Si rischia di privare i territori delle Autorità di bacino

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L'ultima esondazione del Fiora

Il provvedimento, se approvato, andrebbe ad incidere pesantemente sull’assetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, che attualmente è in capo alle Autorità di bacino, a cui norme successive hanno assegnato anche compiti e funzioni ulteriori rispetto a quelle inizialmente previste

Il Consiglio nazionale dei geologi si è espresso in relazione al Disegno di Legge «Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali» approvato in via definitiva dalla Camera nella seduta del 17/11/2014, ed attualmente all’esame della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato.
La proposta di revisione della parte terza del D. Lgs. 152/2006 in materia di difesa del suolo, conferma, ed in qualche misura aggrava, i macro accorpamenti operati dal D. Lgs 152/2006, che, di fatto, fanno coincidere le Autorità di bacino di rilievo nazionale istituite ai sensi della L. 183/89 con le costituende Autorità di bacino distrettuali.
Il provvedimento, se approvato, andrebbe ad incidere pesantemente sull’assetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, che attualmente è in capo alle Autorità di bacino, a cui norme successive hanno assegnato anche compiti e funzioni ulteriori rispetto a quelle inizialmente previste.
E a tal proposito, è infatti estremamente utile ricordare i compiti che la normativa tecnica di settore, emanata anche a seguito dei luttuosi fatti di Sarno (1998) e Soverato (2000), ha assegnato alle Autorità di bacino, compiti che spaziano dalla redazione dei Piani stralcio per l’assetto Idrogeologico (Pai) all’imposizione e gestione dei vincoli di inedificabilità sulle aree perimetrate a rischio elevato o molto elevato, dalla programmazione degli interventi di messa in sicurezza in regime ordinario ad una funzione di pianificazione e gestione delle risorse acqua e suolo.
Allo stato attuale, sicuramente le Autorità di bacino interregionali e regionali dispongono di un patrimonio di conoscenze, dati, informazioni ed esperienza dei sistemi di pianificazione del suolo e delle acque da salvaguardare.
La soppressione delle Autorità di bacino di emanazione regionale ed interregionale priverebbe il territorio delle uniche strutture esistenti in grado di inquadrare la pianificazione e, in generale, i processi della complessa dinamica dell’acqua e del suolo, come è corretto che sia, nell’ambito dei bacini idrografici di riferimento.
Non si possono privare i territori di queste strutture che rappresentano un presidio tecnico fondamentale a tutela della residua integrità fisica del paese.
Ed è per tutte queste motivazioni che il Consiglio nazionale dei geologi chiede che la difesa del suolo vada stralciata, nel suo complesso, dalla proposta di Legge che riguarda la revisione del D. Lgs. 152/2006, e debba essere invece oggetto di uno specifico provvedimento normativo.
Il nostro territorio ha bisogno di un controllo, operato da tecnici specializzati, che possa garantire il contrasto all’attuale insostenibile ed irresponsabile uso del suolo alla base delle tante catastrofi che siamo purtroppo chiamati a commentare quotidianamente evitando di approcciarci agli eventi in maniera emergenziale bensì operando una diffusa prevenzione in regime ordinario che possa consentire di raggiungere l’obiettivo prioritario della messa in sicurezza del territorio evitando sprechi di risorse economiche e tecniche.
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