Globale». Chi è interessato può interagire ponendo domande.

 

La notizia di fine anno, dal punto di vista della sanità italiana, è senza dubbio quella relativa alla «stretta sui medici, stop agli esami inutili» e che, nel calderone della nostrana spending review dovrebbe portare ad un abbattimento dei costi della salute pubblica a partire dall’anno appena cominciato. Meno risorse per pratiche poco utili, meno soldi per esami superflui, meno danari per la medicina non indispensabile. Più controlli per i medici, più rischi per chi non si attiene alle nuove raccomandazioni, più punizioni per chi trasgredisce.
Giusto, a dirla così. Chi non vorrebbe una sanità «perfetta» priva di orpelli e fronzoli, ripulita da tutto quanto fa sprecare energie e moneta per andare verso una condizione ottimale, in cui non ci sono risonanze che non servano, tac che non dicano nulla, ecografie che non aggiungano dettagli a quanto già non si sappia? Assolutamente nessuno, crediamo. L’intento è buono e lodevole.
Qualche dubbio si presenta quando cerchiamo di passare dall’astratta enunciazione dei principi alla concretizzazione dei propositi. Quali sono le risonanze che effettivamente consentono di fare diagnosi impeccabili? Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi lo si sa solo dopo che ci si è sottoposti all’esame. Quali tac spostano in avanti il ragionamento clinico sul singolo caso? Difficile dirlo prima di eseguirle. E un’ecografia all’addome praticata per una valutazione non proprio selettiva ma che consenta (anche casualmente, come è capitato di fare a chi scrive) di fare diagnosi di neoplasia renale è inutile o alla fine serve anche per ridurre i costi della sanità in considerazione dell’asportazione precoce del tumore? Ancora: poiché gli screening (si pensi a quello mammografico o ai Pap-test) sono per definizione esami compiuti su popolazioni asintomatiche, la scelta di praticare solo esami «utili» non si abbatte innanzitutto sulla medicina preventiva che è in primis medicina di scarsissimi risultati (se per risultato si intende uno scarsissimo rapporto fra diagnosi eseguita e popolazione studiata)?
La medicina del futuro dovrà (se vorrà essere in pari con i conti dello Stato) limitarsi alla cura delle malattie già espresse in tutta la loro complessità ed evidenza? Dovrà rinunciare ad esser medicina d’iniziativa? Dovrà smettere di pensare in termini di prevenzione seria?
Domande allarmanti alle quali dobbiamo abituarci a fornire risposte complesse. Domande, però, che cozzano violentemente con l’altra grande notizia del «passaggio d’anno»: «Parlamento Hospital: la Casta si cura con 60 camici bianchi». A Montecitorio, a disposizione degli stessi parlamentari che negli stessi giorni proponevano agli italiani una «sanità senza fronzoli e senza spese inutili» ci sono permanentemente circa 30 unità di sanitari che operano 24 ore al giorno per tutto l’anno, con camera di rianimazione dedicata, ambulatori di ogni genere, dai cardiologici ai fisiatrici, sale relax persino munite di cyclette, vogatori e saune. Il tutto per una popolazione di circa mille persone e con una spesa complessiva, pare, di 640mila euro per i senatori e di 1,4 milioni di euro per i deputati.
Non sono esattamente le proporzioni fra servizi, costi e popolazione che si offrono al resto dei cittadini italiani. Come dire che ci si accanisce ad iperstrutturare in personale e servizi il popolo dei politici ai quali si offre tutto, dal medico alla sauna, in qualità e quantità assolutamente generosa proprio mentre allo stesso tempo si chiede al popolo dei pagatori di tasse di ridursi l’assistenza in termini di personale, strutture, servizi, farmaci. E, naturalmente, di politiche di prevenzione.
Agli italiani si chiede di fare una tac solo quando si è sicuri di avere un tumore. Ai nostri parlamentari si consente di fare multipli checkup magari anche senza validi e ragionevoli motivi: altrimenti, fra l’altro, quelle spese per personale e servizi saranno anche state inutili. Difficile spiegarlo alla gente comune. È davvero la logica del mondo capovolto. O del mondo dei furbi, se questa dizione ci piace di più.