Leggi e meno pesca salvano specie in Usa

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Tartaruga marina, Mark Sullivan/NOAA

Tra le 31 popolazioni studiate, il 78% dei mammiferi marini e il 75% delle tartarughe marine sono aumentati mentre solo il 9% (due popolazioni) di mammiferi marini è diminuito negli anni

Uno recente studio pubblicato sulla rivista scientifica «Plos One» riporta che il numero di balene, lamantini e tartarughe marine presenti nelle acque statunitensi è aumentato notevolmente grazie ad una legge Usa, l’Endangered species act (Esa), finalizzata a proteggere alcune delle specie più in pericolo d’estinzione, tra cui animali marini, fauna selvatica e piante.

Lo studio, intitolato: «I mammiferi marini e le tartarughe marine protetti dalla legge sulle specie in pericolo di estinzione stanno aumentando», è stato realizzato da Abel Valdivia, Shaye Wolf e Kieran Suckling, scienziati del Centro per la diversità biologica.

Complessivamente, il 77% delle popolazioni di mammiferi e tartarughe è aumentato, mentre il 6% è diminuito. Il 16% non aveva una tendenza rilevabile, il che potrebbe indicare una stabilità della popolazione a lungo termine. L’aumento della popolazione mediana, dopo la protezione prevista dalla legge Esa era del 115% per i mammiferi marini e del 980% per le tartarughe marine.

«La legge Esa non solo ha salvato le balene, le tartarughe marine, le lontre marine e i lamantini dall’estinzione, ma ha aumentato drasticamente la loro popolazione, mettendoli saldamente sulla strada del pieno recupero» ha affermato Shaye Wolf, uno scienziato del Centro per la diversità biologica e coautore dello studio.

Alcuni esperti del Centro per la diversità biologica, un’organizzazione non governativa con sede in Arizona, hanno preso questi risultati positivi come prova del fatto che la conservazione delle specie e le leggi sulla pesca possono essere ripagate. Stime precedenti suggeriscono che senza la protezione offerta da questo insieme di leggi, oltre 200 specie sarebbero state spazzate via entro il 2006.

Il team che ha realizzato lo studio ha scoperto che 24 delle popolazioni prese in considerazione che erano cresciute più in abbondanza, provenivano da specie elencate sotto l’Esa per almeno due decenni, suggerendo l’importanza della protezione a lungo termine per queste creature.

Per le grandi balene, come la balena dell’Atlantico del Nord, l’Esa offriva protezione per le specie che erano già gravemente diminuite in seguito a decenni di caccia commerciale.

Ciò ha incluso l’implementazione dei limiti di velocità e alcune restrizioni sull’uso militare degli Stati Uniti dei sonar nei punti caldi delle balene, come le Hawaii e la California meridionale.

Le tartarughe marine hanno beneficiato di severi divieti sulla loro caccia e quella delle loro uova, che in passato erano una delle cause principali del loro declino.

Tuttavia, non tutti gli animali hanno beneficiato delle protezioni dell’Esa, tra cui alcune popolazioni di balene killer, beluga e la foca monaca hawaiana in via di estinzione.

Le uniche specie la cui popolazione è declinata dopo l’entrata in vigore dell’Esa sono la foca monaca hawaiana e la balena killer residente nel sud. Il primo è attualmente in aumento, tuttavia, il secondo continua a diminuire poiché il governo federale non è riuscito a proteggere il loro intero habitat.

«Gli esseri umani spesso distruggono gli ecosistemi marini, ma il nostro studio dimostra che con leggi forti e un’attenta gestione, possiamo anche ripristinarli, facendo apparire i numeri della fauna selvatica» ha continuato Wolf.

 

Cristina Di Leva