Con le cerbottane contro le armi

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Su tutto il pianeta nessun argine al profitto che sotto varie forme deturpa e indebolisce la biodiversità della Terra: dal Canada all’Ecuador, dalla Svezia alla Russia. Le ultime segnalazioni dell’associazione «Salva le foreste». Minacciate anche popolazioni indifese e tribù incontattate

Pare che al mondo non ci sia più spazio per costruire se non nei boschi e che non ci sia più spazio per coltivare se non quello occupato dalle foreste e, pare, che non ci sia più modo di costruire mobili se non farlo utilizzando il legname pregiato di alcuni boschi.
Deve essere proprio così a giudicare le ultime notizie che ha diffuso l’associazione «Salva le foreste» che si occupa a livello internazionale di monitorare la salute «verde» del Pianeta.

* Per migliaia di anni gli indiani di Grassy Narrows hanno basato la loro vita sulle risorse naturali, preservandole integralmente: 2.500 miglia quadrate di foreste, laghi, fiumi a nord di Kenora, Ontario. Ora le loro foreste sono minacciate dalle compagnie del legno, dall’industria mineraria e dalle dighe. I tradizionali proprietari della foresta vengono cacciati via dai loro territori, i loro fiumi sono avvelenati dal mercurio, la loro forma di vita sradicata. Da dieci anni i Grassy Narrows bloccano i macchinari. La più lunga azione della storia, guidata dai giovani e dalle donne.

* Le foreste svedesi sono all’orlo del collasso. Non perché manchino gli alberi, ma perché le foreste naturali lasciano oramai il passo a monocolture produttive, con poca o nulla ricchezza di biodiversità. Il 75 per cento delle popolazioni di specie minacciate, è in declino. Il taglio a raso delle foreste naturali continua su larga scala. Monocolture e taglio a raso sembrano essere l’unica metodologia di gestione forestale accettata in Svezia.
Dato che la monocoltura consiste nel piantare alberi (della stessa specie) è considerata «sostenibile» in quanto in grado di mantenere nel tempo la produttività. Ma una foresta non è soltanto una fabbrica di legno, e la sua gestione, per essere davvero sostenibile, deve mantenerne intatti tutti i servizi, le funzionalità e la biodiversità. Un recente studio pubblicato in Svezia da ricercatori dell’Università di Scienze Agricole e Forestali dimostra come una vasta gamma di specie di alberi per la produzione di legname contribuisce a mantenere i servizi ecosistemici. I ricercatori hanno verificato, assieme a tasso di crescita degli alberi, sei diversi servizi ecosistemici assicurati offerte dalle foreste (la crescita degli alberi, lo stoccaggio del carbonio, la produzione di frutti di bosco, il cibo per la fauna selvatica, la presenza di legno morto, e la diversità biologica). Il risultato è che «tutti e sei i servizi sono proporzionalmente correlati al numero di specie arboree», suggerendo che le foreste miste siano in grado di offrire una gamma più ampia di prodotti forestali.

* Il suo nome è Aleksandr Tolstov, e la sua colpa è quella di difendere un bosco nella periferia di Mosca, su cui la speculazione edilizia vuol mettere le mani. L’attivista è stato assalito da sconosciuti nella periferia est della capitale russa, derubato e picchiato, secondo quanto ha riferito la sua collega Tatiana Pavlova all’agenzia Novosti. Ora Aleksandr Tolstov si trova ora all’ospedale. L’amministrazione di Selyatino, un paese a sud-est di Mosca, progetta di abbattere 75 ettari di foresta urbana per fare spazio all’edilizia di lusso. Circa un terzo delle foreste moscovite rischiano la distruzione per fare spazio alla speculazione edilizia. Le proteste dei residenti sono spesso messe sotto silenzio facendo ricorso ad aggressive agenzie private di security, i cui metodi non sono sempre ortodossi, e nei casi più problematici, gli speculatori non si fanno scrupoli ad assoldare squadre punitive tra la micro-criminalità.

* Sono pronti a combattere con le cerbottane contro le armi da fuoco. I 400 indigeni della tribù Kitchwa che vivono nel cuore del Parco Nazionale delle Yasuni, in Ecuador, che la Chevron Oil si prepara a invadere. La compagnia mira a mettere le mani sui 70mila ettari di foresta pluviale, dove sono state identificate riserve petrolifere per un valore di 7,2 milioni di dollari. «Combatteremo fino alla morte. Ognuno di noi difenderà il proprio territorio», sostengono gli indigeni.
L’Equador è l’unico paese del mondo a riconoscere il valore giuridico della natura nella propria costituzione. Ma la pressione degli interessi economici si fa sempre più forte, e pochi hanno ascoltato l’appello del governo equadoregno a sostenere finanziariamente il parco dello Yasuni per evitare le esplorazioni petrolifere. Che ora sono puntualmente arrivate.
Nel Paraco dello Yasuni vivono anche comunità indigene mai contattate, come le tribù dei Tagaeri e dei Taromenane, che hanno combattuto taglialegna illegali e missionari con le loro cerbottane, per proteggere la loro foresta e la loro cultura.