Gli Invertebrati cambiano dimensioni per il caldo

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falena Spilosoma lubricipeda
La falena Spilosoma lubricipeda, comune in Belgio. Le comunità di falene in ambiente urbano sono in controtendenza rispetto al trend generale, essendo costituite da specie più grandi e più mobili rispetto alle aree naturali (foto di Maarten Jacobs)
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Uno studio internazionale, al quale hanno partecipato l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr e l’Università di Torino, dimostra che le dimensioni corporee degli animali invertebrati in futuro varieranno a causa del cambiamento climatico e dell’urbanizzazione. La scoperta, pubblicata su «Nature», fornisce indicazioni per una pianificazione accurata delle aree verdi urbane che possa mitigare l’effetto del riscaldamento globale sulle comunità animali

Insetti, ragni e crostacei in un prossimo futuro andranno incontro a variazioni delle loro misure corporee a causa del riscaldamento globale, a seconda che si trovino in città, in aree naturali o in zone frammentate e questo avrà conseguenze per le specie che di essi si nutrono.

Cambiamento nella taglia media nei dieci gruppi animali analizzati in relazione all’urbanizzazione

A sostenerlo, uno studio internazionale pubblicato sulla rivista «Nature» a cui hanno preso parte l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ise) e il Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi (Dbios) dell’Università di Torino.

La ricerca, svolta in Belgio e finanziata dal governo belga, ha preso in considerazione dieci gruppi di invertebrati in habitat terrestri e acquatici con temperature diverse a seconda del livello di urbanizzazione, più calde in città, a temperature intermedie in habitat agricoli, e meno calde in habitat naturali.

«I risultati mostrano che in generale le comunità animali sono costituite da specie progressivamente sempre più piccole all’aumentare della temperatura – spiega Elena Piano dell’Università di Torino -. Una temperatura ambientale più elevata, come quella che si trova in città, aumenta i tassi metabolici e le specie più piccole si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo le temperature corporee adatte alle loro attività: questo è vero soprattutto per gli animali invertebrati, la cui dimensione corporea è quindi legata all’intero ecosistema».

Daphnia magna, uno dei crostacei del plancton di maggiori dimensioni, spesso assente in stagni di aree urbanizzate, dove sono presenti solo specie di zooplancton di dimensioni ridotte (foto di Joachim Mergeay)

Le diminuzioni di dimensioni registrate dai ricercatori vanno dal 15% dei crostacei ostracodi al 20% dei coleotteri e dei ragni erranti, fino al 45% dei crostacei cladoceri, i quali costituiscono un elemento importante del plancton d’acqua dolce. «Gli ambienti urbani sono però caratterizzati, oltre che da temperature maggiori rispetto alle aree naturali limitrofe, anche da un’elevata frammentazione degli habitat disponibili, con piccole aree naturali separate da vaste aree completamente antropizzate – prosegue Diego Fontaneto, ricercatore Cnr-Ise -. Abbiamo scoperto che questo elemento aumenta, all’opposto, la frequenza delle specie di dimensioni maggiori. In città abbiamo per esempio trovato specie in media del 10% più grandi nelle farfalle diurne e del 20% nelle falene notturne, nelle cavallette e nei grilli. Per questi gruppi, in ambiente urbano, a causa della frammentazione degli ambienti idonei, sopravvivono quindi le specie di dimensioni maggiori malgrado l’aumento di temperatura».

«L’effetto di “isola termica” o “isola di calore” che sperimentiamo in molte zone urbane in qualche modo anticipa temperature che in futuro potrebbero registrarsi anche al di fuori delle città», aggiunge Piano.

Anche gli animali a sangue caldo (mammiferi e uccelli), potenzialmente non influenzati da temperature superiori di pochi gradi, subiscono indirettamente gli effetti che il riscaldamento provoca sull’ambiente e sull’ecosistema, a causa della perdita di prede. «Tutti gli animali insettivori, come uccelli e piccoli mammiferi, dovranno investire maggiori energie per ottenere la stessa quantità di cibo catturando un numero maggiore di prede sempre più piccole – conclude Fontaneto -. La ricerca fornisce le basi per elaborare un’adeguata pianificazione urbana e aumentare l’effetto positivo delle aree verdi».

 

(Fonte Cnr)