In Italia cave a canone… zero

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Per Legambiente occorre promuovere una profonda innovazione nel settore delle attività estrattive dove non è utopia pensare di avere più imprese e occupati nel settore, proprio puntando su tutela del territorio, riciclo dei materiali e un adeguamento dei canoni di concessione ai livelli degli altri Paesi europei. La sfida per i materiali di pregio è di mantenere in Italia le lavorazioni dei materiali, dove il tasso di occupazione è più alto

Canoni di concessione irrisori e in Valle D’Aosta, Basilicata, Sardegna si estrae gratis. Boom di export nei materiali lapidei, ma sempre meno lavoro in Italia.
Queste alcune conclusioni che emergono dal Rapporto Cave di Legambiente presentato oggi a Roma. Un rapporto che dal 2009 effettua un monitoraggio della situazione delle attività estrattive, e scatta una fotografia puntuale sui numeri e gli impatti economici e ambientali, delle regole in vigore nelle diverse regioni, individuando anche le opportunità che esistono puntando sull’economia circolare. Nel Rapporto vengono raccolte non solo storie da tutta Italia, che raccontano l’impatto sul paesaggio italiano, ma anche buone pratiche realizzate nella penisola ed esempi virtuosi riguardanti la gestione dell’attività estrattiva, in sotterraneo e con contestuale recupero delle aree, e il recupero delle cave dismesse per creare parchi e ospitare attività turistiche, ma anche di cantieri dove si sono usati materiali provenienti dal riciclo invece che sabbia e ghiaia.
Quello che il Rapporto evidenzia è che bisogna avanzare una sfida in tema di economia circolare che riguarda anche il mondo delle attività estrattive, perché è possibile ridurre il prelievo di materiale e l’impatto delle cave nei confronti del paesaggio dando una nuova vita ad una cava dismessa e percorrendo la strada del riciclo degli aggregati.
Una realtà che è già molto diffusa in tanti paesi europei che hanno deciso di puntare sul riciclo degli inerti e che anche in Italia si manifesta con alcuni, anche se ancora troppo sporadici, esempi virtuosi.
La normalità nella nostra penisola è ancora rappresentata dallo scavare troppo e con impatti devastanti sull’ambiente e questo dalle Alpi Apuane alle colline di Brescia, da Trapani a Trani.
La crisi del settore edilizio degli ultimi anni ha fatto registrare una riduzione del numero di cave attive (-20,6% rispetto al 2010), ma sono ben 4.752 le cave attive e 13.414 quelle dismesse nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio. Se a queste aggiungessimo anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Friuli Venezia Giulia, Lazio e Calabria), il dato potrebbe salire ad oltre 14mila cave dismesse.
Sono poi 53 milioni di metri cubi la sabbia e la ghiaia estratti ogni anno, materiali fondamentali nelle costruzioni, 22,1 milioni di metri cubi i quantitativi di calcare e oltre 5,8 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti. In nove regioni italiane non sono in vigore piani cava e le regole risultano quasi ovunque inadeguate a garantire tutela e recupero delle aree.
Rilevanti sono, invece, i guadagni per i cavatori: 3 miliardi di Euro l’anno il ricavato dai cavatori dalla vendita di inerti e pietre ornamentali a fronte di canoni di concessione irrisori (2,3% di media per gli inerti e Regioni in cui è gratis). Crescita record per il prelievo e la vendita di materiali lapidei di pregio, con esportazioni in crescita (2 miliardi di Euro nel 2015), ma si riduce il lavoro in Italia nel settore.
Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, dichiara: «Per Legambiente occorre promuovere una profonda innovazione nel settore delle attività estrattive dove non è utopia pensare di avere più imprese e occupati nel settore, proprio puntando su tutela del territorio, riciclo dei materiali e un adeguamento dei canoni di concessione ai livelli degli altri Paesi europei. La sfida per i materiali di pregio è di mantenere in Italia le lavorazioni dei materiali, dove il tasso di occupazione è più alto. Mentre per gli inerti l’obiettivo è di spingere la filiera del riciclo, che garantisce almeno il 30% di occupati in più a parità di produzione, e che può garantire prospettive di crescita molto più importanti e arrivare a interessare l’intera filiera delle costruzioni. Ma per realizzare ciò servono delle scelte e delle politiche chiare da parte di Governo e Regioni».
Riguardo al materiale cavato, dal Rapporto Cave emerge che la Lombardia è la prima regione per quantità cavata di sabbia e ghiaia, con 19,5 milioni di metri cubi estratto. Seguono Puglia (con oltre 7 milioni di metri cubi), Piemonte (4,8 milioni), Veneto (4,1) ed Emilia-Romagna con 4 milioni circa. Per quanto riguarda le pietre ornamentali, le maggiori aree di prelievo sono: Sicilia, Provincia Autonoma di Trento, Lazio e Toscana che insieme costituiscono il 53,4% del totale nazionale estratto. Le Regioni che invece cavano più calcare sono Molise, Lazio, Campania, Umbria, Toscana e Lombardia che superano singolarmente quota 1,5 milioni di metri cubi.
Inoltre nel dossier l’associazione ambientalista sottolinea anche un grave problema che è rappresentato dalla mancanza di piani cava in Veneto, Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Pr. Bolzano, Basilicata e Piemonte, dove sono previsti Piani Provinciali, mentre nella maggior parte delle regioni sono inadeguati i vincoli di tutela e mancano obblighi di recupero contestuale delle aree.
Rafforzare la tutela del territorio e la legalità attraverso una Legge quadro nazionale che stabilisca le aree in cui l’attività di cava è vietata e obblighi il recupero contestuale delle aree e la valutazione di impatto ambientale; stabilire un canone minimo nazionale per le concessioni di Cava per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio; ridurre il prelievo da cava attraverso il recupero degli inerti provenienti dall’edilizia, per andare nella direzione prevista dalle Direttive europee e riuscire così ad aumentare il numero degli occupati e risparmiare la trasformazione di altri paesaggi, queste le tre scelte per rilanciare il settore in chiave sostenibile.
Per scaricare il rapporto