Il lento deterioramento del Parco d’Abruzzo

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Con la denuncia il Comitato spera di «scongiurare la catastrofe, il cui simbolo evidente sta oggi nel progressivo declino delle preziosissime specie animali per cui all’inizio del secolo scorso questo parco era stato istituito: l’Orso marsicano e il Camoscio d’Abruzzo»

Più volte abbiamo denunciato le carenze in politica ambientale degli ultimi governi. Più volte abbiamo registrato una lenta e dolorosa deriva di caduta di efficienza e danni ambientali, da nord a sud. Purtroppo si deve registrare un crescente disinteresse sia della politica sia della società civile. I limiti della politica, in tema ambientale, sono sotto gli occhi di tutti e andando a verificare i richiami e le sanzioni europee, nessuno può dire che sono gli allarmi dei soliti ambientalisti: dalle norme sulla caccia alle inadempienze in tema di gestione dei rifiuti. La società civile, ormai imbambolata dall’enorme mole di notizie, di informazione e disinformazione, non riesce ad andare al di là di un mi piace o di un riferimento romantico e commovente sugli animali. I veri problemi, quelli che cambiano la nostra vita, sono lasciati fuori. E le Associazioni, pur apprezzandone lo spirito di sacrificio dei vari volontari, non riescono ad uscire dagli schemi di campagne ambientali ormai sperimentate e ripetitive.
Il settore che può essere considerato una cartina di tornasole sul livello della nostra sensibilità ambientale, è il settore dei Parchi. Anche questo oggetto di varie campagne da parte nostra.
Ora pubblichiamo una nota inviata dal Centro parchi internazionale che vuole essere un anticipo di un vero e proprio esposto che «verrà indirizzato alle varie autorità competenti, inclusa quella giudiziaria e contabile, ai media, alle associazioni ambientaliste, al mondo della cultura e alle organizzazioni sovranazionali. Le loro reazioni, o i loro perduranti silenzi saranno la più eloquente dimostrazione della effettiva situazione del parco, dei parchi, della natura, del paesaggio, dell’ambiente e dell’ecologia nella fase storica attuale. Tutti gli sviluppi di queste vicende verranno documentati e resi di pubblico dominio, come vivo e vero paradigma dell’Italia di oggi».
Un atto di accusa preciso sui danni che sta subendo il parco nazionale d’Abruzzo. Di seguito il testo.

 

«Dopo aver seguito lungamente, con profonda preoccupazione, la situazione di crisi del Parco nazionale d’Abruzzo, un tempo unanimemente ritenuto il più antico, importante e famoso d’Italia e considerato all’avanguardia a livello internazionale, e dopo aver ripetutamente constatata l’incapacità delle autorità preposte a porre rimedio a tale rovina, riteniamo di non poter continuare a limitare la nostra azione a singoli interventi, ma di doverci rivolgere alle istanze politiche e mediatiche nazionali e sovranazionali, con l’auspicio che ciò possa risvegliare le energie migliori per scongiurare la catastrofe, il cui simbolo evidente sta oggi nel progressivo declino delle preziosissime specie animali per cui all’inizio del secolo scorso questo parco era stato istituito: l’Orso marsicano e il Camoscio d’Abruzzo.
«Il primo endemismo, infatti, è giunto ormai alle soglie dell’estinzione (oltre una cinquantina di individui perduti nell’ultimo tredicennio, malgrado enorme dispendio di fondi pubblici ed europei, a causa del bracconaggio, del pascolo abusivo, dell’inconcludenza di costosi progetti di ricerca e dei continui diluvi di chiacchiere); mentre il secondo sta diminuendo nel parco, e addirittura, a causa di gravi errori di gestione, nella Val di Rose di Civitella Alfedena, che per lungo tempo ne era stata il rifugio inviolabile (anche se per fortuna, grazie alle provvide reintroduzioni del «periodo d’oro del Parco», risulta invece in forte incremento nelle altre montagne d’Abruzzo).
«Venuto meno un adeguato controllo del territorio da parte del servizio di sorveglianza; soppressi gli itinerari alto-montani festivi e notturni e i presìdi nei rifugi in quota; eliminata la campagna alimentare a sostegno della fauna nei periodi critici; subìta una conduzione etero-diretta da politica nemica, tecno-burocrazie ministeriali e poteri occulti, anche attraverso dipendenti infedeli e pseudo-direttori illegittimi; cancellata la memoria storica e dimenticati i riconoscimenti ai benemeriti del parco; disgregata la squadra atletica che aveva portato il nome del parco fin nei luoghi più remoti (Imalaya, Ande, Sahara, Kenya), effettuati ingiusti allontanamenti e illegittimi prepensionamenti; immiserito un personale sempre più demotivato, senza alcun corso di formazione e di aggiornamento, forzatamente trascinato nelle più assurde controversie; scardinata la rete dei centri visita e delle aree faunistiche che avevano introdotto in Italia un nuovo esempio dinamico di parco nazionale; soppresso il multidisciplinare centro studi ecologici appenninici; abolita l’università dei parchi dove si erano formati i migliori amministratori e gestori di aree protette; trascurati il giardino appenninico e l’arboreto che costituivano il miglior biglietto di presentazione e il fiore all’occhiello del parco; smantellato l’efficiente servizio urbanistico e ridotto a penosa e interminabile «telenovela» il piano del parco; mai effettuati gli imprescindibili abbattimenti di costruzioni abusive, e non utilizzati, né alienati gli immobili di pregio; dispersa la copiosa produzione scientifica e divulgativa d’avanguardia che aveva fatto del parco un positivo modello di riferimento europeo e mondiale; decomposto il servizio commerciale che assicurava crescenti introiti diretti e indiretti; isteriliti gli eccezionali rapporti a livello internazionale, dal gemellaggio con i massimi parchi stranieri (Adirondack-Usa, Bwindi-Uganda, Kruger-Sud Africa, Foresta Bavarese-Germania), all’alleanza con Yellowstone-Usa, padre di tutti i parchi; traditi gli alti obiettivi legati al prestigioso Diploma Europeo del Consiglio d’Europa; e l’elenco di insuccessi, fallimenti, inadempienze e inadeguatezze potrebbe continuare…
«Sintomatico il fatto che, come espressamente lamentato dai vertici dell’Ente parco, in questa profluvie di inattività la situazione finanziaria non risulti affatto migliorata, ma peggiorata. In questo quadro desolante, reso ancor più fosco dal pervicace silenzio di gran parte delle associazioni para-ambientaliste (alcune delle quali evidentemente complici, o compiaciute dello sfacelo del parco) appare non solo opportuno, ma doveroso e urgente richiamare tutte le meritorie iniziative e interrogazioni recenti (Bonelli, Zanon, Melilla e Zaratti), le indagini e verifiche europee avviate ma non concluse, sollecitando la più volte auspicata inchiesta parlamentare, chiamando in causa le forze politiche attive e risvegliando il senso civico del mondo della cultura anche a livello internazionale, attraverso documentazione inequivocabile diffusa in più lingue, in tempi e modi appropriati. Ulteriori approfondimenti con allegati seguiranno prossimamente.