La situazione del mare abruzzese

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    Dall’insieme delle rilevazioni ispettive ed analitiche si è evidenziato che la colorazione anomala dell’acqua è causata dalla proliferazione di alghe microscopicche monocellulari. Un fenomeno che non influenza la balneabilità del mare

    Da più di 10 giorni l’acqua di mare antistante il litorale Nord della costa teramana presenta una colorazione giallo-marrone. L’Arta segue la situazione dell’intero litorale marino-costiero della regione e ha effettuato prelievi di acqua di mare il 1° luglio, sul litorale di Alba Adriatica, e il 6 luglio sull’intera costa teramana. Dall’insieme delle rilevazioni ispettive ed analitiche si è evidenziato che la colorazione anomala dell’acqua è causata dalla proliferazione di alghe microscopicche monocellulari.
    All’inizio il fenomeno è stato causato dalla crescita demografica di una diatomea, generalmente delle dimensioni di pochi micron, comune nel nostro mare e che se abbondante conferisce all’acqua una colorazione giallastra. Le diatomee possono secernere e rilasciare nell’acqua una sostanza oleosa naturale, innocua per l’uomo e che, anche se sgradevole, non compromette in nessun modo le caratteristiche per la balneazione.
    Successivamente la diatomea è stata sostituita da una «fioritura» di peridinee o dinoficee, anch’esse alghe microscopiche per lo più unicellulari e flagellate, che rappresentano uno dei più importanti gruppi del plancton sia marino sia d’acqua dolce. Nel caso in esame la densità media di popolazione algale è risultata di 4 milioni di cellule per litro (in Emilia-Romagna sono stati trovati in passato anche qualche decina di milioni di cellule per litro, in acque particolarmente ricche di nutrienti azotati e fostatici).
    L’alga di cui trattasi non ha alcuna tossicità diretta per l’uomo e non incide sulla balneabilità, anche se rende l’acqua colorata di giallo-marrone. Dal momento che talune alghe microscopiche, in condizioni molto particolari di stress ambientale, potrebbero emettere tracce di biotossine che possono essere concentrate nei molluschi filtratori (cozze, telline e bivalvi in genere) in tali circostante soprattutto (ma sempre per le attuali disposizioni), l’unica precauzione da prendere è di non raccogliere e consumare molluschi (né crudi né cotti) in concomitanza di fenomeni eutrofici intensi e di non mangiare pesci pescati localmente e non eviscerati.
    Sempre il 6 luglio l’Arta ha effettuato il previsto monitoraggio mensile per la balneazione i cui risultati analitici sono consultabili sul sito Arta stesso e sul portale Acque del ministero della Salute.
    Nella settimana 6-12 luglio sono state evidenziate presenze di macro-alghe, a tratti, lungo il litorale abruzzese, e il fenomeno ha assunto un’importante entità solo a sud del porto di Pescara. Si tratta della comune Ulva lactuca, conosciuta anche come lattuga di mare, un’alga della famiglia delle Ulvaceae, comune in Adriatico e in tutto il Mar Mediterraneo.
    Anche questa proliferazione è causata dal caldo che incrementa l’attività metabolica (e quindi quella riproduttiva e di crescita), favorita anche dai nutrienti trasportati dal fiume Pescara. Si tiene a precisare che il fenomeno è naturale, non presenta rischi di sorta per l’uomo, si ripete da decenni ed è in diminuzione soprattutto da quando è stato ridotto o eliminato il fosforo dai detergenti: negli anni 80 e 90 il mare pescarese presentava ovunque distese formidabili di tali alghe.
    Per curiosità possiamo dire che con la lattuga di mare molti popoli fanno un ottimo compost per l’agricoltura e che a Venezia si produce una pregiata ed elegante carta-alghe. La presenza di macroalghe è meno fastidiosa di quella delle micro-alghe perché le prime possono essere raccolte ed avviate al compostaggio o a smaltimento, cosa impossibile a farsi con le alghe microscopiche. Il comune di Pescara, infatti, sta provvedendo alla ripulitura delle tonnellate di alghe spiaggiate nella zona sud.