Ma dove finiscono i rifiuti elettronici?

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    foto di V. Stano
    Foto di repertorio. Di V. Stano

    «Oltre a risorse preziose i rifiuti elettronici hanno un contenuto di 2,2 milioni di tonnellate di componenti pericolosi, quali mercurio, cadmio o cromo, una miniera tossica che deve essere gestita con estrema attenzione»

    La produzione di Rifiuti elettrici ed elettronici prosegue inarrestabile: il peso dei rifiuti elettrici ed elettronici, ha raggiunto un livello più alto del mondo nel 2014, a 41,8 milioni di tonnellate, da 39,8 milioni nel 2013, secondo un rapporto dell’Università della Nazioni Unite (Unu) pubblicato qualche giorno fa. Una media di sei chilogrammi a testa per ciascuno dei 7 miliardi di abitanti del pianeta.
    Com’è facile immaginare, i maggiori produttori di Rifiuti elettronici sono Stati Uniti e Cina che sono al top, per un totale entrambi del 32% della quota globale di rifiuti elettronici, seguiti dal Giappone, Germania e India. Unu evidenzia che di questi rifiuti meno di un sesto è stato correttamente riciclato.
    David Malone, assistente del segretario generale delle Nazioni Unite e rettore dell’Unu dichiara: «Globalmente, i rifiuti elettronici sono una prezioso miniera urbana, un grande potenziale serbatoio di materiali riciclabili».
    Però, lo stesso dice: «Oltre a risorse preziose i rifiuti elettronici hanno un contenuto di 2,2 milioni di tonnellate di componenti pericolosi, quali mercurio, cadmio o cromo, una miniera tossica che deve essere gestita con estrema attenzione».
    E si prevede che nel 2018 verranno superati i 50 milioni di tonnellate di rifiuto secondo la stima che è il frutto della «Solving the E-Waste Problem (StEP) Iniziative» delle Nazioni Unite, una collaborazione fra istituzioni internazionali, governi, università e industrie allo scopo di sviluppare politiche gestionali sostenibili dei rifiuti elettronici.
    Questa cooperazione ha permesso anche la produzione di una mappa interattiva che permette di consultare e confrontare i dati annuali relativi a questi rifiuti di 184 paesi. La mappa ha permesso anche di visualizzare in che modo viaggiano questi rifiuti e si è visto, ad esempio, che i telefonini cellulari hanno come destinazioni finali prevalentemente Hong Kong e i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, in particolare Paraguay, Guatemala, Panama, Perù e Colombia mentre i computer, soprattutto portatili, prendono invece in buona parte la strada dei paesi asiatici, come Hong Kong, e del Medio Oriente, come gli Emirati Arabi Uniti e il Libano.
    In definitiva, una questione complessa vista la mole del materiale da gestire.
    Una questione che non può essere sicuramente risolta utilizzando le apparecchiature e non facendoci carico della gestione del rifiuto, quest’ultimo esportato, nelle sue componenti non nobili, nei paesi poveri dove l’approccio poco adeguato alla cosa ne determina una gestione superficiale con conseguenze catastrofiche nei confronti della salute dell’uomo e dell’ambiente che vive.
    Uno dei tanti lati oscuri di questo mondo dove la differenza tra ricchi e poveri, tra sviluppo e povertà ne fa da padrona.
    Quanto altro dovremo gridare prima di abituarci alle logiche di questo mondo malato fatto di ineguaglianze, disparità, finta democrazia? Dove sono i poteri forti che distruggono e non si fanno carico delle conseguenze?