La depurazione a Molfetta è un disastro

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Nonostante i lavori di potenziamento da tempo autorizzati, l’impianto di depurazione di Molfetta è, al momento, quello che funziona peggio tra quelli che scaricano nel tratto di mare tra Molfetta e Bisceglie, non lontano da Torre Calderina

L’acqua è un bene comune fondamentale per la vita. Gli effetti dei mutamenti climatici, l’inquinamento, gli sprechi, la rendono una risorsa sempre più scarsa e al centro di gravi tensioni sociali in particolare nei paesi del sud del mondo ma anche in Italia è diventato urgente il problema della corretta gestione di questa risorsa che presenta varie criticità.
Ancora oggi nel nostro Paese 9 milioni di cittadini non sono serviti dalla rete fognaria, un milione beve acqua del rubinetto in deroga ai parametri di qualità per arsenico, boro e fluoruri, 18 milioni di cittadini scaricano i loro reflui nei fiumi, nei laghi e nel mare senza depurazione.
Ed è proprio su quest’ultimo punto che si sono concentrate le attenzioni di Goletta Verde 2015 che, a chiusura della sua campagna estiva, ha lanciato, lo scorso agosto, l’allarme depurazione e illegalità sulle coste mettendo in luce lo stato di salute del mare italiano.
Quello che venne fuori dalla campagna di monitoraggio fu che su 266 campioni di acqua analizzati dal laboratorio mobile di Goletta Verde, il 45% fosse risultato con cariche batteriche superiori ai limiti imposti dalla normativa. Un problema quello dell’illegalità nel mare e lungo i litorali che faceva registrare due infrazioni per ogni chilometro di costa.
E in Puglia la situazione non era certo differente…
Nove campionamenti su 30 riscontravano cariche batteriche elevate con un picco di criticità alle foci di fiumi, dei torrenti e degli scarichi a mare.
Seppure venne riscontrato che erano diminuiti i superamenti rilevati dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) sul refluo in uscita, gli interventi di potenziamento ed adeguamento per risolvere le criticità erano lenti.
Ed è alla luce di questa situazione generale che si muove il Dossier «Il sistema di depurazione dei reflui di Molfetta e la condotta sottomarina» redatto dal circolo Legambiente di Molfetta «Giovanna Grillo». 
E quello che ne viene fuori è che la depurazione a Molfetta va peggio che altrove con impianti mal funzionanti, opere mai entrate in esercizio e, all’orizzonte, il pasticcio della condotta sottomarina.
Un corposo dossier sul ciclo di gestione dei reflui di Molfetta, occasione data dal procedimento di Valutazione di impatto ambientale (Via) relativo alla condotta sottomarina prevista presso Torre Calderina, presentato da Legambiente alla Regione Puglia e agli altri Enti competenti.
Dati, numeri, percentuali su di un sistema di depurazione che a Molfetta non funziona affatto e che vede, nonostante la presenza degli impianti, i liquami scaricati a mare senza adeguati trattamenti di depurazione.
Quelli che vengono analizzati sono i dati di Arpa Puglia riferiti all’intero anno 2015, dati che non lasciano dubbi, il depuratore di Molfetta continua a registrare gravi problemi e, soprattutto nel mese di dicembre non risulta aver funzionato per nulla. Ma allora, qual è lo stato della depurazione a Molfetta?
Nonostante i lavori di potenziamento da tempo autorizzati, l’impianto di depurazione di Molfetta è, al momento, quello che funziona peggio tra quelli che scaricano nel tratto di mare tra Molfetta e Bisceglie, non lontano da Torre Calderina. Su questa striscia di mare, infatti, convergono gli scarichi di Ruvo-Terlizzi, Corato e Bisceglie, oltre a quello molfettese. Ebbene, se per gli altri depuratori le analisi evidenziano solo sporadici superamenti dei limiti, per lo scarico di Molfetta quasi il 60% dei campioni analizzati ha registrato valori ben oltre i parametri di legge. Si tratta di inquinanti che arrivano a superare anche di oltre 10 volte i valori limite di concentrazione in riferimento a solidi sospesi e altri indicatori, come la Biochemical oxygen demand (Bod) e Chemical oxygen demand (Cod), usati dai biologi per calcolare la quantità di sostanza fecale «sfuggita» dal depuratore e sversata direttamente in mare.
Marco Di Stefano, presidente del circolo Legambiente di Molfetta, afferma: «Il Comune di Molfetta paga oggi lo scotto più grande non solo perché sul proprio territorio sono ubicati gli scarichi di altri quattro Comuni viciniori, ma anche per responsabilità proprie, visto che è il suo depuratore a presentare i problemi più grandi. La beffa è ancora più dolorosa se agli impianti di depurazione qui presenti si aggiungono i due impianti di affinamento delle acque reflue e le infrastrutture irrigue per il loro riutilizzo in agricoltura: tutto pronto da anni, finanziato a suon di milioni di euro dall’Unione europea, ma mai entrato in funzione».
In fermento, intanto, le procedure per la realizzazione di un’ennesima opera del sistema di depurazione a Molfetta, la condotta sottomarina, progetto di annosa e intricata memoria. Anche quest’opera, infatti, prim’ancora di nascere, evidenzia anomalie e suscita perplessità che, per l’associazione ambientalista locale, bisognerebbe prendere in considerazione prima che sia troppo tardi.
Si tratta di perplessità sull’opera che sono state evidenziate anche dal comitato tecnico della Regione Puglia che ha già dato parere negativo all’opera il 16 febbraio scorso e questo perché se realizzata, la condotta, concentrerà al largo di Molfetta il più grande scarico della Puglia dopo quelli del comune di Bari (Bari est e Bari ovest). In definitiva, una situazione inammissibile dove si vuole spingere un progetto che risulta non solo insostenibile per l’ecosistema marino, ma anche inopportuno per la già delicata qualità delle acque mal depurate a Molfetta.