Via, la Conferenza Stato-Regioni dice «No»

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«La Via venga condotta sul progetto definitivo (come viene stabilito dalla normativa vigente che si intende smantellare), che consente di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, e non dal progetto di fattibilità, impreciso e lacunoso, che può servire invece nella prima fase istruttoria»

È arrivato il parere della Conferenza Stato-Regioni relativamente all’Atto di governo (Ag) n. 401, di riforma della Valutazione di impatto ambientale (Via). Un parere che risulta essere negativo, con richiesta perentoria di numerosi emendamenti all’Ag, spesso coincidenti con quanto osservato dalle principali associazioni ambientaliste italiane (Accademia Kronos, Aiig, Associazione Ambiente e Lavoro, Cts, Enpa, Fai, Federazione Pro Natura, Fiab, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, Sigea, Vas, Wwf) mobilitate per chiedere il ritiro del provvedimento o una sua radicale riscrittura.
Quello che avevano denunciato pochi giorni fa le associazioni ambientaliste era legato al fatto che se non ci fosse stato un radicale ripensamento del provvedimento «I cittadini, la Pubblica amministrazione e il nostro territorio subiranno le conseguenze ambientali ed economico-finanziarie delle valutazioni ambientali “farsa” proposte nello schema di decreto legislativo elaborato dal ministero dell’Ambiente».
Un Ag che, come pensato dal Ministero, creava una procedura farraginosa e poco trasparente, su elaborati approssimativi, duplicando le fasi autorizzative sui progetti di opere e impianti, favorendo i progettisti e non la corretta informazione e partecipazione dei cittadini con un «progetto di fattibilità» vago che, una volta autorizzato, vede il percorso, per il proponente dell’opera o dell’impianto, in discesa, modello questo che, come hanno ammonito le associazioni, è stato il modus operandi per 15 anni nella definizione delle «infrastrutture strategiche».
Quello che chiedevano le associazioni ambientaliste era sostanzialmente legato a tre punti ossia che:

– la Via venga condotta sul progetto definitivo (come viene stabilito dalla normativa vigente che si intende smantellare), che consente di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, e non dal progetto di fattibilità, impreciso e lacunoso, che può servire invece nella prima fase istruttoria;
– la Commissione tecnica di Via venga sottratta dal controllo politico del ministro dell’Ambiente ma vada selezionata con procedure di evidenza pubblica tra esperti qualificati del mondo della ricerca e dell’università;
– non si riduca l’Amministrazione pubblica a una sorta di sportello a chiamata per le esigenze e interessi dei progettisti e delle aziende di costruzione favorendo invece un confronto tecnico basato su una corrette e completa informazione e partecipazione dei cittadini nelle varie fasi di definizione progettuale.

Perché la definizione del provvedimento Via deve estendersi alla finalità di proteggere la salute umana, contribuendo con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedendo al mantenimento delle specie e conservando la capacità di riproduzione dell’ecosistema. Il bene ambiente deve essere centrale nelle valutazioni su progetti e impianti, perché da questo dipende il nostro benessere, la salvaguardia delle generazioni future, la credibilità della Pubblica amministrazione.
Di Via si è parlato anche ieri a Palazzo Chigi dove si è tenuto un incontro tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, e Donatella Bianchi, Presidente del Wwf Italia, Rossella Muroni, Presidente di Legambiente e Giuseppe Onufrio, Direttore di Greenpeace.
Prosegue dunque il percorso della normativa sulla Via in corso di discussione parlamentare.