Osservare le cose non è interpretarne il senso

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La semplificazione delle procedure per fare le cose e il riduzionismo concettuale applicato all’interpretazione della realtà, hanno ormai messo radici profonde nei significati delle nostre relazioni, sia quelle con i nostri simili, sia quelle con la Natura (la cui complessità, invece, permetterebbe, se affrontata, di riflettere in essa la nostra identità, il nostro vissuto e le nostre ricerche, senza dover pagare un pacchetto turistico solo per toccare con mano le forme, rimaste senza senso, di paesaggi esclusivi).

Nelle prime esperienze di educazione ambientale, per i giovani delle scuole, e di formazione professionale o culturale, per gli adulti, si simulavano situazioni che, per analogia, offrivano momenti di riflessione sull’ambiente naturale e di riconoscimento della complessità come condizione essenziale per la tenuta dei suoi equilibri vitali.
I partecipanti a quelle esperienze erano invitati, per esempio, a sperimentare l’equilibrio che si crea quando ognuno si trovava a occupare una propria posizione, dopo aver formato un cerchio e aver messo in tensione una corda, srotolata e lasciata libera di scivolare, passando più volte e in direzioni diverse, fra le mani di tutti i partecipanti, senza seguire un ordine.
Il sistema di vincoli mobili che si veniva a creare, nella sua pur limitata complessità, tratteneva ognuno in equilibrio nella sua posizione. Anche in presenza di movimenti casuali dei singoli, si poteva verificare come il sistema, con opportuni aggiustamenti spontanei, continuasse a resistere senza collassare. Dunque, veniva presentato un esempio di sistema dinamico in equilibrio. Se, però, uno dei partecipanti, invitato a lasciare la presa della corda, si liberava da quei vincoli, tutto l’equilibrio di quel sistema veniva meno, con conseguenti sbandamenti da parte degli altri partecipanti e comunque con la distruzione della stabilità dinamica del sistema precedentemente messo in tensione. Molti, così, verificavano, in situazione, l’esistenza di un sistema fisico nel quale, la complessità assicurava un equilibrio dinamico, ma anche l’esistenza di una condizione nella quale un solo elemento, poteva annullare la tenuta di tutto un sistema di relazioni che pur aveva dato prova di una continua e affidabile resistenza.
In queste esperienze, non erano, però, molti quelli che, contemporaneamente, ne comprendevano anche il senso: la rottura dell’equilibrio, a seguito del venir meno anche di un solo elemento, avrebbe dovuto far prendere coscienza degli effetti, che di conseguenza possono alterare, nel caso dell’ambiente naturale, il suo equilibrio dinamico fino al collasso. La comprensione immediata del senso dell’analogia, non appariva scontata per molti dei partecipanti.

Alla ricerca di un equilibrio con soluzioni condivise