Tutto quello che le riviste e i siti non vi dicono

424

Le troppe ansie di genitori per la salute dei bambini alimentano un pericoloso mercato di disinformazione fatto di farmaci, cure, vitamine e integratori spesso inutile se non dannosi. Troppa ansia in nome di un benessere richiesto esclusivamente a medicine ed esami. Troppo poco buon senso in ragione di convinzioni che si allontanano dai buoni suggerimenti di un tempo quando per una tossetta si preparava un bel bicchiere di latte caldo col miele e per un mal di pancia si riduceva il numero di barrette di cioccolato in frigo

Se buona salute significa (anche) diagnosi corrette e precoci assieme a terapie adeguate e prive di effetti collaterali non ci si può però nascondere il fatto che troppe volte, in nome della ricerca di una fantomatica condizione di perfetta salute, si mettono in moto meccanismi psicologici e comportamentali che davvero rasentano l’esagerazione quando non la nevrosi.
Esami ematochimici e strumentali eseguiti con accanimento, inseguimento di ogni più piccolo sintomo, enfatizzazione di qualsiasi piccola modificazione della propria vita sanitaria, corsa dall’ultimo specialista, letture e riletture di pagine web dedicate alla salute. Insieme all’immancabile consultazione del vicino di casa informatissimo su ogni aspetto dei disturbi che rovinano i nostri sonni e non di rado ascolto rapito del giovane (o meno giovane) guru delle cure alternative.
L’approccio «moderno» alla gestione dei nostri guai (veri o presunti) è sempre di più condito quotidianamente di cento rituali e mille fobie che fanno diventare la vita una vera e propria corsa ad ostacoli in cui, paradossalmente, il compito del medico coscienzioso si trasforma da quello di consulente per la scoperta e la terapia di problemi a supporto per evitare di rimanere incagliati nella marea delle false convinzioni o degli errati suggerimenti.
A farne le spese, sempre più frequentemente, sono i più piccoli. Quei bambini ai quali legittimamente non si vorrebbe far mancare nulla ma verso i quali si dirigono le attenzioni di mamme e papà troppo agitati ed angustiati.
Dall’ossessione per l’igiene (che quando diventa eccessiva è una delle cause di aumenti di fenomeni di allergizzazione) alla psicosi dei presunti vaccini killer (la bufala mediatica è sempre pronta, dietro l’angolo), dall’abitudine a correre dal pediatra per ogni macchiolina «sospetta» sulla pelle alla consuetudine ad usare antibiotici al primo colpo di tosse («dottore, lo conosco bene il mio bambino: se non diamo subito le iniezioni poi mi fa la febbre alta!») l’ansia da malattia incombente è in aumento ed investe in primis i genitori e, di ricaduta, i loro poveri bimbi costretti a fare esami e terapie, a sottoporsi a test e subire iniezioni in nome della battaglia a tutto campo alle patologie più svariate.
Stiamo dicendo che non bisogna prestare attenzione alla propria salute e che non si deve ricorrere ai medici o che si deve evitare di frequentare lo studio del pediatra di famiglia? Ovviamente no. L’attitudine ad osservare ciò che succede a noi ed ai nostri cari va mantenuta, coltivata e semmai aumentata. Ma il problema non è quello. Non si tratta cioè di diventare superficiali e menefreghisti ma di riacquisire quel buon senso che vediamo in parte perso fra i consigli dei saputoni di turno e l’eccesso di consultazione di wikipedia.
Qualche esempio: lavarsi e disinfettarsi va bene così come va bene cercare di vivere in un ambiente domestico privo di troppi rischi legati alla proliferazione microbica e virale ma pretendere di vivere in un ambiente sostanzialmente asettico è cosa impossibile e peraltro inopportuna e nociva: l’aumento della possibilità di aumentare la propria risposta allergenica e ridurre la (giusta e protettiva) risposta anticorpale è alle porte se si eccede con l’uso di prodotti finalizzati ad una «pulizia totale» del corpo e dell’ambiente.
Ancora: la febbre è un fenomeno sostanzialmente difensivo e non si dovrebbe mai fare l’errore di volerla abbassare ad ogni costo ai suoi primi segni di comparsa. Ancor peggio se in nome della lotta alla febbre si parte in quarta con l’impiego di antibiotici («magari iniettivi e di ultima generazione») che avrebbero, nella convinzione di molte mammine iperapprensive, il compito di debellarla subitaneamente (magari perché la domenica successiva si è di cerimonia o di gita e una febbre inaspettata rovina i piani di famiglia).
E, per continuare gli esempi, gli integratori: bimbi portati dal medico perché troppo magri o pallidini o «sempre un po’ stanchi» o magari semplicemente un po’ svogliati a scuola sono preda delle combinazioni più incredibili di integratori dall’incerto significato. Una caramellina a base di vitamine o una bustina di sali minerali o l’immancabile flaconcino di pappa reale quando non la vera e propria cura con l’inevitabile ferro fanno parte del corredo di guerra del «genitore troppo»: troppo apprensivo, troppo ansioso, troppo protettivo. Inevitabilmente iper informato (a suo dire) sulle pagine della rivista in bella mostra in edicola («proteggi tuo figlio dai mille killer della bocca») o sui siti da nomi altisonanti e dai titoli fuorvianti («quello che il tuo pediatra non vuol dirti sulle vaccinazioni») o a partire dal passa parola più superficiale («una mia amica mi ha dato già questo prodotto che in casi come il nostro fa miracoli»).
Genitori ansiosi che trasmettono ansia a figli che diventeranno in breve tempo a propria volta ansiosi. Genitori nevrotici che si preoccupano di contare i colpi di tosse di propri bambini ma che magari non stanno a svolgere un’azione informativa ed educativa rispetto a ciò che essi respirano e mangiano. Genitori che assediano telefonicamente il proprio pediatra perché la cacca del pupo ha uno strano color verdognolo.
Troppa ansia in nome di un benessere richiesto esclusivamente a medicine ed esami. Troppo poco buon senso in ragione di convinzioni che si allontanano dai buoni suggerimenti di un tempo quando per una tossetta si preparava un bel bicchiere di latte caldo col miele e per un mal di pancia si riduceva il numero di barrette di cioccolato in frigo.
Vogliamo la medicina dei tempi antichi in barba ad ecografie, VES, tamponi tonsillari e claritromicina? No, per carità. Ci basterebbe un po’ meno di ansia da prestazione genitoriale ed un po’ più di ragionevolezza spicciola.

LogoABB