Città inquinate? Andiamo in montagna…

1201
montagna aria salute

La climatoterapia montana nella lotta alle patologie da inquinamento urbano. Il punto e lo stato dell’arte nelle terapie. Come affrontare le vecchie e nuove malattie respiratorie (asma, bronchiti croniche, tubercolosi, ecc.). Appello a valorizzare con moderne ricerche il potenziale terapeutico delle aree montane sempre più abbandonate


Mentre la Based Evidence Medicine mette in luce la potenza e le debolezze delle cure moderne nella lotta all’asma severo allergico, alle bronchiti croniche e alla tubercolosi (che comincia a resistere agli antibiotici), dagli ultimi centri attivi di ricerca sulle montagne europee (Briançon, Carpazi, Davos, Appennino molisano) giungono notizie di risultati a volte straordinari come la remissione di forme severe di asma con bombole di ossigeno al seguito, e anche di remissione di forme acute di tubercolosi resistente agli antibiotici (come ai tempi della Montagna Incantata di Thomas Mann, quando ancora la Streptomicina non esisteva), oltre alla remissione di varie manifestazioni di stati allergici cortisone dipendente che durante soggiorni in altitudine sui 1.000 1.300 metri (da Briançon a Campitello Matese, Carpazi ucraini ecc.) regrediscono con riduzione dell’uso di antiallergici e di cortisonici.

Sui meccanismi d’azione della Climatoterapia d’altitudine intensivi studi sono in corso, con ricerche cliniche e di laboratorio presentate al Terzo incontro scientifico Altitudine e Salute tenutosi a Briançon il 13 e il 14 aprile, mentre sul passo del Monginevro una bella tempesta di neve si abbatteva sui viaggiatori.

Da mettere in evidenza in particolare gli studi condotti presso l’Antico Sanatorio oggi moderno centro clinico Les Acacias presentati dal Gruppo diretto dal prof. Denis Charpin dell’Università di Marsiglia. Successi terapeutici indubbi che cominciano a trovare anche nelle metodologie di ricerca avanzate conferme importanti, che presentano delle criticità, che ulteriori investigazioni policentriche interdisciplinari, su un più vasto campione di pazienti dovranno confermare per contribuire alla comprensione completa dei risultati delle ricerche recenti e di quanto riferito dai pazienti e dai tanti malati che hanno deciso di trasferirsi direttamente in Montagna con l’ossigeno naturale abbandonando la maschera per l’ossigeno artificiale, come raccontava durante la conferenza il vecchio manager di una delle cliniche briançonesi Jean Louis Galdino.

Si può intravedere un inversione di rotta nella tendenza all’abbandono delle aree montane verso le grandi città superpopolate e purtroppo come le cronache riferiscono superinquinate?

Si può ritornare ad una nuova economia montana fondata sulla climatoterapia, alleggerendo le grandi città con i suoi ospedali impegnati allo stremo, nella logorante cura delle malattie allergiche e respiratorie acute e croniche con costi umani sociali e finanziari per le famiglie e il sistema sanitario sempre più insostenibili?

Si possono proteggere i bambini allergici che nelle grandi città soffrono e stentano mandandoli in ottime scuole climatiche nelle montagne come a Briançon non solo per una buona scuola ma per una buona salute?

Un tema che non riguarda più solo la vecchia Europa e i Paesi industrializzati ma anche l’Africa che con il prof. Habib Douaguidell’Università di Algeri, Presidente della Società africana di Immuno-Allergologia, è in prima linea nella ricerca avanzata sui meccanismi immuno allergici che colpiscono oramai anche le popolazioni africane in particolare nelle grandi città, ma anche nelle campagne dove la fanno da padrone pericolose api con i loro pungiglioni avvelenati, capaci di scatenare crisi allergiche e anfilassi mortali.

Della Climatoterapia si continuerà a discutere a Kiev dal 16 al 19 maggio pv al 10° Simposio di Biofisica in Medicina su iniziativa del prof. Vadym Berevzosky dell’Istituto di Fisiologia dell’Accademia delle Scienze dell’Ucraina.

A Kiev come in tutta quella che fu l’Unione Sovietica particolare attenzione, viene dedicata alla biofisica e sempre di più alla Biochimica Quantistica, nel tentativo di chiarire i meccanismi delle interazioni tra segnali fisici (atmosferici elettromagnetici quantististici ecc.) fisiopatologia e terapia. A tal fine appaiono di attualità le ricerche del Gruppo di Novosibirsky diretto dal prof. Alexander Trofimov che nel 1988 validò presso il ministero della Sanità la metodica dell’Elettroagopuntura di Voll per il monitoraggio delle interazioni eliobiologiche intensamente studiate ad Est.

Questa tecnologia è stata utilizzata dal Gruppo di Climatoterapia dell’Istituto di Idrologia diretto dal prof. Baldassare Messina e dal prof. Marcello Grassi con una tesi di specializzazione del dottor Cimaglia sul Ruolo dei Parametri elettrici cutanei nelle Meteoropatie e con numerosi lavori scientifici che evidenziano, come variazione bioelettriche cutanee possano interpretare oltre alle meteoropatie, anche la capacità delle cure climatiche di rafforzare le difese organiche e il performance status con variazione di potenza bioelettrica dell’ordine del 30% che può aiutarci a capire gli eccezionali risultati clinici della climatoterapia che come le cure termali hanno difficoltà ha essere spiegati con il solo laboratorio biochimico (Avino, Valenzi altri).

Lo sviluppo di tecnologie mature di acquisizione dei parametri elettrici cutanei da parte del Team del Cirps del prof. Scalia del Cirps si auspica possa essere un volano per nuove ricerche che pongano su una base solida le evidenze talvolta stupefacenti delle cure climatiche.

Si ritornerà ai fasti alla Idroclimatologia medica che vide nel 1950 il Cnr pubblicare un volume di oltre mille pagine curato dal prof. Mariano Messini con tutta la Clinica Medica italiana coinvolta nelle ricerche e nella pubblicazione dell’opera?

Mentre la Medicina moderna consuma trionfi in tutti i campi di indagine e di trattamento, rimangono molte ombre nella cura delle malattie croniche in particolare respiratorie anche a causa delle reazioni avverse dello sviluppo industriale come l’inquinamento astmosferico. Una parte della risposta può venire dal rilancio delle cure climatiche di montagna come ha fatto mirabilmente Hassan Razzouk a Briançon dove ha dimostrato come vaste aree montane siano non solo una pregiata occasione per trekking e sci ma siano ancora oggi anche una preziosa opportunità per proteggere la salute in particolare quando comincia a perdere colpi sotto il peso di allergie e di asma severo che toglie il respiro e spesso la vita.

Nell’epoca della Ebm (Evidence Based Medicine), a parte i risultati storici e i tanti casi reali di successo dei senza fiato che buttano la maschera d’ossigeno, sarà bene che i Governi locali, nazionali e internazionali prestino attenzione non solo alla giusta politica di riduzione dell’inquinamento nelle aree urbane e industriali, ma anche a valorizzare con moderne ricerche il potenziale terapeutico delle aree montane sempre più abbandonate, (uno per tutti Pietracupa in provincia di Campobasso), negli anni Venti aveva 4.000 abitanti, negli anni Cinquanta 2.000 abitanti nel 2000 200 abitanti), dove malati cronici allergici respiratori a rischio di qualità e quantità di vita possano essere curati sottraendoli alle pressioni inquinanti che allarmano governi, opinione pubblica e in particolare i malati, come si legge in occasione dei blocchi del traffico autoveicolare delle grandi città europee.