Ripopolare un villaggio radioattivo?

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Iitate, il villaggio che si vuole ripopolare in Giappone è lontano dall’avere un grado di contaminazione accettabile. Il governo giapponese, l’Aiea e il Comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli effetti delle radiazioni atomiche (Unscear) non sono stati finora in grado di fornire stime delle dosi di radiazioni a lungo termine per i cittadini di Fukushima se dovessero tornare alle loro vecchie case

Ad un anno dalla cessazione delle compensazioni economiche ai cittadini evacuati, il governo giapponese ritirerà, e questo non più tardi del 31 marzo prossimo, l’ordine di evacuazione per 6mila cittadini da Iitate, villaggio che si trova a nord ovest dei reattori distrutti della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, nonché uno dei siti più pesantemente contaminati dal disastro nucleare del 2011.
Un problema quello legato ai livelli di radioattività riscontrati nelle case di Iitate che è stato al centro di una recente indagine condotta da Greenpeace Giappone e che ha fatto emergere come tali livelli siano ben al di sopra degli obiettivi a lungo termine prefissati dal governo nipponico, con i livelli di esposizione annuali che, estesi nel corso della vita delle persone, presenterebbero un rischio superiore alle norme per i cittadini che torneranno nell’area.
Quello che accadde alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi l’11 marzo del 2011 ha rappresentato il più grave incidente nucleare dopo il disastro di Cernobyl, classificato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) al grado 7, il massimo grado della scala.
Quello che avvenne fu la fusione dei noccioli di tre reattori della centrale che comportò il rilascio di radioattività e l’evacuazione di circa 150mila persone che furono costrette ad abbandonare le loro case per sfuggire alla contaminazione radioattiva.
La fine di marzo 2017 segna la data in cui per la prima volta dal 2011, gli abitanti di Iitate, nella prefettura di Fukushima, saranno in grado di tornare alle loro case. Il governo giapponese ha infatti fissato questa data per cancellare gli ordini di evacuazione.
Tuttavia, per gli oltre seimila cittadini di Iitate, rimane incertezza e ansia.
La prefettura di Iitate ha un territorio di 200 chilometri quadrati, il 75 per cento dei quali costituito da foreste montane. I livelli di radiazione rilevati nelle foreste, parte integrante della vita dei residenti fino a prima dell’incidente nucleare, sono paragonabili ai livelli attuali all’interno della zona di esclusione di 30 km a Cernobyl, una zona che più di 30 anni dopo l’incidente rimane ancora interdetta alla popolazione.
Gli sforzi di decontaminazione del governo giapponese si sono concentrati nelle aree immediatamente attorno alle case, ai campi agricoli e in strisce di 20 metri lungo le strade pubbliche. Questa decontaminazione ha già generato milioni di tonnellate di rifiuti nucleari, che ora si trovano in migliaia di siti sparsi in tutta la Prefettura, ma non ha comunque ridotto il livello di radioattività a livelli di sicurezza. Per le persone che devono prendere una decisione per il ritorno, una domanda fondamentale che le autorità giapponesi continuano ad ignorare è a quale dose di radiazioni saranno esposti, non in un anno, ma nel corso di decenni, e cioè nel corso della loro vita.
Ed è proprio per dare una risposta a questa domanda che Greenpeace ha inviato un team di radioprotezione nell’area. Greenpeace ha effettuato analisi in quest’area sin dalla fine del marzo 2011, quando ha chiesto per prima la sua evacuazione. Nell’ultima campagna di misure condotta nel mese di novembre 2016, l’obiettivo era quello di effettuare migliaia di misure di radioattività nelle zone di Iitate ricomprese nell’Area 2, il settore che vedrà cancellato il suo ordine di evacuazione a fine marzo 2017, secondo quanto stabilito dal governo giapponese.
Oltre ai dati misurati, che hanno fornito una media ponderata per le zone, il lavoro di indagine ha riguardato anche il campionamento del suolo con l’analisi in un laboratorio di Tokyo, la misurazione degli «hot spots» (i cosiddetti «punti caldi») di contaminazione radioattiva e il recupero dei dosimetri che erano stati installati in due case nel febbraio del 2016.
La media ponderata per l’esposizione a radiazioni nelle case oggetto dell’indagine indicano chiaramente un rischio elevato per i cittadini che dovranno tornare a Iitate. L’intervallo misurato per le dosi è stato tra 39 mSv e 183 mSv, valori che non includono la dose di esposizione alle radiazioni naturali attesi nel corso della vita, né le dosi interne ed esterne ricevute nei giorni, settimane e, nel caso di Iitate che non fu immediatamente evacuata, parecchi mesi dopo l’incidente nucleare del marzo 2011.
Questi valori sono a fronte di quelli raccomandati dalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni (Icrp) che prevedono una dose massima annuale per la popolazione di 1 mSv all’anno.
Il governo giapponese, l’Aiea e il Comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli effetti delle radiazioni atomiche (Unscear) non sono stati finora in grado di fornire stime delle dosi di radiazioni a lungo termine per i cittadini di Fukushima se dovessero tornare alle loro vecchie case.
Una situazione nella quale Greenpeace richiede che:
– il governo giapponese non sforzi il ritorno dei cittadini nella prefettura di Fukushima senza ascoltarli e senza effettuare una completa analisi scientifica, che includa i potenziali rischi dell’esposizione a radiazioni nel corso della vita;
– il governo istituisca un processo completamente trasparente per consultare i residenti sulla politica di evacuazione, e aprire un forum per i cittadini che includa tutti gli sfollati;
– il governo fornisca pieno sostegno finanziario agli sfollati e prenda misure per ridurre l’esposizione alle radiazioni sulla base del principio di precauzione, consentendo ai cittadini di decidere se tornare o trasferirsi altrove senza alcuna costrizione o coercizione finanziaria.
Un’emergenza radiologica molto complessa che presenta un elevato grado d’incertezza e rischi non adeguatamente valutati, il che significa che non c’è alcun ritorno alla normalità a Iitate, nella prefettura di Fukushima.

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