Meno carne e formaggi aiuta noi e l’ambiente

1376
carne bistecca cibo

Greenpeace ha lanciato il nuovo rapporto e una campagna a livello globale con un obiettivo molto ambizioso, ma necessario e impellente ossia quello di ridurre la produzione e il consumo e di carne e prodotti lattiero-caseari del 50 per cento, a livello globale, entro il 2050


È stato pubblicato da Greenpeace il rapporto «Meno è meglio. ridurre carne e prodotti lattiero-caseari per una vita e un pianeta più sani», la visione di Greenpeace del sistema di produzione di carne e prodotti lattiero-caseari da qui al 2050.

Perché, dice Greenpeace, meno carne e prodotti lattiero-caseari hanno come effetto quello di migliorare il clima, salvaguardare le foreste e la biodiversità, permettere un consumo e un inquinamento minore dell’acqua, favorire il benessere degli animali, avere a disposizione più cibo per le persone e in generale una salute migliore.

Ecco perché Greenpeace ha lanciato il nuovo rapporto e una campagna a livello globale con un obiettivo molto ambizioso, ma necessario e impellente ossia quello di ridurre la produzione e il consumo e di carne e prodotti lattiero-caseari del 50 per cento, a livello globale, entro il 2050.

Il nostro Pianeta sta cambiando e il cibo è al centro di questi cambiamenti. Il 2017 è stato l’anno più caldo mai registrato e gli scienziati avvertono che la temperatura media globale sarà sempre più alta. Il sistema alimentare, comprese le variazioni d’uso del suolo collegate all’agricoltura, è attualmente responsabile di un quarto di tutte le emissioni di gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico. Se non facciamo nulla le emissioni di gas derivanti dal sistema agroalimentare rappresenteranno più della metà del totale delle emissioni derivanti dalle attività umane, a livello globale.

L’effetto di ciò che mangiamo e di come produciamo il nostro cibo diventerà sempre più impattante e una minaccia per la nostra sopravvivenza sulla Terra.

I prodotti di origine animale sono responsabili di circa il 60% delle emissioni climatiche legate al cibo. La carne e i prodotti lattiero-caseari sono gli alimenti con gli effetti più dannosi sul nostro clima e sull’ambiente in generale. Il sistema agroalimentare è inoltre responsabile dell’80% della deforestazione in atto in alcune delle foreste con più alto livello di biodiversità rimaste sulla Terra.

La nostra alimentazione è cambiata drasticamente negli ultimi decenni e sebbene permangano ampie differenze a livello regionale, l’aumento generale del consumo di prodotti di origine animale è un fenomeno globale.

Un aumento del consumo di prodotti di origine animale, cereali raffinati e zucchero che è stato associato all’aumento mondiale dell’obesità con un consumo di alimenti poco sani che rappresenta, a livello globale, uno tra i principali fattori di rischio di morte precoce e dell’insorgenza di malattie.

Con questo rapporto Greenpeace cerca di rispondere alla domanda: Cosa mangiamo? Analizzando le evidenze scientifiche che dimostrano come modificare il sistema alimentare globale possa salvaguardare la nostra salute e quella del Pianeta in cui viviamo. In particolare, Greenpeace si concentra su come ridurre la produzione e il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari possa contribuire a preservare il clima, la biodiversità e i sistemi idrici, migliorando al tempo stesso il benessere degli esseri umani.

Molti prodotti di origine animale hanno impatti negativi significativi a livello ambientale e sociale, rispetto a quelli di origine vegetale e la produzione di mangimi ha un impatto negativo significativo sulle foreste, sulle risorse idriche e sul clima e contribuisce all’insicurezza alimentare, dal momento in cui la terra viene utilizzata per nutrire gli animali invece che direttamente le persone.

Il numero pro capite di polli, maiali e bovini macellati, tra il 1961 e il 2009, si è più che triplicato raggiungendo nel 2009, oltre dieci animali macellati per ogni persona sulla Terra. Un tasso che se resterà invariato, quest’anno vedrà la macellazione di 76 miliardi di animali, elemento questo che ha anche valenze etiche dal momento che è necessario garantire il benessere a questi animali.

Insomma per Greenpeace, per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e garantire un clima sicuro entro il 2050, il mondo ha bisogno di una vera e propria rivoluzione nella produzione alimentare, oltre a decarbonizzare tutti gli altri settori e incrementare il sequestro del carbonio.

La scienza indica che cambiare le nostre preferenze alimentari optando per un’alimentazione ricca di prodotti di origine vegetale, permetterà di sfamare milioni di persone, riducendo i costi ambientali.

Quindi meno carne per combattere i cambiamenti climatici, la deforestazione, la distruzione della natura, per conservare l’acqua e la sua qualità, per migliorare la salute…

Una rivoluzione alimentare pretesa da Greenpeace che necessita di cambiamenti su vasta scala da parte di governi, aziende e singoli individui.

E quindi Greenpeace chiede alla politica di mettere fine a sussidi e politiche che sostengono carne e prodotti lattiero-caseari provenienti da allevamenti intensivi, di adottare politiche di riduzione della spesa pubblica per carne e prodotti lattiero-caseari provenienti da allevamenti intensivi adottando, quindi, politiche che guidino il cambiamento delle abitudini alimentari e dei modelli di consumo.

Una rivoluzione che in fondo deve partire da tutti noi… Greenpeace esorta infatti tutti ad usare la volontà e la creatività collettiva per ridefinire il modo in cui si mangia…