Dopo 10 anni la raccolta differenziata ha i conti più chiari

437
foto di A. Fiore

La quantificazione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti è ridotta in base alla quota percentuale di superamento del livello di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani raggiunto l’anno precedente. Se si raccoglie in maniera differenziata di più, i cittadini hanno un risparmio sulle tasse

Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 2016 le «Linee guida per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani». Perché sono importanti queste linee guida? Perché la quantificazione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti è ridotta in base alla quota percentuale di superamento del livello di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani raggiunto l’anno precedente. Se si raccoglie in maniera differenziata di più, i cittadini hanno un risparmio sulle tasse.
Le linee guida individuano due tipologie di rifiuti che concorrono al calcolo e una «frazione neutra».
I rifiuti differenziati: carta, metalli, plastica, vetro, legno, la frazione organica costituita dalla frazione umida e dalla frazione verde proveniente dalla manutenzione dei giardini e dei parchi destinati al compostaggio, compreso il compostaggio domestico, i rifiuti ingombranti, tessili, apparecchiature elettroniche, batterie, oli esausti, farmaci scaduti e altri ben definiti nelle linee guida. Al fine del calcolo della percentuale di raccolta differenziata sul totale di rifiuti prodotti devono essere considerati solo quei rifiuti che raccolti in modo separato potranno avere il loro codice merceologico ed entrare con certezza nella filiera del recupero di materia.
I rifiuti urbani indifferenziati: rifiuti indifferenziati, gli ingombranti e i rifiuti derivati dalla pulizia delle strade avviati allo smaltimento.
Per non penalizzare i comuni con particolari caratteri geografici è stata introdotta anche la frazione neutra: i rifiuti derivanti dalla pulizia delle spiagge marittime e lacuali e delle rive dei corsi d’acqua, oltre ai rifiuti cimiteriali.
Il calcolo della percentuale è molto semplice: rifiuti differenziati diviso la somma totale dei rifiuti (rifiuti urbano indifferenziati + rifiuti differenziati) moltiplicato per cento.
Queste linee guida, previste dal decreto legislativo 152/2006, si aspettavano da 10 anni; per quello che contengono sembra un tempo eccessivo e forse lo è, visto che nel frattempo le Regioni avevano adottato criteri non omogenei.
La raccolta differenziata più che un’attività necessaria a non fare aumentare le tasse è uno stile di vita. Come si può pensare di difendere l’ambiente in cui viviamo e la salute nostra e dei nostri figli se non contribuiamo alla riduzione dei rifiuti che andranno a riempire le discariche o ad alimentare un termovalorizzatore; termovalorizzatore costruito per smaltire i nostri rifiuti quotidiani. La raccolta differenziate rappresenta lo strumento importante dell’economia circolare, perché raccogliendo le singole frazioni in modo separato favorendo il trattamento specifico e la valorizzazione dei rifiuti che diventano risorse, tutto a vantaggio dell’ambiente e della nostra salute. Senza contare le ricadute economiche occupazionali che la gestione di queste materie genererebbe sui territori.
La raccolta differenziata per entrare nello stile di vita dei cittadini deve essere facilitata dando a tutti la possibilità di fare la differenza; non dando a nessuno la tentazione di far risvegliare la pigrizia di non differenziare. Non è pensabile che oggi ci siano stazioni di servizio nell’Autostrada che, negli spazi all’aperto, hanno un solo contenitore indifferenziato. Situazione analoga in alcune spiagge pubbliche dove non è possibile differenziare. Si spera che anche queste regole possano concorrere, sullo stimolo della riduzione dei tributi, a rendere più facile la raccolta differenziata da parte dei cittadini.