Tutta colpa della mancata prevenzione

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foto Ingv
Mappa della pericolosità sismica con gli eventi della sequenza in corso sovrapposti.

Una scossa di terremoto avvertita distintamente in tre regioni del Centro Italia, in una zona ad alta sismicità. Intervista al prof. Alessandro Martelli. «Bisogna premere, premere, premere e bisogna essere ottimisti. Gli italiani devono svegliarsi e pretendere sicurezza; la politica non si sveglia perché se gli italiani non pretendono tutela la politica si «adegua» volentieri a questa richiesta»

È accaduto stanotte quello che per certi versi ricorda quanto accaduto nel 2009 a L’Aquila.
Un forte sisma tra Lazio, Marche e Umbria che nella notte ha portato paura, crolli, feriti, vittime e un comune, quello di Amatrice, in provincia di Rieti, e una frazione, Pescara del Tronto nelle Marche, praticamente distrutti e ridotti a cumuli di macerie.
33, 73, 120 le vittime sempre in aumento ad ogni bilancio della Protezione civile, lascia presupporre che non sarà presto chiuso questo numero…

Una scossa di terremoto avvertita distintamente in tre regioni del Centro Italia, in una zona ad alta sismicità; un sisma che ha avuto una magnitudo di 6,0, una profondità di 4 km.
Una prima scossa, quella più forte, di magnitudo 6, avvenuta nel cuore della notte alle 3,36 con epicentro vicino Accumoli (Rieti) e una seconda di magnitudo 5,4 registrata alle 4,33 con epicentro tra Norcia (Perugia) e Castelsantangelo sul Nera (Macerata).
E intanto la terra continua a tremare…
Abbiamo rivolto qualche domanda ad Alessandro Martelli, ingegnere sismico e presidente del Gruppo di lavoro isolamento sismico (Glis).

Perché in Italia si muore ancora a causa di terremoti in zone registrate ad alta sismicità?
Il 70-80% delle costruzioni esistenti non sono in grado di poter reggere ai terremoti che potrebbero colpire la zona nella quale l’edificio insiste e questa non è fantascienza, si tratta di terremoti già avvenuti in passato. Questo dato minimo del 70% poi aggravato dalla cattiva costruzione, nonostante i buoni progetti, deriva dall’evoluzione della classificazione sismica del territorio italiano, dove per classificazione sismica si intende la stima della pericolosità, Altro elemento importante nella sismica è la vulnerabilità che è invece la capacità di poter resistere ad un dato terremoto. Se uno guarda alla classificazione sismica come si è evoluta in Italia, vede che l’Italia cominciò ad essere classificata solo dopo il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 e per molti anni si procedette classificando nuove zone e considerandole sismiche solo a terremoto avvenuto. Nel 1980, prima del terremoto dell’Irpinia, era classificato sismicamente solo il 25% del territorio italiano che diventò 43% l’anno successivo per poi arrivare al 70% dopo il terremoto del Molise e delle Puglia avvenuto nel 2002. Molte delle costruzioni fatte prima del 1980 non sono in regola con le norme antisismiche ma la normativa non impone di intervenire. Noi siamo un Paese nel quale non si demolisce mai niente e non si riesce a privilegiare la sicurezza rispetto a principi di conservazione e questo anche per strutture non monumentali. Il vecchio va demolito e ricostruito con tecnologie moderne e sicure o, in alternativa, si potrebbe procedere andando a rinforzare le strutture esistenti con sistemi d’avanguardia come l’isolamento sismico o la dissipazione di energia e altri sistemi, tra l’altro anche molto usati ad esempio a l’Aquila. Edifici nuovi o migliorati con l’isolamento sismico ma il problema è che questo approccio lo si ha sempre dopo l’evento e invece queste tecniche devono essere applicate prima che avvengano le catastrofi.

Cosa si è fatto per rendere l’Italia sicura?
Si è fatto pochissimo ma gli italiani hanno i rappresentanti delle istituzioni che si meritano perché il problema è alla base ossia alla mancanza di percezione del rischio, di quello sismico ma anche di quello idrogeologico, che deriva dal fatto che la gente ha poca memoria e si accontenta di poco invocando il buon Dio. Finché la gente non capirà, eleggerà sempre gente che non saprà dare il giusto valore alla prevenzione e questo andando a creare un circolo vizioso di non tutela pubblica. Quello che si fa in Italia è passare da un’emergenza all’altra, spendendo un mucchio di soldi e permettendo di agire in emergenza ossia senza regole e questo dando grande agio a ciarlatani senza scrupoli, cose note avvenute anche nella ricostruzione dell’Aquila. Si dice che non ci sono soldi, questo è quanto afferma la politica, ma quando si interviene dopo l’evento si spende molto di più rispetto a quello che si sarebbe dovuto spendere intervenendo prima e facendo, a posteriori, anche la conta dei morti.

Quale il ruolo dei geologi nella gestione del territorio?
Il ruolo del geologo è importante ma non basta solo il geologo a garantire sicurezza, bisogna che ci siano tre figure, il geologo, l’ingegnere e l’architetto che interagiscano tra di loro. Il rischio è composto da tre fattori principali che sono la pericolosità, quanto si muove il terreno, e questo è competenza del geologo, la vulnerabilità, la capacità delle strutture, e questo è compito dell’ingegnere, e poi c’è l’importanza della struttura, e questo è compito dell’architetto. Questa interazione è una cosa molto importante ma non sempre le tre figure riescono a dialogare tra loro.

Cosa si può fare nell’immediato e nel prossimo futuro affinché si possa vivere sicuri?
Bisogna premere, premere, premere e bisogna essere ottimisti. Gli italiani devono svegliarsi e pretendere sicurezza; la politica non si sveglia perché se gli italiani non pretendono tutela la politica si «adegua» volentieri a questa richiesta. Un ruolo chiave in questo scenario è il ruolo dei media; in Giappone avvengono terremoti ben più violenti, il Giappone è una terra in cui si investe in sicurezza, non si registrano morti e non se parla; in Italia si parla di qualcosa solo quando scappa il morto. Bene la stampa deve cambiare la mentalità della gente, modificando anche quella della politica, facendo informazione a 360° e formando la coscienza critica del lettore.