Confronto a distanza sul comportamento animale

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cane specchio coscienza

I noti etologi, Gordon G. jr Gallup e James R. Anderson hanno recentemente pubblicato un interessante articolo sui processi comportamentali intitolato «The “olfactory mirror” and other recent attempts to demonstrate self-recognition in non-primate species» (Behavioral Processes, 2018, 148: 16-19). In generale, mi trovo d’accordo con le loro critiche. Tuttavia, queste sono dovute alla lacuna nella ricerca scientifica creata dalla mancanza di riferimenti bibliografici appropriati e di menzione dei precedenti test ed esperimenti, che sono stati omessi nella ricerca pubblicata dalla dott.ssa Horowitz, del Dog Cognition Lab della Columbia University negli Usa, che i due esperti di comportamento animale criticano (Behavioral Processes, 2017, 143: 17- 24).

I due etologi hanno discusso il tipo di dati che sarebbero necessari per fornire prove definitive per l’auto-riconoscimento nei cani e in altre specie animali e che lo studio della dott.ssa Horowitz non ha fornito. Questa mancanza di prove potrebbe essere, almeno in parte, dovuta all’assenza di citazione dell’approccio che da me impiegato in uno studio precedente, pubblicato sulla rivista «Ethology, Ecology and Evolution», che ha portato a conclusioni ben diverse (Cazzolla Gatti, R. 2016. Self-consciousness: beyond the looking-glass and what dogs found there. Ethology Ecology & Evolution, 28:232-240).

In questo articolo spiego perché la dott.ssa Horowitz (2017) potrebbe aver ingannato anche l’analisi di Gallup & Anderson (2018) e aver riportato indietro i recenti sviluppi della ricerca etologica sulla cognizione animale.

Roberto Cazzolla Gatti, Ph.D. Associate Professor Biological Institute, Tomsk State University, Russia