Primavera ma non per parchi e natura

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primavera fiori

Siamo il Paese più ricco di paesaggi, natura, monumenti, antichità, storia e opere d’arte, impegnato soprattutto a litigare furiosamente, massacrare il proprio patrimonio più prezioso e a piangere sulle proprie sventure… Vittima di un male oscuro ben noto, quel cronico «analfabetismo funzionale» (functional illiteracy), che però nel caso dei Parchi e della Natura si rivela vero e proprio «analfabetismo ecologico»

Riportiamo una nota inviata dal Comitato parchi sulla situazione della tutela della natura in Italia.

Questa primavera segna il periodo più disastroso per i Parchi e la Natura d’Italia. Attacchi e smantellamenti si susseguono, nell’inerzia quasi generale. Buone notizie poche, cattive moltissime. Nell’impossibilità di riportarle tutte, limitiamoci a quelle pervenute al Comitato Parchi dai principali corrispondenti delle varie parti d’Italia, durante le ultime settimane.

1 – Al Nord, procede alacremente la «rottamazione» del Parco nazionale dello Stelvio. Anziché elevarlo a Parco Internazionale con il contiguo ed esemplare Parco svizzero dell’Engadina, viene ceduto alle ansiose brame localistiche, dietro alle quali covano interessi di parte, progetti di impianti e diluvi di seconde case. Del tutto inascoltate le flebili voci degli ambientalisti, assente il mondo della cultura.

2 – Al Centro, continua la guerra contro alberi, boschi e foreste, per mari e per monti. Obiettivo principale le Pinete Litoranee, soprattutto in Maremma. Ogni scusa è buona per scatenare le motoseghe: motivi di sicurezza, prevenzione incendi, attacchi di parassiti e via dicendo. Per guarire alberi e verde, la terapia di pronto impiego è raderli al suolo. Senza confessare gli interessi nascosti, i traffici di legname e gli appetiti di inceneritori e centrali a biomasse. Così le storiche pinete non doneranno più ombra, frescura, ossigeno, biodiversità e distensione, ma valanghe di polveri e particelle dannose alla salute umana. Tutto grazie agli incentivi cui nessuna impresa o forza partitica sembra resistere, con la beffa di benedire questa inarrestabile avanzata del grigio come provvidenziale «green economy»! Sublime esempio di daltonismo autodistruttivo…

3 – Scendendo verso Mezzogiorno, le scoperte più spiacevoli vengono dal Parco d’Abruzzo, un tempo celebrato a livello internazionale, oggi sul triste viale d’un cupo tramonto. Non diremo qui della disperata situazione dell’Orso marsicano, che meriterà un’analisi a parte: parleremo piuttosto del caos urbanistico-organizzativo, che viene da più parti denunciato. Privo di un Piano di assetto operativo (l’ottimo Piano e la Zonazione che avevano ispirato la Legge quadro sulle Aree protette sono stati di fatto obliterati, per meglio brancolare nel buio), senza un efficiente Servizio Tecnico-Urbanistico (ne aveva uno molto attivo e competente, e quindi ha pensato bene di eliminarlo), incapace di abbattere le costruzioni abusive, di scacciare le vacche invadenti e di assicurare il presidio del territorio (con un Servizio di Sorveglianza autotrasportato, impegnato a raccogliere le spoglie di animali uccisi e a contare i bocconi avvelenati sparsi dai «soliti noti»), ora batte ogni primato conquistando pesanti sanzioni da parte dell’Unione europea.
Il motivo? Nel cuore più affollato del Parco, tra Pescasseroli e Opi, manca da anni un impianto di depurazione: il fiume Sangro, poco a valle delle sorgenti, viene inquinato proprio nel luogo dove coesistono i massimi vincoli e i più solerti controlli. La Sentenza di condanna comporta un’ammenda di 8 milioni di Euro l’anno, la prima quota scade proprio nel mese di aprile e non sarà certo l’unica che l’Italia dovrà pagare… Nella zona s’incontra l’intellighenzia della capitale, che non sembra essersi accorta di nulla, mentre anche i media si illustrano in prolungati silenzi. Le strane vicende del Parco dell’ultima dozzina d’anni sono avvenute evidentemente «a loro insaputa»…

Resterebbe da raccontare la geniale trovata di cancellare la Forestale, con il pretesto di un magnifico «accorpamento» (che non convince nessuno) e di un significativo risparmio (che si tradurrà invece, come nel caso ultradeclamato delle Provincie, in un pesante aggravio di spesa). Ma la materia è così assurda che ne parleremo presto a parte. Uno degli argomenti dei folli «tagliatori» sarebbe quello che i corpi di polizia in Italia sarebbero troppi: oltre a Polizia e Carabinieri, anche Finanza, Polizia Penitenziaria e Forestale… Dimenticando forse che esistono, e si potrebbero gettare nella macedonia mista, anche Vigili del Fuoco e Guardia Costiera.

Per il momento ci limiteremo a concludere «nulla di nuovo sotto il sole!». In fondo siamo sempre il Paese più ricco di paesaggi, natura, monumenti, antichità, storia e opere d’arte, impegnato soprattutto a litigare furiosamente, massacrare il proprio patrimonio più prezioso e a piangere sulle proprie sventure… Vittima di un male oscuro ben noto, quel cronico «analfabetismo funzionale» (functional illiteracy), che però nel caso dei Parchi e della Natura si rivela vero e proprio «analfabetismo ecologico».