Note

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(1) Gianni Mattioli e Massimo Scalia: «Nucleare. A chi conviene? Le tecnologie, i rischi, i costi». Edizioni Ambiente. Milano. 2010

(2a) «Joint science academies’ statement: Global response to climate change», 7 giugno 2005. È lo statement rivolto al G8 di Gleanagles dalle Accademie delle Scienze dei Paesi del G8, più quelle di Cina, India e Brasile.
(2b) «Joint science academies’ statement: Energy Sustainability and Security», 14 giugno 2006. È lo statement rivolto al G8 di S. Pietroburgo. Entrambi sono reperibili on line.
(3) Uno rapporto molto approfondito sul passaggio all’instabilità climatica, basato su studi e su oltre dieci anni di campagne di misure, in Antartide come nel golfo di Maracaibo, è stato presentato nel 2002 dal National Research Council della National Academy of Science degli Stati Uniti. Il rapporto, intitolato: «Abrupt Climate Change. Inevitable Surprises», ha avuto sicura eco negli statement riportati in (2).
(4) È nel rapporto 2001 che l’Iaea già lamenta il declino del nucleare in tutto il mondo: «L’entrata in linea di sei nuovi reattori nel 2000 rappresenta solo il 3% circa della capacità aggiuntiva globale di produzione di elettricità nel 2000. Le proiezioni mostrano che questo andamento è atteso anche per il prossimo futuro, nel qual caso la quota di energia elettronucleare prodotta andrebbe in declino nel prossimo decennio». Da allora per il nucleare è andata ancora peggio.
(5) Con il recepimento della Direttiva UE 70/11 tramite il D.lgs n. 45/2014 sono stati messi a punto gli strumenti normativi per il decommissioning degli impianti nucleari. Agli incredibili ritardi cumulati a causa del Decreto «Scanzano», che nel 2003 causò la giusta ribellione di tutta la Basilicata, e poi del tentativo di rilancio del nucleare nel 2008, si aggiunge adesso quello del Governo che non ha ancora presentato in sede Ue il richiesto Programma nazionale, cornice di tutti gli altri interventi. Si è però conclusa la procedura per la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il deposito dei rifiuti radioattivi di 1^ e 2^ categoria, proposti dalla Sogin e verificati da Ispra; spetta adesso ai Ministri competenti renderla pubblica, per le osservazioni previste da parte degli stakeholder. Non è stata ancora costituita la nuova autorità per la sicurezza nucleare, Isin, a presiedere la quale il Governo aveva proposto una persona priva delle competenze previste dalla legge e per di più indagata; ha dovuto fare un passo indietro.