E in tante piazze migliaia di Greta

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Foto dal post di Raffaele Pugliese
Un momento della manifestazione di Milano. Foto dal post di Raffaele Pugliese

Perché a dire che il clima cambia e che lo scenario che si apre sul nostro futuro è grave non sono solo ragazzi che oggi non sono andati a scuola perché giustificati da una circolare emanata dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca della Repubblica italiana ma 104 Autori, 36 Paesi, 6.981 Pubblicazioni, 31.176 Commenti di esperti. Sono questi infatti i numeri del Rapporto Speciale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) su Oceano e Criosfera in un clima che cambia

E parte la grande ondata di ragazzi che tornano in piazza in tutto il mondo e in 160 città italiane, per il terzo Sciopero globale del clima, dopo quelli del 15 marzo e del 24 maggio. Lo sciopero arriva a conclusione della #WeekForFuture, la settimana di manifestazioni per il clima indetta da Fridays For Future in tutto il mondo.

Milioni di ragazzi per le strade per rivendicare il loro futuro e la fine dell’era dei combustibili fossili, cancro della crisi climatica globale.

Perché a dire che il clima cambia e che lo scenario che si apre sul nostro futuro è grave non sono solo ragazzi che oggi non sono andati a scuola perché giustificati da una circolare emanata dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca della Repubblica italiana ma 104 Autori, 36 Paesi, 6.981 Pubblicazioni, 31.176 Commenti di esperti. Sono questi infatti i numeri del Rapporto Speciale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) su Oceano e Criosfera in un clima che cambia.

L’ultimo Rapporto dell’Ipcc evidenzia l’urgenza di dare priorità in maniera tempestiva ad azioni coordinate e ambiziose per affrontare cambiamenti persistenti e senza precedenti che riguardano l’oceano e la criosfera. Il rapporto rileva i benefici per lo sviluppo sostenibile di un adattamento ambizioso ed efficace e, per contro, i crescenti costi e rischi di un’azione ritardata. L’oceano e la criosfera giocano un ruolo fondamentale per la vita sulla terra. 670 milioni di persone nelle regioni di alta montagna e 680 milioni di persone nelle zone costiere dipendono direttamente da questi sistemi. 4 milioni di persone vivono permanentemente nella regione artica, e gli Stati in via di sviluppo delle piccole isole ospitano 65 milioni di abitanti.

A causa delle emissioni di gas serra presenti e passate, il riscaldamento globale ha già raggiunto 1°C sopra i livelli pre-industriali. Esistono prove schiaccianti del fatto che questa situazione stia provocando gravi conseguenze per gli ecosistemi e per le persone. L’oceano è più caldo, più acido e meno prolifico. La fusione dei ghiacciai e delle calotte polari stanno provocando innalzamento del livello del mare, ed eventi estremi sulle aree costiere stanno diventando sempre più intensi.

E in Italia si sta proprio in questi giorni assistendo allo scioglimento del ghiacciaio di Planpincieux, sul massiccio del Monte Bianco, che rischia di crollare sulla Val Ferret, sopra Courmayeur.

Per monitorare il ghiacciaio è stato installato un radar che lo sorveglierà in tempo reale, 24 ore su 24, tecnologia che, fornita dal Dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio della Regione Valle d’Aosta e in collaborazione con la Fondazione montagna sicura, potrà funzionare anche in condizioni di scarsa visibilità e integrerà l’attuale monitoraggio fotografico non progettato per essere un sistema di allerta.

E mentre il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, con forza ricorda che i «decisori» del presente devono proiettarsi al domani nel legiferare perché il modus operandi che vuole pensare solo all’oggi sta distruggendo il Pianeta, il cambiamento climatico miete vittime ogni giorno nelle aree più povere della Terra, Paesi che ricevono meno di 1 centesimo di dollaro al giorno in aiuti e finanziamenti diretti a ridurre l’impatto della crisi climatica globale (Rapporto Oxfam).

Elsa Sciancalepore