Istruzione, e per l’alto potenziale cognitivo Bes o Bfs?

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È necessario che il Comitato fornisca linee-guida capaci di smontare l’appesantimento nell’Istituzione e promuovere la rivoluzione copernicana nell’espletamento della didattica come scienza

Il ministero dell’Istruzione e della Ricerca (Miur) il 27 dicembre del 2012 ha emanato una Direttiva finalizzata alla realizzazione dell’inclusione degli alunni «diversamente abili» nella loro realtà scolastica.

Nell’offrire chiarimenti, anche attraverso il web, il Ministero ha espresso i motivi che dovevano indurre le scuole a riconoscere i Bisogni Educativi Speciali degli alunni (Bes) secondo due tipologie di disagi: quelli fisiologici, biologici e fisici e gli altri psicologici e sociali. In questo quadro il Ministero ha affidato all’autonomia e alla sensibilità delle scuole l’intervento appropriato per allestire i Piani Personalizzati (Ps) al fine di una didattica proporzionata.

Tuttavia rimase fuori contesto la presa d’atto della presenza significativa di alunni con Alto Potenziale Cognitivo (Apc) nelle nostre scuole. C’è voluto un settennio perché la ricerca psicopedagogica e i risultati delle neuroscienze ponessero il Ministero in una nuova necessità di intervento: ciò si è verificato, finalmente, con l’emanazione della direttiva del 15 novembre del 2018 con cui il dicastero ha costituito il Comitato tecnico nazionale per la tutela del diritto allo studio di alunni e studenti ad alto potenziale intellettivo; attenzione! a cui estendere l’applicazione del Bes.

Così il 29 e 30 marzo nel Congresso internazionale sulla Plusdotazione tenutosi a Pavia e organizzato dal LabTalento dell’Università della stessa città, si è vantato il passo in avanti del nostro Ministero con la partecipazione autorevole della direttrice del Laboratorio, prof.ssa Zanetti, l’incaricata dal Ministero di offrire le linee guida al Comitato, un compito da lei già assolto il 13 dicembre del 2018.

Ci sono aspetti che desideriamo sottolineare che sollecitano le considerazioni del pedagogista. Prima di tutto la determinazione di poter procedere nell’espletamento dei piani didattici senza la necessità di dover ricorrere a documenti clinici che sanciscano la perplessità del «caso», come specificato dal Ministero con la disposizione del 27 dicembre del 2012. In tal senso uscire dalla concezione del morbo e rientrare in quella della pura didattica ci sembra quanto mai opportuno, soprattutto se riferita ai Gifted Children (quanti vantano plusdotazione cognitiva). È stato molto diffuso il concetto che questi alunni fossero dei disabili caratteriali, soggetti di disturbo e bisognosi di sostegno!

La ricerca ha illuminato e capovolto la situazione. Però le iniziative governative suscitano altre perplessità che vanno ridiscusse perché l’innovazione risulti piena e risolutiva.

Il progetto didattico non può essere ritenuto strumento adatto solo nei casi del disagio. Oggi, la scienza didattica viaggia su altre dimensioni: ogni discente, soggetto di diritto nella sua formazione ed evoluzione, necessita del «suo» progetto di crescita e di sviluppo, di motivazione e di progresso socio-culturale. Questa è la norma, e non il programma, inteso come piano generalizzato e asettico. Quanto al senso di «normale» rimandiamo all’approfondimento sul prossimo numero del Trimestrale di questo Sito.

In secondo luogo se gli alunni Gifted sono nella «loro» norma perché li si indica come soggetti a cui estendere il Bes? Il fatto stesso di includerli tra gli aventi bisogno di tale intervento didattico (come lo sono gli affetti da disagio) rafforzerebbe l’idea di quegli insegnanti che a torto hanno giudicato «non-nella-norma» gli alunni con Apc.

In terzo luogo una domanda: perché il ministero indica l’Api (Alto potenziale intellettivo) mentre la ricerca e la casistica derivante lo definisce Apc (Alto potenziale cognitivo)? Allora c’è differenza tra intellettivo e cognitivo visto che il Ministero preferisce il suo aggettivo e non quello della ricerca e del conseguente uso linguistico!

La cosa merita un approfondimento. Il Vocabolario della Lingua italiana Treccani ci offre le definizioni dei termini intellettivo e cognitivo; confrontiamole:

  • intellettivo: riguarda la capacità di intendere; derivante da intelletto, che è la facoltà di ragionare e utilizzare le idee
  • cognitivo: si riferisce ai processi implicati nella conoscenza: percezione, immaginazione, memoria, tutte le forme di ragionamento. Tutto ciò inteso come guida nel comportamento

Non può esserci dubbio che la ricerca scientifica sui Gifted doveva optare per il secondo termine; non perché lo indicasse la Treccani ma perché lo studio dei comportamenti dei bambini e ragazzi con il «dono» rivela tutto il loro mondo del comportamento. In esso il viaggio esistenziale, dall’approdo delle percezioni alle emozioni e ai reattivi intellettuali e sociali, spiega il senso di facoltà impiegate con autogestione sentimentale, razionale e di socializzazione che impegna gli adulti a rendersene conto e a gestire le relazioni con prudenza e creatività. Se si verificano casi di disagio è perché non è riconosciuto il loro modo di «essere e stare dentro le cose», di partecipazione originale, di creatività sottesa e di senso dell’altro percepito non in sintonia.

Se così stanno le cose noi speriamo che il Comitato fornisca linee-guida capaci di smontare l’appesantimento nell’Istituzione e promuovere la rivoluzione copernicana nell’espletamento della didattica come scienza.

Una controproposta: per i Gifteld è necessario meno Bes e invece per i docenti è indispensabile più Bfsi (piano per i Bisogni Formativi Speciali degli Insegnanti).

In altri termini, se si offrono agli insegnanti conoscenze profonde e strumenti adeguati per il rilevamento dei bisogni troveranno nel loro bagaglio la ricchezza dell’iniziativa efficace, la sensibilità del rapporto, la creatività di laboratorialità diffusa e occasioni di sviluppo nella didattica come rapporto tra intelligenze, alla luce dei risultati della scienza.

Francesco Sofia, Pedagogista, Socio onorario dell’Ass. naz. dei Pedagogisti italiani