«Pane e amianto. Girotondo di una città sopra un milione di vite»

246

L’amianto è un problema che è ancora irrisolto in molte realtà italiane. Questo racconto, pubblicato con la Poesis editrice, oltre ad avere il ruolo prezioso del ricordo è un monito per tutte le altre situazioni irrisolte che in Italia diventano insopportabili telenovele mentre lavoratori e cittadini ignari continuano a morire senza che i responsabili sentano il benché minimo rimorso

«Pane e amianto. Girotondo di una città sopra un milione di vite» è il titolo dell’ecoromanzo di Giuseppe Armenise. Non si tratta di una folgorazione da scrittore ma di una carriera da giornalista professionista che è diventata racconto. Della divulgazione della problematica dell’amianto nella città di Bari che vedeva nella Fibronit un focolaio che ha causato vittime nella città, Armenise se ne è occupato puntigliosamente e con grande competenza.
L’amianto è un problema che è ancora irrisolto in molte realtà italiane. Questo racconto, pubblicato con la Poesis editrice, oltre ad avere il ruolo prezioso del ricordo è un monito per tutte le altre situazioni irrisolte che in Italia diventano insopportabili telenovele mentre lavoratori e cittadini ignari continuano a morire senza che i responsabili sentano il benché minimo rimorso. Ed è, purtroppo, da qui, che parte il calo di tensione civile e morale che sta attraversando il nostro paese.

La trama. Il mito dell’amianto, minerale che tutto preserva per le sue caratteristiche indistruttibili, ha pervaso per oltre 50 anni il sogno industrialista dell’Italia che risorgeva dalle ceneri della seconda guerra mondiale.
Dieci anni dopo la fine dell’era «mitica» dell’amianto, nel 1995, uno studente in procinto di laurearsi in geologia scopre che la Fibronit, la vecchia fabbrica di Bari, abbandonata in mezzo alle case colpevolmente costruite tutt’intorno, è un’immensa discarica di rifiuti cancerogeni.
Dalla denuncia del caso Fibronit nasce un lungo percorso di riscatto civile, ma soprattutto di ricerca personale. C’è un misterioso patto che tiene insieme gli ex operai sopravvissuti (e per quanto ancora?) e il destino futuro dei suoli della fabbrica abbandonata. Un patto che affonda le sue radici nell’illusione del progresso. Tanti si sono legati a questa promessa convinti di poterne ricevere protezione, conforto e un futuro per i propri figli. Ma il patto è un imbroglio e insieme una maledizione, che colpisce soprattutto chi si dimostra più fedele e leale.
In tredici anni di storia, viaggiando tra Bari, Matera, Broni, Casale Monferrato, Torino, Lecco, Bergamo e Milano, si intrecciano le vicende professionali e umane di un gruppo di persone (il Giornalista, il Biondo, il Baffo, lo Smilzo, il Sornione, l’Assessore e il protagonista, voce narrante). In principio sospettose l’una dell’altra, vengono chiamate quasi inconsapevolmente a stringere una catena di amicizia e solidarietà per fare i conti con una città lontana, ostile e spesso rassegnata. Una città che non vuole vedere i rischi ambientali e igienico sanitari ai quali, se non si intervenisse presto con una bonifica, almeno altre due generazioni sarebbero consegnate.
Il mistero della Fibronit, alla fine, si svela solo grazie al senso della maternità e alla profondità del femminile. Sono madri, mogli, figlie e vedove delle vittime (quasi ormai 400 tra gli operai, ma a decine anche nella popolazione, tra coloro che non hanno mai lavorato alla Fibronit) a consentire (attraverso la loro testimonianza di vita capace di evocare una grande stagione di energia, amore, pietà e speranza) di risalire alle tante verità inconfessate e crudeli che appartengono agli uomini della fabbrica dell’amianto. Sarà una donna, dopo dieci anni di rivendicazioni, delusioni, tradimenti, tentativi di corruzione, sequestri e processi penali, a riuscire finalmente nel compito di riscattare le attese frustrate dei protagonisti e portare a compimento la bonifica. Un traguardo raggiunto dolorosamente, con decine di vittime lasciate colpevolmente per strada e consegnate alla memoria, ma al di là del quale si intuisce la possibilità della costruzione di un nuovo senso di comunità.

L’11 dicembre, alle 18,30 il libro sarà presentato nella sala consiliare del Comune di Bari.