Una spedizione tra storia e ricerca scientifica

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L’impegno del Cnr in questo Progetto vuole unire il passato nel ricordo di chi ha sacrificato la sua vita nella Grande Guerra, all’impegno della Ricerca scientifica per promuovere un mondo migliore e la pace tra chi lo abita.

Ta Pum e le montagne protagoniste della Grande Guerra, vogliono ricordare che solo un mondo che superi ogni conflittualità può unirsi per offrire un avvenire migliore al Pianeta Terra ed ai suoi abitanti, partendo dal rispetto e dalla tutela dell’ambiente, che vede oggi più che mai la ricerca scientifica in prima linea.

L’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio nazionale delle ricerche nell’ambito del Progetto «Ta Pum» – Sui sentieri della Grande Guerra, cui è stato invitato a partecipare, promuove un monitoraggio di parametri atmosferici durante la spedizione storico-alpinistica che prenderà il via da Cancano il 24 agosto 2014 e terminerà a Redipuglia/Trieste a metà Ottobre. Lungo il percorso sarà impiegata, in fase di test, una piccola «centralina» che diverrà parte integrante dello zaino degli alpinisti, permettendo di monitorare la concentrazione e le dimensioni del particolato atmosferico (PM) e del black carbon (BC), fornendo inoltre informazioni sui principali parametri meteorologici (temperatura, pressione, umidità relativa) in tempo reale.

Il rilevamento della concentrazione del particolato «fine» (con diametro inferiore a 1 micron) e «grossolano» (da 1 a 20 micron), permetterà di identificare rispettivamente eventuali trasporti di masse d’aria inquinate o ricche di sabbia sahariana. Elevate concentrazioni di BC individueranno contributi dovuti a processi di combustione sia di origine naturale (es. incendi boschivi) sia antropica. Questi test assumono particolare importanza poiché gli strumenti sono chiamati a eseguire misure in differenti condizioni altimetriche, dai 100 metri del Garda fino ai 3.851 metri del Gran Zebrù o ai 3.343 metri della Marmolada. Infatti, questa «centralina», sarà utilizzata nel prossimo autunno-inverno per studi sull’inquinamento indoor e outdoor eseguiti in Himalaya, non lontano dal laboratorio Nepal Climate Observatory – Pyramid (5079 m), nell’ambito dei Progetti SHARe e NextData.
Un primo test del sistema è stato eseguito salendo con la «centralina» all’Osservatorio Climatico Cnr «O. Vittori» di Monte Cimone (la vetta più elevata dell’Appennino settentrionale, 2.165 m). Le misure degli strumenti dello zainetto tecnologico, sono stati confrontati con quelli di riferimento di questa stazione di ricerca che è, insieme al Nepal Climate Observatory-Pyramid, una delle 29 stazioni globali di riferimento a livello planetario, del programma Global Atmospheric Watch del World Meteorological Organization. Questo Osservatorio ha sede in quello che un tempo era un Rifugio del Cai di Modena, inaugurato il 25 giugno 1939 ed intitolato al sottotenente Gino (Luigi) Romualdi, Medaglia d’Argento al V.M. nato il 5 marzo 1897 a Modena, durante la Prima Guerra Mondiale è sottotenente del 6° Reggimento Alpini «Vicenza». Muore il 16 febbraio 1918 nell’ospedaletto da campo n. 169 per le ferite riportate in combattimento e riposa nel Cimitero di S. Cataldo a Modena.

Unitamente alla messa a punto del sistema di misura ed allo scopo di fornire informazioni utili alla interpretazione delle osservazioni eseguite durante la spedizione, saranno utilizzati modelli numerici in grado di valutare la concentrazione di particolato e black carbon equivalente sull’arco alpino orientale. Particolare attenzione sarà data alla previsione a due giorni di eventi di trasporto verso le Alpi di masse d’aria provenienti dal nord Africa e ricche di polveri desertiche (la sabbia del Sahara).
Questa applicazione è derivata e sviluppata dal Cnr nell’ambito del Progetto Pon I-Amica, Infrastruttura di Alta tecnologia per il Monitoraggio Integrato Climatico-Ambientale e viene qui messa a punto applicata ad un contesto diverso da quello originale sia per l’orografia sia per il tipo di sorgenti. Queste previsioni permetteranno inoltre di allertare la spedizione in caso di eventi particolari, per essere in grado di meglio gestire lo zaino strumentato e le differenti attività connesse alla missione.

È importante ricordare che i composti inquinanti, come il BC ed il PM, non conoscono confini geografici o amministrativi, quei confini per i quali, durante la Prima Guerra Mondiale, migliaia di ragazzi persero la vita nelle aree dove ora possiamo tranquillamente passeggiare, sciare o arrampicare. Trasportato lontano dalle sorgenti di emissione, il particolato assorbente, come l’aerosol minerale ed il carbonio elementare, può raggiungere le alte vette alpine e depositandosi su superfici chiare come i ghiacciai ed il manto nevoso è in grado di modificare il loro potere riflettente, l’albedo, e quindi accelerarne la fusione, un processo già critico a causa dal riscaldamento globale.
Per dare l’idea dell’entità di questi fenomeni, all’inizio del marzo 1991 un intenso trasporto di sabbia sahariana raggiunse le Alpi, estendendosi fino in Svezia. Questo evento, osservato presso l’Osservatorio Climatico Cnr «Vittori» a Monte Cimone, depositò una notevole quantità di sabbia sahariana sui ghiacciai alpini; nello stesso anno un secondo intenso episodio si registrò nella metà di luglio. La deposizione della sabbia del Sahara ed il forte irraggiamento estivo favorì una pronunciata fusione dei ghiacciai alpini che portarono al ritrovamento il 18 Settembre 1991 al confine fra Italia e Austria, sul ghiacciaio del Similaun (3.599 metri), dell’uomo venuto dal ghiaccio, l’Oetzi.
Questi fenomeni di trasporto e successiva deposizione di particolato assorbente sui ghiacciai alpini, possono concorrere in modo rilevante alla fusione dei ghiacci delle Alpi, portando così alla luce in diversi casi resti di soldati e reperti della Prima Guerra Mondiale, come si può evincere da alcune cronache più o meno recenti: Trovato il corpo di un alpino. Dai ghiacci del Cristallo riaffiora un eroe della Guerra. Dal Gazzettino Agosto 1988. Cortina. – Ghiacciaio: due i soldati austriaci trovati. In Presena. I loro resti erano vicini gli uni agli altri: forse gettati in un crepaccio dopo essere stati uccisi nel 1918. Bresciaoggi.it del 29/09/2012. – La Marmolada restituisce un pezzo della Città di ghiaccio austriaca. Il Gazzettino del 29 Agosto 2007. – Sono a testa in giù, nelle loro divise, a 3.640 metri d’altezza. Combatterono la battaglia di Punta San Matteo nel 1918. Il ghiacciaio dei soldati-mummia, Corpi intatti dopo 86 anni. La Repubblica 22 agosto 2004. – Marmolada, spuntano le ossa di fanti italiani. Lo scioglimento del ghiacciaio porta alla luce nuovi resti umani. Nuova Venezia, Mercoledi 28 agosto 2002. Trentino: resteranno nel cimitero di Pejo soldati austroungarici restituiti dai ghiacci. Trento, 11 febbraio – Adnkronos. 2005.02.11. – L’Alpino del ghiacciaio. Da L’anello del Comelico di Italo de Candido (Tamari editori in Bologna).

Il nostro impegno in questo Progetto, in questo «Cammino della memoria», vuole unire il passato nel ricordo di chi ha sacrificato la sua vita nella Grande Guerra, all’impegno della Ricerca scientifica per promuovere un mondo migliore e la pace tra chi lo abita, attraverso ricerche in grado di promuovere la salvaguardia dell’Ambiente. In particolare, la riduzione dell’inquinamento atmosferico rappresenta una delle gradi sfide del nostro tempo. Infatti, come riportato recentemente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms, marzo 2014), in conseguenza dell’esposizione all’inquinamento atmosferico, nel 2012 sono morte circa 7 milioni di persone (quasi la metà dei caduti della Grande Guerra), il doppio rispetto alle precedenti stime Oms, provando che esiste una forte connessione tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e lo sviluppo di disturbi respiratori, cardiocircolatori e tumori della popolazione.
Ta Pum e le montagne protagoniste della Grande Guerra, vogliono ricordare che solo un mondo che superi ogni conflittualità può unirsi per offrire un avvenire migliore al Pianeta Terra ed ai suoi abitanti, partendo dal rispetto dell’ambiente e dal mitigare gli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento.
Al progetto partecipano, con Paolo Bonasoni, Angela Marinoni, Maurizio Busetto, Tony Christian Landi, Ubaldo Bonafè, Francescopiero Calzolari, Paolo Cristofanelli dell’Isac-Cnr.

Isac (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima)

L’Isac è il principale Istituto che opera sulle tematiche delle scienze dell’atmosfera e del clima nell’ambito del Cnr (ente Pubblico di Ricerca). Ha la sede a Bologna e sezioni distaccate a Roma, Torino, Lecce, Lamezia Terme, Padova e Cagliari. L’Istituto svolge attività di ricerca, di valorizzazione e trasferimento tecnologico e di formazione nei seguenti settori scientifici e relativamente alle seguenti tematiche: Meteorologia e sue applicazioni; Variabilità, cambiamenti e predicibilità del clima; Struttura e composizione dell’atmosfera; Osservazioni del pianeta Terra.
Tra le competenze di eccellenza internazionale, vi sono quelle riguardanti la misura dei parametri atmosferici e di qualità dell’aria in regioni remote e di alta quota, nella conduzione di campagne di misura, nello sviluppo di tecnologie innovative di misura e trasmissione dei dati, nell’analisi dei dati, nella simulazione numerica del clima globale e in aree montane, nelle tecniche di downscaling e nell’analisi degli impatti dei cambiamenti climatici sull’ambiente montano. In questo ambito gestisce progetti europei e partecipa a diversi programmi internazionali e nazionali.
L’Isac gestisce inoltre 7 basi permanenti per il monitoraggio atmosferico di cui due Osservatori in alta quota, la Stazione «Ottavio Vittori» a Monte Cimone (2165 m, la vetta più alta dell’Appennino Settentrionale) e il Nepal Climate Observatory-Pyramid (5079 m) in Himalaya, in vicinanza del Laboratorio Internazionale Piramide (5050 m) di evK2Cnr.
L’Istituto sviluppa innovazione e trasferimento tecnologico a soggetti pubblici, Pmi e industrie nei settori del monitoraggio ambientale, energia, aerospazio, tecnologie innovative per la sicurezza del volo, informatica, conservazione beni culturali, agricoltura. è inoltre Centro di competenza per la Protezione Civile.
Direttore: Cristina Sabbioni
ISAC – Via Gobetti 101 – 40129 Bologna

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) è il più grande ente di ricerca pubblico italiano con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività scientifica nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per l’avanzamento scientifico, tecnologico, economico e sociale. La rete scientifica del Cnr è organizzata in 105 istituti e 7 Dipartimenti che coordinano le attività nelle diverse macro-aree di ricerca.