A Marghera una raffineria né ecologica né responsabile

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L’Indonesia e la Malesia riforniscono il mercato mondiale raggiungendo il 90% delle forniture e sono così i maggiori produttori di olio di palma e quindi anche i maggiori responsabili della distruzione delle foreste tropicali. E hanno bisogno di grandi quantità di acqua, fertilizzanti, pesticidi e poi c’è il raccolto, il trasporto, l’immagazzinamento e la produzione di combustibile

L’Unione europea prevede che fino al 2020 il 10% del consumo di energia nel settore dei trasporti, provenga da fonti rinnovabili. In questo modo si contribuirebbe a proteggere il clima. In pratica, questa percentuale si raggiunge quasi totalmente con i cosiddetti biocombustibili. L’olio di palma e l’olio di soia sono gli oli vegetali più economici a disposizione sul mercato. L’Indonesia e la Malesia riforniscono il mercato mondiale raggiungendo il 90% delle forniture e sono così i maggiori produttori di olio di palma e quindi anche i maggiori responsabili della distruzione delle foreste tropicali. Per espandere sempre di più le piantagioni di palma e rispondere alla crescente domanda di questo olio si distruggono le ultime foreste tropicali.
La creazione di monocolture per produrre energia interessa estese aree agricole, non solo in paesi lontani, ma anche in Europa. Circa la metà del biocombustibile è importato, specialmente olio di palma e soia, per produrre biodiesel e canna da zucchero per produrre etanolo. Per l’espansione di tutte queste coltivazioni si distruggono ecosistemi nativi, si libera altresì il biossido di carbonio immagazzinato nel sottosuolo; aumentano inoltre le percentuali di gas serra nell’atmosfera. In questo modo il clima si surriscalda e paradossalmente l’introduzione dei biocombustibili aspira all’esatto contrario, ovvero a frenare il cambiamento climatico.
Come se fosse di poco conto, spesso le popolazioni locali vengono sfollate e non in poche occasioni con la violenza, questo per fare spazio alle monocolture di agrocombustibili. La conseguenza di questo sono i conflitti per la terra.
La produzione degli agrocombustibili è associata a enormi effetti ambientali. Grandi quantità di acqua, fertilizzanti, pesticidi ed energie sono necessari per produrre i biocombustibili, il raccolto, il trasporto, l’immagazzinamento e la produzione di combustibile da materie prime agricole.
Studi scientifici commissionati dalla Commissione europea certificano che l’energia da biomasse agricole ha conseguenze catastrofiche. Biodiesel da palma, soia e colza hanno un effetto negativo maggiore del diesel fossile convenzionale da petrolio.
In realtà, l’Unione europea dovrebbe proibire immediatamente il biodiesel. Però la produzione di biocombustibili è un affare milionario con molti interessi rispetto alle sostanziose e appetibili sovvenzioni e incentivi. Questi dovrebbero essere eliminati, così come la quota obbligatoria del 10% di energia rinnovabile, che come abbiamo detto si raggiunge praticamente con i biocombustibili.
Stando a quanto riporta l’associazione Rettet den Regenwald (Salviamo la Foresta) fondata nel 1986 ad Amburgo in Germania: «Mentre a Bruxelles l’Unione europea discute sul cosiddetto biocombustibile, l’Eni sta costruendo un’enorme raffineria a Marghera per produrre biodiesel da olio di palma.
Nel 2014 inizierebbe ad arrivare a Venezia l’olio di palma dall’Indonesia. La raffineria di Marghera produrrà biodiesel di ultima generazione, ha dichiarato James Rispoli alla stampa italiana. La materia prima sarà l’olio di palma che arriverà per mare da Indonesia e Malesia. Così l’Eni rispetterà le norme europee che stabiliscono che fino al 2020 la componente rinnovabile nei combustibili sia del 10%.
100 Milioni di Euro è l’investimento per convertire la storica raffineria di petrolio nel porto di Marghera vicino a Venezia. Nel 2015 gli impianti arriverebbero a produrre 500.000 tonnellate di biodiesel. Eni possiede cinque grandi raffinerie di petrolio in Italia ed è presente in 90 paesi. L’Eni possiede distributori in tutta Europa. In Italia al 31 dicembre 2012 i distributori accertati erano 4.780, di cui 127 sulla rete autostradale. All’estero i punti vendita a marchio Eni e Agip sono 1.604.
L’anno scorso 1,9 milioni di tonnellate di olio di palma sono state miscelate con il diesel nella Comunità europea. Oltre a milioni di altri oli che vengono da monocolture industriali, ugualmente dannose per l’ambiente, come la soia e la colza. Le piantagioni necessarie per produrre questa quantità di olio di palma hanno determinato la sostituzione di 700.000 ettari di foresta e la distruzione dell’habitat di 5.000 oranghi.
Nonostante ciò, l’Unione europea ha classificato l’olio di palma come prodotto sostenibile. L’olio di palma prodotto a discapito delle foreste costituisce in Italia un terzo del biodiesel.
La notizia che Agip–Eni stia costruendo una raffineria di biodiesel a Marghera (Ve) e che la materia prima da raffinare sarebbe l’olio di palma importato da Indonesia e Malesia, è allarmante!
Per realizzare monocolture di palma da olio si distruggono le foreste tropicali del sud-est asiatico, che sono anche l’habitat degli ultimi oranghi. «La raffineria che ha una capacità di 500.000 tonnellate di olio di palma all’anno, stando alle stime ufficiali, avrà bisogno di una superficie per la coltivazione di 180.000 ettari di palma da olio provenienti da quello che prima era foresta. Circa 1.200 oranghi così perdono la loro dimora e per questo muoiono».
La costruzione della raffineria di biodiesel dell’Agip – Eni a Marghera non ha nulla di ecologico, né di responsabile e per questo deve essere arrestata immediatamente.

Fonti: https://www.salviamolaforesta.org/