La cura del territorio, si vuol recuperare il tempo perduto

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Ma coste e assetto idrogeologico non attendono. Ad accendere i riflettori sulla Puglia è l’Agenzia regionale strategica per lo sviluppo ecosostenibile del territorio. Serve al più presto una svolta verso la prevenzione. Si avverte l’assenza di una vera e propria Sezione geologica regionale che possa coordinare tutti i temi legati alla geologia e al rischio sismico con adeguate figure tecniche

La Puglia su 258 comuni ne ha 230 con aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e/o pericolosità idraulica media, particolarmente interessata è l’area del Sub Appennino dauno. Ma anche la costa presenta emergenze dovute alla sua natura geologica come anche gli episodi delle alluvioni, fortunatamente non molto diffuse ma gravemente ignorate.

Ad accendere i riflettori è il convegno «Strategie resilienti di contrasto al dissesto idrogeologico» che si svolge a Bari.

La cura del territorio sta partendo in ritardo in Puglia come anche nel resto d’Italia, ma l’attenzione sta crescendo, come dimostra il programma Stimare (Strategie Innovative per il Monitoraggio e l’Analisi del Rischio Erosione), nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Bologna, realizzato insieme al Politecnico di Bari e finanziato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

L’attività dell’uomo lungo le coste (l’alterazione dei bacini fluviali e del paesaggio, l’estrazione di acqua e idrocarburi dal sottosuolo) finisce inevitabilmente per accelerare i processi di erosione costiera. Allo stesso tempo, i cambiamenti climatici provocano mareggiate sempre più intense e distruttive, l’aumento del livello medio del mare e di conseguenza il progressivo arretramento delle coste. L’attività di Stimare si concentrerà su due luoghi simbolo della Riviera romagnola: Riccione, dove saranno monitorate opere di difesa costiera innovative, e il porto di Cervia, dove si studieranno fenomeni di movimentazione dei sedimenti. In Puglia, invece, al centro dell’attenzione dei ricercatori ci sarà il sito di Margherita di Savoia.

Ora, dicevamo, ad accendere i riflettori sulla Puglia è l’Asset, l’Agenzia regionale strategica per lo sviluppo ecosostenibile del territorio che da gennaio 2018 sostituisce l’Arem (Agenzia regionale per la mobilità della Regione Puglia) ampliandone le funzioni, allargando il suo campo di azione anche ai rischi idrogeologici, alle georisorse è alla cartografia tematica.

Pur considerando di notevole interesse le nuove tematiche per la regione Puglia anche in considerazione dell’agilità di una struttura come Asset, in Puglia si avverte ancora l’assenza di una vera e propria Sezione geologica regionale che possa coordinare tutti i temi legati alla geologia e al rischio sismico con adeguate figure tecniche (geologi, ingegneri, agronomi etc.).

Solo una Sezione regionale può favorire un moderno approccio alle delicate problematiche territoriali in una cornice unitaria di gestione del territorio.

La Sezione potrebbe svolgere anche importante supporto ad altre sezioni regionali coinvolte nella gestione del territorio e sprovviste di adeguate competenze geologiche e Geoambientali.

Invece i tanti problemi geologici arrivano all’attenzione quando sono già emergenze perché è impossibile che i riflettori restino accesi su competenze che vanno dalle politiche riguardanti Opere Pubbliche, pianificazione strategica e assetto del territorio alla Mobilità ed al Trasporto all’edilizia sanitaria.

Ed ancora, si legge sul sito, «altre componenti della mission dell’Agenzia riguardano la gestione e prevenzione dei rischi derivanti da attività industriali, bonifiche ambientali e attività progettuali connesse con la chiusura del ciclo rifiuti e la realizzazione dei relativi impianti di filiera, la programmazione ed attuazione dei lavori pubblici, il loro monitoraggio e la verifica dei progetti in fase di approvazione, costituiscono altre finalità dell’Agenzia a supporto degli obiettivi strategici regionali.

E la prevenzione? i problemi che abbiamo di fronte non sono emergenze improvvise, richiedono interventi complessi e multidisciplinari, si tratta di problematiche che insistono sul territorio causate da decenni e decenni di trascuratezza e che ora, sotto il peso dei cambiamenti climatici, presentano il conto.

Come dimostrano i problemi che si riversano sulle coste e che opportunamente Giuseppe Mastronuzzi, Professore Ordinario Università di Bari, Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali («Pericolosità e vulnerabilità lungo la fascia costiera»), ci dice: «La configurazione della fascia costiera è il risultato di processi che si generano nella litosfera, nella idrosfera e nell’atmosfera. L’interazione fra essi definisce uno spazio fisico mobile a differenti ratei dinamici che è base per le attività della biosfera e quindi anche dell’antroposfera.

«L’affermazione di ambienti diversi (sistemi mobili costieri, alte falesie o coste basse rocciose) biologico con il quale a sua volta deriva dal bilancio fra le masse e fra le energie in gioco. Oggi in un evidente trend di variazioni climatiche e di aumento del livello del mare definiti dalle riunioni Ipcc, condizioni di tettonica locale, rebound isostatico e comportamenti verticali legati al peso del sedimento determinano alla esposizione della fascia costiera globale alla sommersione esaltata dalla acclarata tendenza all’erosione conseguente anche all’elevato impatto antropico diretto ed indiretto sui sistemi di spiaggia ed in particolare sulle dune.

«Con il variare del punto neutro – conclude Mastronuzzi – verso l’interno diventa più profonda la fascia che con il tempo è esposta a fenomeni di inondazione conseguente a sea surge, mareggiate e tsunami».

E ancora più grave è la situazione geologica generale della Puglia, ci dice Mario Parise, Professore Associato Università di Bari, Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali («Indagini e monitoraggio per la riduzione del rischio da sprofondamento») Parise evidenzia la necessità di studi specifici riguardanti le cavità sotterranee e i rapporti con il sovrastante antropizzato, e l’importanza che il monitoraggio del sottosuolo riveste per una regione come la Puglia. E ci precisa che «in una regione quasi interamente carsica come la Puglia il rischio da sprofondamenti (sinkhole, nell’accezione anglosassone) è molto elevato, sia per la diffusa presenza di cavità naturali, di origine carsica, sia per le numerosissime cavità artificiali. Queste ultime, scavate dall’uomo in epoche diverse all’interno degli ammassi rocciosi calcarenitici, caratterizzano vaste aree della regione, e costituiscono l’elemento principale della cosiddetta “civiltà rupestre”. La notevole diffusione di vuoti nel sottosuolo è all’origine di sprofondamenti, che spesso provocano problemi e danni alla società».

Ecco, nella nostra regione abbiamo, e non da ora, eccellenti ricercatori che ci hanno fornito da tempo tutte le chiavi per risolvere i tanti problemi che attendono solo di essere affrontati e risolti.

I. L.