5G, perché un salto nel buio?

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5G cellulare onde elettromagnetiche

Molte sono le voci autorevoli che si levano contro. I medici ambientali prendono decisamente le distanze e non sono soli. Non possiamo provare a riflettere un po’? Anzi di più, perché non prendiamo l’iniziativa e rifiutiamo l’acquisto e lo strapotere dei gestori telefonici? Noi valiamo e, soprattutto, contiamo ed il potere è nelle nostre mani.

Installato in poche città pilota la tecnologia 5G inizierà a breve ad entrare in funzione, mentre dall’anno prossimo potranno usufruirne tutti gli italiani.

Non sono molte le voci di contrasto e, fra l’altro, saranno presto sommerse dalla pubblicità che ha già iniziato a martellare in tv. Il passaggio successivo, secondo un film già visto, sarà l’accusa ai soliti ambientalisti che sanno dire solo no.

Solo che questa volta molte sono le voci autorevoli che si levano contro.

Il dott. Agostino Di Ciaula, dell’Isde (International Society of Doctors for the Environment) sta conducendo una battaglia senza quartiere scrivendo, partecipando ad incontri e convegni e sulla sua pagina Facebook.

In un recente post ha segnalato che il prof. Esra Neufeld che lavora a Zurigo, ha pubblicato oltre 70 lavori su riviste internazionali sugli effetti delle radiofrequenze e le sue pubblicazioni sono state citate oltre 1.900 volte da altri Autori. «Dunque — scrive — una riconosciuta autorità nel suo settore di ricerca». E citando una sua ultima pubblicazione, sottolinea che «ha dimostrato l’inadeguatezza dei limiti vigenti e che l’esposizione alle frequenze del 5G (oltre 10GHz) “tollerate dall’Icnirp” (e quindi dai limiti utilizzati a livello internazionale) “possono indurre danno tissutale permanente anche dopo brevi esposizioni”. Secondo i suoi risultati i limiti vigenti “richiedono un’urgente revisione”. Questi risultati si riferiscono ai soli effetti termici (innalzamento della temperatura cutanea), gli unici considerati dagli attuali limiti di legge, che sono inadeguati anche perché ignorano completamente gli effetti biologici delle esposizioni croniche (danni all’espressione genica, stress ossidativo, danno di membrana etc.).

«Ho scritto — continua Di Ciaula — al prof. Neufeld chiedendogli se, secondo lui, un adeguamento dei limiti Icnirp che tenesse conto dei suoi risultati fosse comunque sicuro proprio alla luce dei possibili effetti biologici. Nella sua risposta confermava i miei timori dichiarando che sono necessari ulteriori studi e che il suo gruppo sta seguendo questa strada con sperimentazioni in corso e altre ancora da pianificare. Un’ulteriore dimostrazione del salto nel buio che il nostro Paese insieme ad altri sta compiendo, procedendo con decisione ma con incoscienza assoluta verso un incremento esponenziale delle esposizioni e con limiti di legge palesemente inadeguati, che non ci tutelano. Tutto solo per fare cassa con la vendita delle frequenze e per compiacere le esigenze non degli italiani ma degli operatori di telefonia».

In un altro post il dott. Di Ciaula sottolinea: «Spesso il dibattito sul 5G è volutamente distorto dal “cancrocentrismo” e questo può essere fuorviante, soprattutto se si riflette sui rischi in età pediatrica. Dal punto di vista epidemiologico il cancro è forse il minore dei problemi, seppur grave. Molto più frequente potrebbe essere la possibilità di conseguenze più subdole ma meglio documentate, come quelle neurologiche e riproduttive. Queste non portano alla morte ma hanno un peso sanitario e sociale elevatissimo, specie se iniziano a manifestarsi in età pediatrica. Nella slide sono mostrati gli effetti dell’esposizione di ratti a 2,45 GHz per 2 ore al giorno per 40 giorni. La fase ora in corso dell’implementazione del 5G prevede, prima di arrivare all’utilizzo di frequenze superiori a 20GHz (probabilmente entro il prossimo anno), l’utilizzo nell’infrastruttura 5G delle frequenze 2,6 GHz e 3,7 GHz.

ratti 5g«Non siamo ratti ma il nostro sistema nervoso è funzionalmente molto simile al loro, pur essendo molto più complesso. L’area encefalica sulla quale sono stati dimostrati gli effetti mostrati nella slide è la stessa sulla quale agiscono, soprattutto nei bambini, molti pesticidi e, in parte, l’inquinamento atmosferico, generando una potenziale sinergia negativa e estremamente preoccupante. Il rischio è quello di ridurre le capacità intellettive che consentirebbero alle future generazioni di risolvere i problemi che noi gli stiamo causando. Come i ratti di questo studio non potremo scappare dalle nostre gabbie per evitare l’esposizione, considerata la capillare proliferazione di microripetitori e l’obiettivo del milione di devices connessi al 5G per ogni Km2. C’è la possibilità che queste siano solo inutili e orrende fantasie allarmistiche anche se, purtroppo, basate su solide evidenze scientifiche. Il problema è che non ci sarà la possibilità di verificarle o smentirle perché l’implementazione è già in atto e la gestione monopolistica del Mise non ci ha concesso gli strumenti adeguati per valutare questi aspetti. Questo è ciò che si chiede: non una crociata contro il 5G ma, semplicemente, l’essere messi in condizione di tutelare al meglio la salute pubblica in termini di monitoraggio, di riduzione delle esposizioni, di tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione, di rispetto delle evidenze scientifiche disponibili».

Non possiamo provare a riflettere un po’? Anzi di più, perché non prendiamo l’iniziativa e rifiutiamo l’acquisto e lo strapotere dei gestori telefonici? Noi valiamo e, soprattutto, contiamo ed il potere è nelle nostre mani.

 

R. V. G.