I colori profondi del Mediterraneo

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Sono 900 i punti di immersione e 50 le campagne oceanografiche condotte, dal 2007 in poi, dai ricercatori dell’Ispra, per arrivare a selezionare le 90 fotografie più rappresentative di questi ambienti marini profondi, raccontate e spiegate nelle 165 pagine di questo volume di pregio

Le profondità del Mare Nostrum per la prima volta esplorate nel dettaglio, un patrimonio scientifico e culturale di immenso valore messo a disposizione della collettività, in una serie di fotografie che mostrano cosa si trova nelle viscere del Mediterraneo, tra i 50 e i 400 metri di profondità.
È questo quello che racconta «Colori profondi del Mediterraneo», il libro fotografico che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha presentato a Venezia, in occasione di Expo Aquae Venice.
Sono 900 i punti di immersione e 50 le campagne oceanografiche condotte, dal 2007 in poi, dai ricercatori dell’Istituto, per arrivare a selezionare le 90 fotografie più rappresentative di questi ambienti marini profondi, raccontate e spiegate nelle 165 pagine di questo volume di pregio.
Sono più di 10 anni, infatti, che l’Ispra si è dotata di strumentazioni d’avanguardia che hanno permesso un’importante attività di ricerca lungo i ricchi fondali profondi del Mediterraneo.
Grazie alla sua nave, la R/V Astrea, e ad un sofisticato robot filoguidato, un Remotely operated Vehicle (Rov), in grado di raggiungere elevate profondità e di acquisire foto, filmati e piccoli campioni di organismi marini, i ricercatori hanno esplorato i nostri mari, lungo tutte le regioni costiere italiane, ad una profondità mai raggiunta prima.
Centinaia le ore di filmati e migliaia le immagini fotografiche che sono state analizzate per studiare queste zone profonde e quello che è venuto fuori è stato lo scoprire luoghi inaccessibili e inospitali ma ricchi di vita e di colore.
Prima, non si sapeva nel dettaglio cosa si trovasse nel Mediterraneo a queste profondità; si ipotizzava che scendendo più a fondo gli ambienti divenissero poveri e bui.
Bene, quello che si è scoperto, invece, sono stati veri e propri hotspot di biodiversità, caratterizzati dalle cosiddette «Foreste animali», ambienti dove ancora penetra un barlume di luce e dove domina la componente animale, fatta di organismi strutturanti, creature sessili ed erette che creando con le loro forme massive e arborescenti nuovi spazi, anfratti e nicchie, richiamano ed ospitano altri organismi.
Gli attori principali di questi ecosistemi profondi sono le spugne ed i coralli i quali fungono da sostegno e attirano a sé una ricchissima fauna associata, fatta di pesci, molluschi, crostacei, echinodermi in un ambiente dove ogni organismo trae giovamento dalla presenza dell’altro, in un continuo scambio di energia.
Un volume fotografico di pregio volto a divulgare le scoperte fatte in questi anni dall’Ispra, istituto che ha condotto un lavoro complesso fatto di ricerca, passione e dedizione che però ha dato i suoi frutti, portando alla luce ambienti inattesi e straordinari per la ricchezza dei loro paesaggi e per la varietà delle specie che li popolano.
Un volume che ha l’intento di comunicare i risultati di questo lavoro al pubblico, coniugando il rigore scientifico con un linguaggio divulgativo e andando a raccontare anche i segni, quasi mai piacevoli, del passaggio dell’uomo.
In un mare dove si alternano gorgonie bianche, gialle e coralli rossi mosse da pesci come lo scorfano, la rana pescatrice, la murena, la ricciola, il pesce luna, la cernia gigante fino a trovare il gattuccio e lo squalo vacca, nonché crostacei come l’aragosta di profondità e molteplici tipologie di spugne, si scovano reti abbandonate che arrivano a spezzare i rami dei coralli nonché copertoni e bidoni che diventano rifugio per crostacei e pesci, fino alle buste di plastica e le bottiglie, il cui impatto è tale da trovarle anche in canyon a 450 metri di profondità.
Un uomo che continua a imporre la sua impronta sull’ecosistema nel quale vive distruggendolo o comunque deteriorandolo. Se vogliamo che anche i nostri figli abbiano l’opportunità di ammirare queste meraviglie, e non più solo guardarle in foto, in queste splendide foto, sarà bene ripensare il modo di concepire la nostra interazione con l’ambiente circostante.